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Vittorie, entusiasmo e un Tanque che sembra rinato: è il capolavoro di Reja fotogallery

Il nostro Alberto Porfidia analizza il brillantissimo momento dei nerazzurri, reduci dal trionfo di Roma e dalla bella vittoria sul Palermo

Si può parlare ancora di salvezza, a 24 punti dopo 15 giornate, subito a tre passi dalle grandi? Evidentemente no.

L’ultimo botto, quello col Palermo, va all’archivio non certo come un evento, ma come la normalità. Ed è questo che sorprende soprattutto: alla fine il 3-0 è quasi stretto, è facile, per un’Atalanta che gioca in scioltezza e ha di fronte una squadra che se non correrà ai ripari al mercato di gennaio rischia grosso. Problemi loro, certo.

Per fortuna, perché se ci voltiamo e torniamo indietro di un anno, scopriamo che allora era l’Atalanta in una situazione simile, con 14 punti dopo la sconfitta per 3-0 sul campo della Lazio, alle spalle il Chievo e il Cagliari terzultimo, a due sole lunghezze dai nerazzurri. Da allora è cambiata mezza squadra: c’erano in campo Benalouane, Stendardo, Del Grosso, Migliaccio, Carmona, Rolando Bianchi. In panchina il Papu Gomez e Grassi, mentre Pinilla giocava ancora nel Genoa. Il Palermo aveva 21 punti, a 24 c’erano Milan e Napoli e valeva il sesto posto, lontane dalla capolista Juventus (36) e dalla Roma (35). E’ migliorata tantissimo l’Inter che aveva 20 punti (più 13) e infatti adesso è in testa, ha scalato la Fiorentina (più 9) dall’ottavo al secondo posto. Sono invece crollate il Verona (meno 11), la Sampdoria (meno 10), la Lazio (meno 7).

Ma dopo l’Inter, la squadra che si è trasformata più di tutte è proprio l’Atalanta: dieci punti in più e un balzo dal quindicesimo posto a un passo dalla zona Europa. Tanto per dire.

L’anno scorso alla sedicesima giornata l’Atalanta pareggiava in casa col Palermo, rimontando dall’1-3 al 3-3 con gol di Moralez e doppietta di Denis. Ecco, chi si rivede: quel Tanque che sembra rinato, un gol-quasi due contando la rete annullata nel finale e tanto lavoro per la squadra. Sereno, tonico, preciso.

Cosa sarà successo? Reja l’ha spiegato bene: “Denis rispetto a qualche settimana fa è cresciuto di condizione e poi l’assenza di Pinilla gli ha dato più serenità”, ha rivelato l’allenatore. “German ha bisogno di sentirsi importante e abbiamo visto come ha giocato, come ha attaccato e anche difeso, perché se non prendiamo gol è anche merito del lavoro che tutti fanno, a cominciare dagli attaccanti”.

Lui, “l’allenatore col sorriso” come l’aveva definito qualche giorno fa Igor Budan, ti spiega la settima vittoria (quinta in casa) con molta serenità, ammettendo anche che la sua squadra non ha giocato benissimo. E ha vinto 3-0… quasi un risultato normale e ci stavano anche uno o due gol in più, contro questo povero Palermo.

Reja non si preoccupa che certi entusiasmi possano anche far male e nello stesso tempo assicura tutti: non è nel carattere suo e dei suoi giocatori sentirsi già arrivati, gioca chi è in condizione e deve dimostrarlo fin dal primo allenamento. Tu chiamale, se vuoi, motivazioni.

Il “giovane-vecchio” Edy Reja predica intensità e ci sembra di tornare indietro trent’anni e risentire le urla di Sonetti, per spronare la sua Atalanta. Che aveva un grande entusiasmo, sospinta a volte anche da quarantamila spettatori a riempire lo stadio, di nuovo in A dopo anni grigi.

Dall’Atalanta di Stromberg a quella di Denis e poi di Pinilla, poi Gomez e ancora il Tanque… oggi c’è forse più qualità e l’Atalanta se la può giocare con chiunque, o quasi. Merito, molto, di chi guida questa squadra, perché Reja, arrivato quasi alla chetichella a Bergamo, sta entusiasmando per gioco e risultati e gestendo con abilità un gruppo dove gli assenti non hanno sempre ragione e anche l’anima bergamasca (leggi Raimondi) ha la sua importanza.

E un applauso ancora a chi (Sartori) ha portato a Bergamo de Roon: se lo meritava un gol, il maratoneta rubapalloni. Lui ha messo il turbo, a questa Atalanta che ci stupirà ancora.

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