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Omicidio di Vaprio: restano in carcere 3 fermati, potrebbero essere complici

Rimangono in carcere i tre albanesi sospettati di essere i complici di Gjergj Gjonj, il 22enne ucciso durante un tentativo di furto a Vaprio d'Adda lo scorso 20 ottobre: nelle intercettazioni la necessità di rimpiazzare il loro connazionale, a loro carico altri 6 colpi nella Bergamasca.

Non hanno risposto alle domande del gip Alberto Viti i tre cittadini albanesi fermati a Canonica d’Adda accusati di furto e ai quali gli inquirenti milanesi sono arrivati tramite intercettazioni telefoniche messe in atto nell’ambito dell’inchiesta sulla morte di Gjergj Gjonj, il loro connazionale ucciso a Vaprio d’Adda dopo essersi introdotto nell’abitazione del pensionato 65enne Francesco Sicignano: Aleksander Doda, 32enne domiciliato a Fara Gera d’Adda, Marko Guraleci, 26 anni di Canonica e Simon Bushi, 25enne domiciliato a Dalmine, rimangono così in carcere per il pericolo di fuga.

Alberto Nobili e Antonio Pastore, i pm milanesi che stanno coordinando l’indagine, sospettano che i tre fermati possano essere coinvolti nel tentato colpo costato la vita a Gjonj: grazie a delle microspie piazzate su una vettura durante il funerale del 22enne, gli inquirenti sono riusciti ad intercettare conversazioni molto sospette, in cui i riferimenti alla tragedia del 20 ottobre scorso erano piuttosto espliciti.

Un passaggio, in particolare, ha fatto capire che la strada intrapresa fosse quella giusta: uno degli arrestati parla di Gjonj, dicendosi dispiaciuto dell’accaduto ma anche consapevole della necessità di “rimpiazzarlo”.

Per ora in mano ai carabinieri non ci sono elementi certi che possano far pensare che i tre fossero i complici del furto di Vaprio d’Adda, quelli che lo stesso Sicignano e alcuni vicini di casa dissero di aver visto fuggire dopo gli spari, ma a carico dei tre rimangono altri sei colpi, portati a termine l’8 novembre a Trezzo, l’11 a Mozzo, il 12 a Boltiere, il 13 a Pontirolo Nuovo e a Curno, il 16 a Fara Gera d’Adda.

Per competenza, tutti gli atti sono stati ora trasferiti alla Procura di Milano che proseguirà le indagini a carico dei tre fermati.  

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