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Omicidio a colpi di machete, tre fratelli in manette: il video dell’esecuzione

Mouhsin, Sahli e Imad Dahak sono stati arrestati dai carabinieri della compagnia di Treviglio per l'omicidio di Mohammed El Khoumam e per il tentato omicidio del fratello Otman: un regolamento di conti nell'ambito dello spaccio di droga portato a termine con una violenza inaudita.

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Sono tre fratelli marocchini tra i 21 e i 31 anni, tutti pregiudicati e tutti ritenuti gli esecutori materiali dell’omicidio del connazionale Mohammed El Khoumam e del tentato omicidio del fratello Otman El Khoumam l’11 novembre scorso a Zingonia: nella prima mattinata di giovedì 3 dicembre i carabinieri della Compagnia di Treviglio hanno arrestato Mouhsin Dahak, classe 1994, Sahli Dahak, 1984, e Imad Dahak, 1987, i primi due a Villa d’Adda e il terzo a Dovera, in provincia di Cremona.

Omicidio Zingonia

Un azione studiata, coordinata, un concorso in omicidio al quale ha partecipato anche un quarto loro connazionale, il 15enne che due giorni dopo il delitto si era costituito accusandosi di essere l’unico responsabile: senza fissa dimora, mai sottoposto a nessuna identificazione, e, a quanto pare, nemmeno realmente minorenne.

La ferocia con la quale hanno portato a termine il delitto è tutta in un video diffuso dai carabinieri: ciò che non si vede è l’antefatto, ovvero uno scambio di sguardi minacciosi tra il quindicenne che si è costituito e il fratello della vittima al bar Marrakech, in piazza Affari a Verdellino. Sguardi che diventano discussione, poi colluttazione: venti minuti più tardi, e dopo il passaggio da un garage per recuperare le armi, si passerà a pistole, sciabole e machete.

Fin da subito è stato chiaro che l’ambito in cui andavano cercate le ragioni dell’esecuzione fosse quello dello spaccio di droga: gli inquirenti non si sbilanciano, le due fazioni contrapposte probabilmente trattavano anche tipi differenti di stupefacenti ma forse un’invasione di campo potrebbe aver originato il tutto. La figura di collegamento tra le due famiglie potrebbe essere quella del presunto quindicenne: le forze dell’ordine lo ritengono legato alle vittime, probabilmente spacciava per loro, ma quella sera era “ospite” dei tre fratelli arrestati.

Il fatto che l’omicidio sia avvenuto in pieno centro, in un orario in cui la zona è piuttosto affollata e a pochi passa dalla stazione dei carabinieri fa capire quanto spregiudicati fossero gli assassini. Ma non solo: i carabinieri li avevano praticamente a portata di manette già a due ore dal delitto ma hanno dovuto attendere l’ordinanza del Gip e seguendo i loro spostamenti e il loro comportamento per quasi un mese hanno capito che non si trattava nemmeno di sprovveduti.

Si erano resi irreperibili con movimenti studiati, basi logistiche, agganci e appoggi da parte di connazionali, comunicazioni tramite cellulare ridotte all’osso, grande attenzione in ogni singolo spostamento, mai condotto in modo banale, e avevano mandato in avance coperta il quindicenne per la confessione: una latitanza vera e propria, impossibile da condurre in solitaria o senza disponibilità economiche, che è finita nella mattinata di giovedì 3 dicembre mentre nel tardo pomeriggio sono state recuperate anche le armi utilizzate, ad eccezione della pistola, occultate in un campo vicino alle quattro torri a Zingonia.

Gli arrestati erano tutti schedati e fotosegnalati, grazie al costante e prezioso lavoro della stazione di Zingonia che, con i suoi uomini, è riuscita ad individuare ed entrare nel condominio dove si rifugiavano i tre fratelli prima della fuga: ciò che rammarica le forze dell’ordine è invece la reazione della popolazione, che ben conosceva i tre per la loro frequentazione del cosiddetto “bar dei cinesi” e che nella maggior parte dei casi ha preferito girare lo sguardo piuttosto che denunciare.  

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