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Sindacati in crisi, la Cisl di Bergamo regge coi servizi: operativa e poco ideologica

Una ricerca Ipsos restituisce l'immagine e il giudizio sui sindacati e la loro capacità di interagire con la società: alla Cisl di Bergamo vengono riconosciuti equilibrio, senso di responsabilità, disponibilità a collaborare con gli attori del territorio, pragmatismo.

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In un clima tutt’altro che favorevole al sindacato, la Cisl di Bergamo riesce a ritagliarsi una posizione di rilievo e un ruolo molto importante sul territorio: è questo ciò che emerge dalla ricerca che la Ipsos di Nando Pagnoncelli ha realizzato sull’immagine e il giudizio sui sindacati e la loro capacità di interagire con la società.

Rircerca Ipsos Cisl

Per tracciare il profilo della Cisl di Bergamo, Ipsos ha incontrato e intervistato un migliaio di persone, tra opinion leader individuati tra i rappresentanti delle maggiori organizzazioni della società, delegati, lavoratori, immigrati, iscritti e cittadini in genere.

“Un sondaggio che abbiamo commissionato per aiutarci a definire le strade per la rappresentanza del futuro. Il risultato ci restituisce alcuni punti di forza, come il grande riconoscimento territoriale e un forte collegamento con quadri e delegati che andrà rafforzato ulteriormente. Ciò che non va è invece la nota debolezza nel rappresentare e interpretare i nuovi lavori e i giovani lavoratori. Il tema sul quale dobbiamo lavorare è come legare le istanze sempre più soggettive da parte del mondo del lavoro con la rappresentanza collettiva e per farlo saranno opportuni nuovi investimenti”.

Dalla rilevazione è emerso come la popolazione valuti l’operato del sindacato in modo positivo o molto positivo nel 35% dei casi, percentuale che nel caso specifico della Cisl sale al 37% (35% per Cgil, 25% per Uil).

Secondo il campione dei cittadini il compito primo del sindacato dovrebbe essere la lotta al precariato (24%) mentre secondo gli iscritti è la questione dei rinnovi contrattuali (24%). Allo stesso modo popolazione e iscritti si dividono sul problema più urgente per migliorare la propria condizione lavorativa: livello dello stipendio per la prima, tipologia di contratto per i secondi.

Nella maggior parte dei casi per risolvere alcuni dei problemi più sentiti, come il livello dello stipendio, la tipologia di contratto, la crescita professionale, i ritmi di lavoro e il rapporto con i superiori, l’azienda e i vertici della società sono ancora le figure a cui gli occupati fanno riferimento più spesso, con il sindacato relegato a posizioni più defilate, a volte anche dopo i colleghi di lavoro o la soluzione individuale. Anche tra gli iscritti al sindacato, però, rimane lo stesso rapporto di forza: le organizzazioni sindacali vengono indicate come soluzione al problema solo relativamente al livello di stipendio.

“In uno scenario complessivo non favorevole al sindacato, la Cisl, e in particolare quella di Bergamo, riesce ad avere un ruolo molto importante – commenta Nando Pagnoncelli -: la sua capacità di essere sindacato a bassa intensità ideologica e ad alta intensità operativa favorisce l’avvicinamento e l’apprezzamento da parte dei lavoratori. L’erogazione di servizi che alcuni considerano una sorta di deriva del sindacato rappresentano invece il punto da cui ripartire: c’è ancora fiducia nel ruolo del sindacato anche se si è ridotta molto rispetto agli anni passati”.

Ed è proprio quest’ultimo uno degli elementi più interessanti della ricerca: nell’ultimo anno il 43% della popolazione e l’83% degli iscritti hanno avuto almeno un contatto con il sindacato soprattutto grazie a Caf e Patronato. Al primo si rivolge il 26% della popolazione e il 42% degli iscritti, al secondo le percentuali scendono rispettivamente all’11 e al 26%. A rivolgersi al sindacato sono soprattutto lavoratori dipendenti, pensionati e disoccupati e la stragrande maggioranza esprime un giudizio molto positivo: abbastanza o molto soddisfatto l’85% di chi si è rivolto al Caf, l’89% di chi si è rivolto al Patronato, il 58% di chi ha avuto una vertenza individuale e il 48% di chi ha avuto una vertenza collettiva.

“La ricerca conferma le cose che noi abbiamo analizzato nelle nostre assemblee organizzative – spiega il segretario generale della Cisl Annamaria Furlan – Nei dibattiti abbiamo coinvolto delegati, giovani e anziani perchè c’è bisogno di cambiamento. La Cisl ha individuato alcuni filoni di azione: centralità del territorio e del luogo di lavoro come soggettualità sindacale. E’ dove si incontrano gli iscritti e dove c’è contrattazione che dobbiamo rafforzare il nostro sindacato”.

Se la Cisl vive le stesse contraddizioni e difficoltà del sindacato in generale – sottolinea l’Ipsos – ha almeno due carte a suo favore: la maggiore adesione al modello bergamasco, tratto da consolidare e rafforzare proprio in uno spirito di servizio, e il pragmatismo, sindacato non ideologico, molto declinato sulla concretezza e quotidianità, capace di adattarsi ai cambiamenti.

“Un sindacato a bassa intensità ideologica e ad alta intensità operativa – è la conclusione dell’Ipsos – Su queste caratteristiche la Cisl bergamasca, anche svecchiando i propri strumenti di comunicazione, può allargare il proprio rapporto con la comunità e con i lavoratori”.

Consulta la ricerca completa:

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