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Messi o Cristiano Ronaldo? Il nostro Pallone d’oro si chiama Alejandro Gomez

Anche Alberto Porfidia celebra lo straordinario momento del Papu dopo l'impresa dell'Olimpico di Roma, dove i nerazzurri sono tornati a vincere 16 anni dopo l'ultima volta.

Visto che da qui all’11 gennaio dell’anno prossimo, 2016, i quotidiani sportivi e le tv insisteranno fino alla noia a chiedere ai tifosi: chi secondo voi vincerà il Pallone d’oro? Il derby è sempre quello, Messi o Cristiano Ronaldo, Cristiano Ronaldo o Messi. Il portoghese vincitore delle ultime due edizioni, l’argentino delle tre precedenti.

Ecco, noi invece per il Pallone d’oro nerazzurro abbiamo già un nome, a cinque giornate dalla fine del girone di andata: Alejandro Dario (con l’accento sulla i) Gomez detto Papu. Sì, il nerazzurro numero dieci, proprio come Messi, anche se in comune con il Fenomeno del Barça il nostro ha la bandiera argentina e poco altro: è anche un anno più giovane di Leo, mentre ha tre anni meno di Cristiano Ronaldo. Poi fermiamoci qui. No, anzi: se la Roma ha vissuto un altro incubo, dopo la disfatta di Barcellona, è proprio perché ha trovato sulla sua strada un talento che sembrava perso o uscito dai radar del calcio che conta, quando due anni fa si era trasferito in Ucraina. Invece Gomez è tornato e oggi è rinato, ha segnato già quattro gol in 14 partite, tanti quanti ne aveva fatti nei suoi primi due anni al Catania ed è a metà strada rispetto al record delle otto reti realizzate nella stagione 2012-2013 con i siciliani.

Uno spettacolo a vederlo, chiedete anche a Florenzi, che poteva essere il pericolo numero uno per l’Atalanta all’Olimpico e invece ha dovuto preoccuparsi soprattutto di contenere il Papu. Ma non è riuscito a evitare che segnasse un gol bellissimo, da vedere e rivedere.

Pronti, ripartenza e via.

Già che c’era, ha fatto felice anche il Tanque, procurandosi un rigore, così anche Denis ha potuto contribuire alla causa timbrando il gol numero 54 della sua storia atalantina, al quarto posto assoluto (assieme al danese Paul Rasmussen), dietro a Nane Bassetto (57 gol), Severo Cominelli (62) e Cristiano Doni (112).

Intendiamoci. Non ha giocato da solo, Gomez. Però lui ha il grande dono di saper tradurre quel che l’Atalanta vorrebbe. A Milano bella e basta, ma il pareggino faceva felice Mihajlovic e i milanisti, mentre i nerazzurri si erano dovuti accontentare. A Roma il sorprendente cambio di passo.

Ecco perché il calcio è bello. Perché è imprevedibile: quanti si erano stupiti per il pareggio del Frosinone allo Stadium sul campo della Juve? Forse gli stessi che ora restano increduli di fronte alla vittoria dell’Atalanta, a Roma.

Missione impossibile? Chi l’ha detto. Lo stesso Bonacina, che avevamo sentito qualche giorno fa, l’ex che in maglia giallorosa aveva fatto gol alla sua Atalanta (ma poi era finita 1-1) invitava a provarci, ad attaccare una Roma scossa dopo l’imbarcata catalana. E infatti. Nerazzurri spavaldi con il Papu a far ammattire gli uomini di Garcia.

Una garanzia, Gomez: se segna lui hai già i tre punti in banca, così è successo contro Frosinone (2-0), Carpi (3-0), Lazio (2-1) e ora contro la Roma (2-0). Vogliamo dire che il Papu è il valore aggiunto, il fiore all’occhiello di questa Atalanta che viaggia a ritmi europei? E speriamo davvero che non ce lo portino via a gennaio…

Poi, se proprio vogliamo trovare il cavillo, forse nella girandola delle sostituzioni Reja avrebbe potuto cambiare qualcun altro, per evitare di finire la partita in nove. Ma non era nemmeno facile, tanti erano gli ammoniti a rischio del cartellino rosso (e consoliamoci: al Palermo domenica mancherà Vazquez).

Piuttosto il tecnico friulano ha dimostrato di saper conoscere bene l’ambiente e i suoi avversari, neanche se fosse un derby da laziale: la Roma colpita e affondata dall’Atalanta, chi se la sarebbe sognata? Eppure Reja ha mischiato le carte e ha avuto ragione, confermando Cigarini, Denis, Raimondi. E la squadra che sembrava fuori condizione con il Toro ha dato una lezione di gambe e di cuore a una Roma senz’anima.

Strano, no? Tra Milano, Torino e Roma la partita più complicata sembrava proprio quella dell’Olimpico, una missione impossibile o quasi. Invece l’Atalanta ha sfiorato la vittoria a San Siro, ha ceduto al Toro ed è andata a conquistare Roma, quando nessuno o ben pochi le avrebbero dato una chance.

Merito di Gomez, certo. Non solo lui. Reja ha saputo dare un gioco entusiasmante e un equilibrio ai nerazzurri, perché senza equilibrio non vai tanto lontano, soprattutto in un campionato che non perdona nulla come la serie A.

In copertina c’è l’Atalanta argentina, Gomez e Maxi la fanno volare. Ma ricordiamoci anche che se il signor Sportiello, sempre tra i migliori, è rimasto anche questa volta imbattuto, come a Empoli dove l’Atalanta aveva vinto per la prima volta in trasferta e sul campo del Milan, ecco se la porta nerazzurra è rimasta chiusa a chiave dobbiamo ringraziare anche un “ex” argentino, già tre volte azzurro: Gabriel Paletta. Sicuro e autoritario nei suoi interventi, un muro in difesa. Non vogliamo scomodare Thiago Silva, paragone troppo impegnativo, ma restando alla storia nerazzurra ci viene in mente un certo Paolo Montero, difensore dai piedi buoni e abbiamo visto che fior di carriera ha fatto, anche con la Juventus.

Insomma, se l’Atalanta va a… Paletta grazie ai gol di Gomez, lo deve anche al suo numero 29.

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