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Da Bergamo a Roma per il contratto: pubblico impiego e scuola in piazza

Due pullman di lavoratori del Pubblico impiego e della Scuola sono partiti da Bergamo in direzione della capitale per chiedere il rinnovo del contratto congelato da sei anni: “La mancia che il governo intende darci è lontana da quei 150 euro al mese che noi chiediamo”.

Sindacati in piazza per il rinnovo del contratto del pubblico impiego congelato da sei anni. Bandiere, fischietti, tamburi, il colore non manca ma lo slogan è unico: “Contratto subito per scuola, sanità, servizi pubblici locali, sicurezza, università e ricerca e privato sociale”.

Anche da Bergamo una nutrita partecipazione con la CISL che ha riempito due pullman con i lavoratori del Pubblico impiego e della Scuola.

“Vogliamo un contratto che aumenti il salario. La mancia che il governo intende darci è lontana da quei 150 euro al mese che noi chiediamo se consideriamo che in questi sei anni i lavoratori hanno perso 4.800 euro – ha detto Mario Gatti, segretario generale di Bergamo della CISL FP -. È chiara la volontà dell’esecutivo di non voler fare il contratto visto che hanno recuperato altre risorse su nuovi capitoli tranne che su quelli del pubblico impiego. Saranno i cittadini ad accorgersi e a giudicare il governo per i minori servizi di cui potranno beneficiare”.

“Il governo trovi le risorse per finanziare un lavoro dignitoso. Faccia la sua parte, altrimenti la nostra lotta non si può fermare – avverte Anna Maria Furlan, segretario generale della CISL -. Io spero che questa manifestazione basti al governo e che ci ascolti e da subito sblocchi il tavolo di confronto contrattuale. Sennò, avanti con mobilitazioni”.

Non solo rinnovo dei contratti. “La piazza ha condannato i comportamento scorretti di alcuni funzionari e impiegati – continua Gatti -, ma non accetta che si strumentalizzino per attaccare tutto il lavoro pubblico. I lavoratori pubblici sono soprattutto quella parte buona che ogni giorno si adopera per la salute e l’assistenza,  per la ricerca, per l’istruzione, per il diritto e la giustizia anche dei più deboli. Molte volte sono loro stessi precari, per cui chiediamo una nuova stagione di rispetto oltre che di riforme”

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