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“Ha cercato di ammazzarmi Io ora vivo nel terrore e lui dopo 4 mesi è già fuori”

Per la dipendente di una sala slot che il 2 luglio 2015 ha rischiato di morire, aggredita con una sega da falegname, non c'è stata giustizia: “Da quel giorno vivo con il terrore".

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Una sega da falegname puntata alla gola. “Dammi i soldi o ti ammazzo”. Le banconote passano dalla cassa della sala slot alla borsa dell’uomo, la fuga, l’arresto (leggi qui), il processo. Pena patteggiata: 3 anni. Niente cella, bastano i servizi sociali perché l’uomo, di origini cinesi, è malato di ludopatia.

Per la dipendente che il 2 luglio 2015 ha rischiato di morire non c’è stata giustizia. “Da quel giorno vivo con il terrore. Ogni volta che un cliente varca la porta in modo brusco sobbalzo – racconta -. Devo lavorare, ma il prossimo mese lascio questo posto. Ho troppa paura. A quell’uomo che solo pochi mesi fa mi ha minacciato di morte, puntandomi una sega da falegname alla gola, con la mano stretta al collo e poi sulla bocca, hanno dato solo tre anni di carcere e potrà scontarli ai servizi sociali. Dalla giustizia mi aspettavo ben altro. Sono molto arrabbiata perché mi aspettavo più comprensione da parte dei giudici, che non hanno calcolato per nulla la mia posizione. Ho un danno psicologico che nessuno, mai, mi potrà rimborsare”.

La donna, in aula, ha avuto la sensazione di essere al mercato. “Sì, c’è stata una contrattazione sulla pena. Hanno parlato solo di rapina, poi si sono ricordati che io sono stata aggredita. Io non posso sapere se quest’uomo è entrato con l’intenzione di uccidere, ma posso assicurare che avrebbe potuto farlo. In quei momenti ho visto la mia vita passarmi davanti. Non voglio credere che questa sia la giustizia. Spero che qualcuno ora mi ascolti, perché finora non mi ha dato retta nessuno”.

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Commenti

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  1. Scritto da Leslie

    Lavoravo anche io in una sala slot con bar, finché una sera un cliente alticcio, che si rifiutava di pagare le consumazioni, mi ha minacciata con una bottiglia di vetro. Chiamata la polizia ha dato in escandescenze pure con loro così lo hanno portato in caserma, ma dopo 2 ore si è ripresentato in sala slot chiedendo di nuovo da bere. Il giorno dopo mi sono licenziata perché, pur avendo bisogno di lavorare, la paura che potesse ripresentarsi e finire peggio era troppo forte.