BergamoNews.it - Bergamonews notizie in tempo reale da tutta Bergamo e provincia: cronaca, politica, eventi, sport ...

Dal soul al blues alle ballate… Eva Cassidy emoziona ancora

A quasi dieci anni dalla scomparsa, esce Night Bird, ricca antologia di Eva Cassidy: un fior di lavoro, scrive Brother Giober. La Cassidy, al pari di Amy Winehouse è una di quelle artiste, che hanno lasciato dietro di sé un vuoto incolmabile.

Giudizio:

* era meglio risparmiare i soldi e andare al cinema

** se non ho proprio altro da ascoltare…

*** in fin dei conti, poteva essere peggio

**** da tempo non sentivo niente del genere

***** aiuto! Non mi esce più dalla testa

 

 

ARTISTA: Eva Cassidy

TITOLO: Night Bird

GIUDIZIO: ****

Eva Cassidy è una ragazza inglese, esile e bionda, dalla voce incredibile, deceduta nel 1996 per un male incurabile.

Durante la sua esistenza si è sempre proposta al mercato senza concedersi ad alcun compromesso, cantando quello che le piaceva, nel modo che riteneva suo.

Per promuovere le vendite dei suoi lavori nessun battage pubblicitario, nessun gossip, nessun atteggiamento fuori dalle righe: solo il suo amore per la musica e il passa-parola dei suoi fans che l’hanno portata a vendere oltre 2 milioni quasi tutte nella sua Inghilterra.

Dopo la sua scomparsa, come a volte accade, è stata protagonista di un vero e proprio caso discografico perché tutte le sue pubblicazioni postume hanno venduto moltissimo catapultandola sempre ai primi posti delle classifiche di vendite, non solo nella sua terra d’origine. Un vero e proprio scherzo del destino.

Eva Cassidy è un’interprete straordinaria, capace di far sempre suo un repertorio di incredibile varietà, che spazia dal rock, al blues, al folk al jazz, in un contesto sonoro di grandissimo gusto e slancio emotivo.

A differenza di tanti suoi colleghi/e che spesso si limitano a un’interpretazione formalmente ineccepibile ma fredda, Eva Cassidy è sempre in grado emozionare, trasportare allo stesso modo in cui nel passato sono stati in grado, in modi e con caratteristiche diverse, cantori come Amy Winehouse, Van Morrison, Rod Stewart, Otis Redding, Tom Waits e tutti quelli che, al di là del genere, hanno sempre avuto il dono del “soul” nel proprio DNA.

Quasi fosse consapevole del suo destino, le sue interpretazione sono spesso intrise di melanconia, modulata da una voce che ha pochi eguali nel mondo discografico.

Se non la conoscete già il mio consiglio è di comprarvi immediatamente, oltre a questo, Fields of Gold, uno di quei dischi che val la pena sempre ascoltare e che mai passano di moda.

La Blix Street Records ha pubblicato – per ora solo per il mercato europeo – questa testimonianza audio visiva (CD + DVD) del concerto che la Cassidy tenne al Blues Alley Jazz Club di Georgetown nel gennaio del 1996, ovvero l’anno della sua scomparsa quando il male, presumibilmente, aveva già iniziato a consumarla. Un doppio CD con 32 canzoni (otto delle delle quali inedite) e un DVD contenente 8 video che arriva a quasi 20 anni dalla pubblicazione di Live at Blues Alley pubblicato nel Maggio del 1996. Le registrazioni sono state rimasterizzate e remixate partendo dai nastri originali ed il risultato è sicuramente di grande livello.

La band che accompagna Eva Cassidy è formata da Chris Biondo al basso, Hilton Felton all’organo Hammond, Keith Grimes alla chitarra elettrica, Raice McLeod alla batteria e Lenny Williams al piano.

Il repertorio è vastissimo: vi troverete alcuni degli evergreen più noti come Bridge over Troubled Water (Simon and Garfunkel), l’inedita, per la Cassidy, Son of a Preacher Man (Dusty Springfield), Over the Rainbow (Judy Garland), What a Wonderful World ( Louis Armstrong), masterpiece del soul come Ain’t No Sunshine (Bill Withers), Chain of Fools (Aretha Franklin), Take Me to the River (Al Green). Vi sono poi “classici” più recenti come l’abusata Time After Time (Cindy Lauper), Late in the Evening (Paul Simon).

La band di accompagnamento sorprende per qualità tecnica, fornendo un sottofondo che attinge a piene mani dal jazz ma non solo: così è Blue Skies posta all’apertura del primo dei due dischi con il suo ritmo disinvolto e Honeysuckle Rose cantata con voce cristallina, intonazione perfetta e accompagnamento strumentale meritevole di applauso, senza poi dire di Route 66 che cala l’ascoltatore diritto nell’atmosfera di qualche fumoso locale jazz di New York.

Ma così è la Cassidy, una splendida cantante che quando si cimenta con la musica afroamericana lo fa con la stessa naturalezza delle grandi interpreti del passato come avviene ancora in It Don’t Mean a Thing (non è un errore, il titolo è proprio questo) dove anche ai musicisti è consentito ampio sfoggio delle loro qualità tecniche senza che tuttavia questo faccia da velo alla componente “anima” che in ogni nota è ben presente.

La versatilità dell’artista e dei musicisti che l’accompagnano è testimoniata dal successivo brano, Late in the Evening di Paul Simon, presentato in una versione non troppo distante da quella originale dove tuttavia le influenze sono maggiormente legate alla musica folk che non a quella jazz. La differenza rispetto all’originale sta proprio nell’interpretazione della Cassidy che è coinvolgente e, per quanto concerne l’allegria che emana, contagiosa.

Non manca il blues: ascoltate la trascinante Next Time You see Me, oppure l’indolente Ain’t Doin too Bad per convincervi che anche una voce così cristallina può essere adatta ad un genere che invece richiede tonalità differenti, più sporche.

Ma dove l’artista eccelle più che altrove è nelle ballate, nei brani più intimi, laddove il coinvolgimento è ancor maggiore, là dove le capacità tecniche vengono totalmente messe al servizio di un’interpretazione che ha , quale principale fine, quello del rispetto del compositore, del suo mondo, della sua sensibilità, ma anche quello di esprimere la propria sensibilità.

E allora è impossibile rimanere impassibili di fronte alla dolorosa interpretazione di Ain’t No Sunshine, la migliore tra quelle da me mai ascoltate, oppure assaporando ogni singola nota di Fieds of Gold, dove la voce della Cassidy raggiunge il massimo dell’espressività emotiva, senza dire poi di Bridge over Troubled Water che, se possibile, si tinge di nuovi colori rispetto all’originale grazie ad un’interpretazione che evidentemente sconta la dipendenza della Cassidy rispetto a tutto quel mondo musicale di cui S & G erano i principali ispiratori.

Se poi non vi foste ancora emozionati come invece credo avverrà, provate ad approcciarvi all’ascolto di Time After Time e ditemi se qualche brivido non vi correrà per la schiena.

Vi è poi la parentesi soul, nel senso di genere. In rapida sequenza vi verrà proposta una bella versione di Chain of Fools: il paragone con “The Queen of soul” è certo arduo, ma ditemi, dopo averla ascoltata, se questa non sia almeno confrontabile; grazie ad un accompagnamento perfetto è ugualmente bella Take me To The River di Al Green, così come colpisce diritto al cuore People Get Ready, già nel repertorio degli Impressions e qualche anno più tardi di Rod Stewart, intima e delicata ma nello stesso tempo forte ed incisiva.

Infine i classici, i cosiddetti evergreen: Fever gode di un arrangiamento abbastanza originale che permette alla Cassidy di esprimersi al massimo delle qualità tecniche. La base strumentale, un misto di jazz, ritmi voodoo e folk è profondamente suggestiva.

Stormy Monday viene presentata in una versione bluesata che nulla ha da invidiare a quelle migliori del passato, mentre Caravan mantiene il suo piglio jazzato e risulta alla fine trascinante come lo era la versione originale.

Un cenno in particolare deve essere rivolto a Son of a Preacher Man già nel repertorio di una grande interprete del passato come Dusty Springfield e soprattutto la spirituale What a Wonderful World, qui in una versione lenta e sussurrata e da brividi.

Concludendo, siamo al cospetto di un fior di lavoro. La Cassidy, al pari di Amy Winehouse è una di quelle artiste, che hanno lasciato dietro di sé un vuoto incolmabile. A differenza di quest’ultima, la Cassidy non ha avuto durante la sua vita i medesimi riconoscimenti e lo stesso riscontro.

Questo disco come tutti quelli che l’hanno preceduto sono dei piccoli gioielli che vanno assolutamente (ri) scoperti per renderle il giusto merito.

Se non si vuole ascoltare tutto il disco: Fields of Gold

Se non ti basta ascolta anche:

Laura Nyro – Night Lights

Joni Mitchell – Mingus

Madeleine Peiroux – Dreamland

Letti, visti e ascoltati di recente

Musica

Hollis Brown – 3 Shots

Segnalato da Febo 64 a commento di una recensione di qualche settimana fa, ho comprato il disco di questo gruppo di cui nulla sapevo. Beh rischiavo di perdere qualcosa di veramente bello. Grande disco di musica rock che si mischia con il country, il soul e il pop riuscendo sempre ad essere fresca e spontanea! Non perdetelo.

The Rolling Stones – Live in Hyde Park

All’uscita me l’ero perso, nel senso che l’avevo comprato riponendolo in un angolo lontano della mia collezione. Casualmente me lo sono andato ad ascoltare in questi giorni e devo dire che la musica che esce da questi solchi vive, tutta, una sorta di seconda giovinezza, tanto la trovo pulsante e piena di vitalità. Mistero Stones.

La canzone della settimana

– Werewolves in London (Warren Zevon): l’essenza del rock

TV

– Quantico (FoX): lasciate perdere, grande battage pubblicitario, contenuti pari a zero.

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di BergamoNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.

  1. Scritto da brixxon53

    Ragazzi che disco!! Che voce!! Ammetto la mia ignoranza, io Eva non la conoscevo proprio, per l’ennesima volta ringrazio B.G. che ci fa spesso conoscere artisti meravigliosi che non ruotano nel giro dei soliti noti, almeno per me. Buona musica a tutti.

  2. Scritto da darioflautista

    beh, cado discomane, la Cassidy era anche una bravissima chitarrista, ed ascoltarla/vederla mentre si accompagna in “Somewhere over the rainbow” è spettacolo commovente ;-)