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Tagli ai Patronati: a rischio gli operatori, centinaia i posti di lavoro in bilico

L'Inas Cisl lancia l’ennesimo allarme contro il disegno del Governo. A Bergamo quasi 70 mila pratiche gratuite all’anno.

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Centinaia e centinaia di posti di lavoro a rischio in tutto il sistema, un lavoro che serve ai cittadini per accedere ai propri diritti previdenziali e socio-assistenziali, in maniera gratuita e tutelata: perché cancellarlo?

Se lo chiedono in queste ore gli operatori del patronato Inas Cisl, che – in oltre duecento – già da gennaio potrebbero restare a casa, a causa dei tagli previsti dalla legge di stabilità, che si aggiungono a quelli determinati dalla finanziaria dello scorso anno e ad altri interventi strutturali che hanno danneggiato il sistema e potrebbero metterlo definitivamente in ginocchio.

La Costituzione prevede che tutti i cittadini possano contare sull’aiuto dei patronati, ma la riduzione delle risorse al fondo – alimentato da una piccola percentuale dei contributi previdenziali dei lavoratori e ripartito in base all’attività realmente svolta dai singoli istituti – può portare ad un significativo ridimensionamento del personale e, di conseguenza, alla scomparsa di un servizio efficace e accessibile a tutti, soprattutto alle fasce più deboli della popolazione.

“Il nostro operato – sottolinea Alberto Peri, dell’Inas di Bergamo – è stato definito di pubblica utilità, per questo non ci spieghiamo i ripetuti ingiustificati tagli degli ultimi anni, a maggior ragione quando il sistema era disposto a riformarsi nell’ottica di una sempre maggior trasparenza ed efficienza”.

La mannaia si abbatterà, naturalmente, anche su Bergamo, dove, per restare al solo ambito Cisl, l’attività di Patronato è passata dalle 61.000 pratiche del 2010 alle 67.086 dell’anno scorso, con un incremento del 12%.

“Occorre sottolineare – dice Francesco Corna, segretario organizzativo della Cisl di Bergamo – che molto del lavoro svolto non è direttamente finanziato, dal momento che l’Inas per compito istituzionale, deve svolgere anche pratiche previdenziali e assistenziali non finanziate. Infatti, analizzando l’attività del Patronato costatiamo che oltre la metà delle pratiche svolte nel 2014 non sono finanziate, per l’esattezza sono state 43.900 pratiche non finanziate su un totale 67.086. La CISL di Bergamo ha sempre sostenuto economicamente il patronato. Se si concretizzassero questi tagli, diventerà particolarmente difficile continuare a farlo, e anzi saremo costretti a chiedere un contributo agli utenti”.

La riforma chiesta dal Governo non è ancora attiva, nonostante le sollecitazioni al Ministero del Lavoro, mentre i patronati si trovano ad affrontare un’emergenza occupazionale di grave entità. “Dato il prezioso lavoro che svolgiamo per la collettività, e come tale riconosciuto dalle istituzioni in più occasioni, chiediamo che le ipotesi di riduzione del fondo vengano azzerate e che si ponga fine al clima di enorme incertezza e preoccupazione, quando invece bisogna sciogliere subito, e con le giuste misure, questo nodo”, conclude Peri.

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Commenti

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  1. Scritto da Carlo57

    I miei zii di Milano, benestanti e pure ferventi sostenitori di Comunione e Liberazione, si vantavano di andare al Patronato per rinfacciarmi che loro non spendevano soldi dal commercialista. Poverini… e adesso come faranno?

  2. Scritto da Paolo

    Ma Renzi, quando sbandiera i dati delle assunzioni a tempo indeterminato (dovute al regalo fiscale del governo con soldi nostri), si rende conto anche dei numerosi settori in continua difficoltà che in maniera inarrestabile continuano a ridurre personale e a lasciare senza lavoro molte persone?

  3. Scritto da Alberto

    E ora come faranno i sindacati a mobilitarsi contro se stessi?

  4. Scritto da Paolo

    Simpatici effetti collaterali del Jobs act.