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“Spazio” dal carcere la voce dei detenuti In una rivista che è diario

Debutto giovedì 19 novembre per la rivista Spazio, un diario prodotto dai detenuti del carcere di Bergamo, che raccoglie i pensieri e le emozioni che ogni detenuto ha deciso di condividere con i lettori.

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Debutto giovedì 19 novembre per la rivista Spazio, un diario prodotto dai detenuti del carcere di Bergamo, che raccoglie i pensieri e le emozioni che ogni detenuto ha deciso di condividere con i lettori. Durante la conferenza Paola Suardi, dell’agenzia Alterego-Informa che si è occupata del concept grafico – ha illustrato l’obbiettivo che funge da radice al progetto: "Come creare un ponte tra “sbarre” e società esterna? La rivista è il metodo diretto che meglio può coinvolgere il lettore e spingerlo ad interessarsi a questo tipo di formazione collettiva. Il nome donato al progetto è semplice e chiaro. La “o” che si apre è stata scelta perché la rivista è un diario “aperto”, può anche simboleggiare due sbarre che si allargano".

Nessun immagine è presente nella rivista, solo pochi colori ma tanti “caratteri” che accentuano le sfumature delle esperienze di ogni carcerato. Le ore di laboratorio previste sono 180, durante le quali sono stati prodotti due numeri della rivista. Il primo numero ha fruttato la stampa di 500 copie mentre il secondo 1000.

Adriana Lorenzi, autrice e collaboratrice diretta del progetto pone all’uditorio una domanda di rilevale importanza: “la pena ha un fine ma qual’è la fine della pena?” Le persone detenute prima o poi ritorneranno in libertà. Tutti sanno che la pena ha una fine. La città si illude di chiudere il male in carcere, ma durante la detenzione l’educazione è il miglior modo per disabilitare l’illegalità. Anche i carcerati sono umani e hanno il diritto di avere salva la loro dignità.

Spazio è l’unica occasione che hanno i detenuti di parlare dei loro problemi, di sfogarsi e di migliorare loro stessi. Il direttore del carcere Antonino Porcino conferma le parole di Adriana Lorenzi e aggiunge: “Il carcere ha il compito di sostenere e affiancare. Se noi rompiamo opportunità non diamo responsabilità”.

Perciò lo Stato si impegna ad offrire questo percorso di rieducazione all’interno del carcere perché l’uomo del reato non è l’uomo della pena. Sottolineare come il lavoro, la scuola, la comunicazione con i famigliari siano diritti comuni a tutti gli uomini, ovviamente senza dimenticare il reato compiuto e le persone danneggiate. La pena può assumere diversi significati giuridicamente parlando, essi vengono codificati in una sentenza di condanna, l’articolo 27 della costituzione invece sottolinea il vero significato della parola, quello della prevenzione sociale ovvero sul piano educativo. Il progetto della rivista è stato approvato da benefattori come l’assessorato del comune di Bergamo tra cui Loredana Poli la quale specifica perché il comune sostiene questo progetto. La scuola è un sistema educativo anche per adulti, le sue finalità sono quelle di creare un collegamento con enti esterni come le scuole superiori e provare a favorire una crescita personale degli individui che raccontano.

Inoltre il segretario generale della Fondazione Credito Bergamasca, Angelo Piazzoli, spiega come è stata accolta la richiesta d’aiuto intervenendo con un contributo significativo per dare continuità alla rivista.

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