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Italcementi ai lavoratori: ecco le possibilità di “cassa” Spunta ipotesi di buonuscita

Primo incontro tra la dirigenza e i lavoratori di Italcementi, nella giornata di lunedì 16 novembre, dopo la cessione al gruppo Heidelberg. L'assemblea si è svolta in un clima sereno nel quale i lavoratori hanno potuto rivolgere molte domande. Illustrate le diverse possibilità di cassa e dall'azienda spunta l'ipotesi di buonuscita per alcuni lavoratori.

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In un confronto pacato e sereno, lunedì 16 novembre, si è svolto il primo incontro tra la dirigenza e i lavoratori di Italcementi nella sede storica di via Camozzi, dopo la vendita del gruppo alla HeidelbergCement.

Un incontro a porte chiuse, ma che sia stato scandito da molte domande da parte dei dipendenti che non hanno nascosto le loro preoccupazioni sul futuro. Si è partiti illustrando il piano di riorganizzazione in atto dal 2012 dopo i pesanti contraccolpi della crisi economica che si è abbattuta con particolare forza sul comparto dell’edilizia e delle costruzioni. Il piano pluriennale si proponeva azioni di riduzione di costi per 40 milioni di euro, a fronte di consistenti investimenti per rendere più efficiente e produttivo l’assetto industriale di Italcementi in Italia. Una riorganizzazione che allora prevedeva il passaggio ad un assetto produttivo con 6 impianti principali a ciclo completo (tra cui Calusco e Rezzato dove si sono fatti investimenti importanti) con la previsione di 3 nuovi centri macinazione pronti a riprendere l’attività di produzione del clinker a fronte di una eventuale ripresa del mercato. La fotografia della situazione economica però ha rimandato un’immagine nitida in cui la ripresa che non si è mai verificata.

Si era intervenuti allora con una riorganizzazione che prevedeva l’attivazione della cassa integrazione per 504 persone. Il piano prevedeva un possibile rinnovo della cassa integrazione fino a gennaio 2017, ma le novità introdotte dal Jobs Act hanno di fatto escluso la possibilità di proseguire con gli strumenti attualmente in vigore, con la prospettiva di una conclusione della cassa integrazione in corso al 31 gennaio 2016.

E’ stato così illustrato come l’azienda ha proposto ai sindacati di presentare al Ministero del Lavoro un’ipotesi di percorso che possa garantire la tutela più ampia e prolungata possibile con due tipi di cassa.

La prima cassa integrazione per cessazione, dovuta alla perdurante crisi del mercato e legata alle cementerie di Monselice e Scafa (per chiusura) e di Sarche, Salerno e Castrovillari (per trasformazione in centri di macinazione) con durata fino a 31 gennaio 2017 e per un massimo di 230 lavoratori.

La seconda cassa integrazione per ristrutturazione, legata alla sede di Bergamo e alle cementerie “principali” con durata fino al 24 settembre 2017 e per un numero massimo di 850 lavoratori, per buona parte quelli della sede centrale e del centro di ricerca.

Le due misure riguarderebbero in totale 1080 persone su 2700. E’ bene specificare che si è cercato di allargare ad un numero maggiore di lavoratori interessati alla cassa, ma che non si ricorrerà a tale misura. E’ solamente una misura preventiva, un paracadute aperto su tutta la sede e la rete commerciale.

Attualmente dei 2700 dipendenti sono così suddivisi: 1200 operai, 135 dirigenti e circa 1200 impiegati. Di questi ultimi, 720 sono in sede a Bergamo, compreso iLab, 220 centro tecnico di gruppo.

Ai due tipi di cassa si aggiunge una nuova possibilità, una norma transitoria del Jobs Act: l’articolo 42 del decreto legislativo n. 148. Un articolo che Italcementi vorrebbe attivare per allungare la copertura che non varrebbe per il 2016 ma per il 2017 e 2018.

Inoltre si lavora con i ministri per attivare l’articolo 42 – ma mancano ancora i decreti attuativi – che consentirebbe di avere copertura fino al 2018 e a questi si aggiungerebbero due anni di NASPI (la vecchia disoccupazione) che allungherebbero fino al 2020. Garantendo così 4 anni pieni per la ricollocazione delle persone o accompagnamento alla pensione.

Ora, si tratterebbe di far entrare Italcementi in quella short-list del Ministero che offrirebbe questa copertura. La vera novità dell’incontro è stata l’ammissione da parte dell’azienda di un’ipotesi di studio per buonuscita. Insomma, sul tavolo ci sarebbero diverse possibilità che aiuterebbero alcuni lavoratori ad essere accompagnati alla pensione.

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Commenti

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  1. Scritto da popi

    Io noto una cosa….alle aziende grandi aziende tutti si interessano e ricevono molte forme di assistenza e di aiuti economici, proprio laddove il tasso di astensionismo e di bassa produttività è maggiore. Sarà un discorso di voti. Le PMI, che sono il CUORE dell’Italia, nessuno le aiuta…ritengo ciò una insopportabile e disgregativa diseguaglianza sociale. NON è giusto.

    1. Scritto da Paolo

      Secondo lei c’è qualcosa di giusto in Italia? Lei ha perfettamente ragione, ma il nostro ormai è un paesucolo da quarto mondo.