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Barun, Plak, Aelbrecht: i tesori della Foppa che fan sognare Bergamo

Il nostro Alberto Caprini analizza la splendida vittoria delle rossoblù, la terza consecutiva da tre punti, che, dopo qualche anno passato a subire lo strapotere della Yamamay, ora sono tornate a fare la parte del leone. Anche grazie allo splendido trio che domenica al PalaNorda ha fatto la differenza.

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Terza vittoria consecutiva per le rossoblù che dopo l’ottima prova di domenica guardano decisamente con ottimismo al futuro. Un match giocato su livelli elevati al servizio e in attacco (46%), due fondamentali che da soli hanno steso la Yamamay Busto Arsizio. E finalmente, dopo quattro stagioni, i ruoli si sono invertiti: la parte del leone sono tornate a farla le nostre con le bustocche visibilmente in difficoltà e con un organico che non consentirà loro di lottare per lo scudetto.

BARUN, BRACCIO E MENTE – A mettere la firma sulla vittoria, in realtà mai veramente in discussione, è stata l’opposta Katarina Barun, in netto crescendo di forma dopo un avvio di stagione difficoltoso. E un’opposta così alla squadra, viste le caratteristiche del gioco prettamente offensivo che si intravede, serve come l’ossigeno. Barun, dicevamo, nell’unico momento difficile del match ha mostrato di che pasta è fatta. Sul 18-20 Busto, finale di 2° set, conquista un difficile cambio palla con un maniout, poi quello del 21-21, va al servizio e piazza due bombe che propiziano il 23-21. Timeout del tecnico bustocco e al rientro in campo non tira a tutto braccio gestendo la palla e mettendo comunque in difficoltà la ricezione ospite: ha capito che non serve forzare perché Busto è impaurito e infatti Yilmaz sbaglia da sola e Plak piazza un contrattacco vincente. Potenza e intelligenza: bentornata a Bergamo, Katarina.

PLAK, BRACCIO E BASTA QUELLO – L’altro martellone rossoblù, Celeste Plak, è stato il secondo incubo del pomeriggio delle Farfalle, con 17 punti e 52% in attacco. A lei serve poco la mente con il braccio che si ritrova, capace di sfondare il muro o di sganciare autentiche sassate anche dai nove metri. Crediamo che questa ragazza olandese abbia ancora ulteriori margini di miglioramento, soprattutto nel giro in seconda linea e non osiamo immaginare dove possa arrivare. Di sicuro la Foppa ha in casa un tesoro preziosissimo.

BELGIO SPETTACOLO ANCHE NEL VOLLEY – Per una Tulipana che stupisce c’è anche una "cugina" belga che non è da meno. Aelbrecht cresce di partita in partita formando con Paggi, bravissima anche lei, una coppia ben assortita, chiude costantemente in doppia cifra (e per le centrali a Bergamo, vuoi per demeriti loro, vuoi per le alzatrici che si sono susseguite, è una novità) e trascina compagne e pubblico con un atteggiamento che ricorda quello di Valentina Arrighetti. Non a caso a fine partita è tra le più richieste nel "terzo tempo" dedicato agli autografi. "Giocare con Leo è un onore – ci confida Freya – mi basta saltare e trovo la palla sempre perfetta sopra di me, pronta per essere messa giù, mi diverto davvero".

TANTA SOSTANZA DIETRO – Tutto questo ben di Dio, questo gioco spumeggiante, è reso possibile da una palleggiatrice geniale come Lo Bianco, MVP del match, per la quale gli aggettivi sono finiti da tempo, e da una coppia granitica che lavora sodo alle spalle, quelle della serie "una vita da mediano" insomma. Gennari e Cardullo infatti si sobbarcano l’80% della ricezione di squadra e nella difesa bassa hanno raccolto di tutto, concedendo qualche tuffo spettacolare anche ai 2001 spettatori entusiasti del PalaNorda.

2001 ODISSEA AL PALANORDA – Ecco proprio da questo dato sulle presenze viene l’unica nota stonata della serata, con lo speaker che già mezz’ora prima del match annunciava il tutto esaurito con l’imponente (e inutilizzabile) balconata desolatamente vuota per le ben note ragioni di sicurezza. Dal celebre film "2001 odissea nello spazio" di Stanley Kubrik si passa all’attuale "2001 odissea al PalaNorda" della Foppa. Solo che allora si era nel 1968, oggi nel 2015. Una partita così, uno spettacolo così, pretendeva numeri maggiori. Fate presto con il nuovo palazzetto, perché la Foppa è tornata e merita ben altri palcoscenici.

Alberto Caprini

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