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Video – Bergamo in piazza per le vittime di Parigi Gori: “Non abbiamo paura” fotogallery video

Lutto cittadino a Bergamo per ricordare le vittime degli attacchi terroristici di Parigi del 13 novembre scorso: una commemorazione di grande significato si è tenuta nel pomeriggio di lunedì in Piazza Matteotti.

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Lutto cittadino a Bergamo per ricordare le vittime degli attacchi terroristici di Parigi del 13 novembre scorso: una commemorazione di grande significato si è tenuta nel pomeriggio di lunedì in Piazza Matteotti, dove si è aperta la seduta del Consiglio Comunale con il discorso del Sindaco di Bergamo Giorgio Gori, parole seguite da un minuto di silenzio e dall’esecuzione della Marsigliese, l’inno nazionale di Francia.  

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Il Sindaco Gori ha scritto stamane al Console Generale di Francia a Milano Olivier Brochet, all’Ambasciatore FranceseCatherine Colonna, al Sindaco di Mulhouse (città gemellata con Bergamo) Jean Rottner e al Sindaco di Parigi Anne Hidalgo, esprimendo la propria vicinanza e informando dei momenti di commemorazione previsti oggi in città. Il Consigliere diplomatico del Sindaco di Parigi Aurelien Lechevallier ha in risposta espresso la tutta riconoscenza del Comune di Parigi, ringraziando sentitamente della vicinanza il Comune di Bergamo. 

Ecco il testo integrale dell’intervento tenuto dal Sindaco di Bergamo Gori in apertura del Consiglio Comunale di oggi, 16 novembre:
“Cari colleghi della Giunta, cari consiglieri, cari concittadini, i brutali fatti accaduti a Parigi venerdì sera ci hanno turbato profondamente. Era già accaduto pochi mesi fa, quando un attacco sanguinario prese di mira la redazione del settimanale satirico Charlie Hebdo. Questa volta è ancora peggio, se possibile. Non solo per il numero delle vittime, impressionante. Quanto perché il fuoco che uccide e ferisce cittadini normali, in luoghi normali – i luoghi di svago di un normale venerdì sera -, nel cuore dell’Europa, ci fa sentire tutti nel mirino, tutti a rischio, nessuno al riparo. La tragedia che colpisce la Francia colpisce in realtà ognuno di noi. Non servono molte parole per dire quale sia il nostro dolore per le 132 vite spezzate venerdì sera – tra cui quella di una ragazza italiana, Valeria Solesin -, quanto ci sentiamo vicini alle loro famiglie; né quanto ferma, implacabile, sia la nostra condanna verso gli autori della strage. Non c’è alcuna possibile giustificazione per una simile manifestazione di malvagità. La nostra mente si interroga su cosa accadrà ora, su quale possa o debba essere la nostra risposta. Lo scopo delle bombe e dei proiettili è quello di farci sentire in pericolo, di spaventarci. Uno stadio, una sala concerti, un ristorante: l’attacco di venerdì 13 si è rivolto ai luoghi di divertimento che caratterizzano il nostro stile di vita, con l’obiettivo di farci chiudere in casa. Perché ogni genitore, in qualunque città d’Europa, debba d’ora in poi stare in pensiero, sapendo che i suoi figli sono in giro, a cena con gli amici o ad ascoltare un gruppo musicale. Ecco perché credo che la prima risposta debba essere questa: continuare a vivere come prima. Non ci facciamo intimorire. Non consentiamo a nessuno di segregare la nostra libertà. E’ il nostro primo bene ed il principale valore su cui è costruita l’Europa. Quella dichiarata dal jihadismo è una guerra – è stato detto –, una guerra mondiale alla libertà di tutte le persone (anche delle persone musulmane). Ma se i militanti pazzi dell’ISIS pensano di sconfiggere la libertà, si sbagliano di grosso. Oggi possiamo forse dubitare della nostra incolumità, non della vittoria della libertà. Nel momento in cui sono minacciati dobbiamo anzi amare di più i nostri valori, le nostre conquiste e le nostre tradizioni. Dobbiamo rifiutare e combattere l’estremismo, il fanatismo e la follia religiosa. Ma dobbiamo avere la capacità di distinguere tra chi è pericoloso e chi è in pericolo, e dobbiamo avere la forza di includere e di dialogare. Voglio ringraziare a questo proposito la Comunità islamica di Bergamo per aver prontamente condannato, senza mezzi termini, la strage di venerdì. Sono oltre un miliardo e mezzo, nel mondo, i musulmani che come noi si sentono colpiti dalle bombe e dai kalashnikov di Parigi: da loro è giusto aspettarsi una chiara dissociazione dai crimini dell’ISIS. E del resto va ricordato che il primo obiettivo della guerra scatenata dai jihadisti radicali è proprio l’Islam moderato, e con questo i milioni di musulmani pacifici, rispettosi delle nostre leggi, che vivono in Europa, nelle nostre città. Non è paura quella che sentiamo nel cuore. Piuttosto tristezza, e profonda preoccupazione. Preoccupazione che l’odio possa generare odio, che il terrore possa avvelenare i nostri cuori e, appunto, trasformarsi in odio. E’ esattamente ciò che vogliono gli assassini dell’ISIS. Il rischio che corriamo è che tra le vittime dei nuovi attacchi, grazie alla paura, vi sia l’idea di un’Europa libera e accogliente, generosa, capace di abbracciare le diversità, basata sui valori di libertà, eguaglianza e fraternità, volta all’apertura e all’inclusione. Badate bene: non all’appiattimento delle identità, non al loro annacquamento. Oggi diciamo NO anche all’equivoco buonista che in alcuni casi – rivelando un inaccettabile pregiudizio razziale – arriva a sacrificare i segni della nostra cultura per falso rispetto, “per non offendere” le sensibilità altrui. Ma parimenti diciamo NO ad ogni chiusura xenofoba e razzista. SI’ al dialogo tra le culture, SI’ alla libertà di culto, SI’ all’accoglienza di chi ha diritto di chiedere protezione. Del resto, come non vedere che migliaia di migranti che chiedono aiuto all’Europa scappano dagli stessi pazzi che hanno portato la morte nel cuore di Parigi? SI’, anche ad un rafforzamento delle misure di sicurezza e dei controlli. SI’ ad un’adeguata repressione della violenza, capace di estirpare le radici di questa malvagità, di sconfiggere la barbarie terrorista alla sua fonte, nei Paesi in cui ha le basi. Per quanto ci riguarda più da vicino, lo ripeto: nessuna sottomissione. Ma la rivendicazione delle nostre radici non può essere separata dall’insegnamento cristiano che in ogni uomo, di qualunque provenienza, colore e religione ci spinge a vedere un fratello. FRATERNITE’, non lo dimentichiamo. Sappiamo che forse non sarà l’ultimo episodio di questo tipo. L’Europa è chiamata ad una prova durissima, bisogna saperlo. Ma è per questo che dobbiamo ricordarci chi siamo, tenere a mente che siamo stati capaci di sconfiggere il nazismo e qui in Italia anche il terrorismo, e che senza piegarci siamo tornati a vivere. Della notte tragica di Parigi ci resteranno impressi i volti sgomenti, le immagini di sangue, il rumore delle esplosioni. Ma non solo: di quella notte vorrei ricordassimo anche le porte aperte per chi cercava riparo, e i tassametri staccati – spontaneo gesto di soccorso e di servizio civile. E poi in tutto il mondo, e a Bergamo con particolare commozione, i fiori, i pensieri, il tricolore di Francia, le note della Marsigliese che riascolteremo tra poco, le candele. In omaggio alle vittime, per affermare con forza che ANCHE NOI SIAMO PARIGI, che anche noi NON ABBIAMO PAURA, vi invito ora ad un minuto di silenzio.”

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