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Responsabilità: lavoratore Italcementi scrive a politici, proprietà e sindacati

Dopo la lettera del Vescovo di Bergamo, monsignor Francesco Beschi, la risposta di Carlo Pesenti, pubblichiamo la lettera di un dipendente Italcementi che si rivolge ai politici, alla proprietà e ai sindacati.

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Dopo la lettera del Vescovo di Bergamo, monsignor Francesco Beschi, la risposta di Carlo Pesenti, pubblichiamo la lettera di un dipendente Italcementi che si rivolge ai politici, alla proprietà e ai sindacati. 

 

Sino a poco tempo fa svolgevo con serenità le mie mansioni, pensando che il lavoro fosse come la pioggia, ovvero dovesse cadere inevitabilemte, dall’alto e mai troppo forte.

Partecipavo di rado alle riunioni sindacali, credendo che nulla sarebbe cambiato.

Sbagliavo. Qualcuno ha sancito che il lavoro è un Diritto, ma a volte mi dimentico che il lavoro è soprattutto un dovere. Dovere non solo nei confronti del datore di lavoro ma soprattutto dovere di partecipare, dovere di informarsi, dovere di denunciare, dovere di esporsi, dovere di non sottomettersi, dovere verso se stessi e verso la Collettività.

Politici e Amministratori. Il vostro compito dovrebbe essere rivolto esclusivamente alla tutela dei cittadini perché, in quanto costituzionalmente eletti da essi, dovreste essere i meri ed esemplari portavoce della nostra espressione democratica. In uno Stato colluso, il cui unico scopo è quello di preservare i privilegi di una casta ristretta, a riprova del fatto che vi susseguite ormai al Governo senza nemmeno indire pubbliche elezioni proprio come in una vera oligarchia, parlare di Democrazia sembra ormai pura astrazione. Vi chiedo quindi di dimostrarmi che sbaglio, Amministratori Locali, voi, che più dei burocrati a Roma, dovreste avere a cuore il futuro dei cittadini con i quali da ragazzi siete andati a scuola, a fianco dei quali crescete le vostre famiglie e grazie ai quali ricevete uno stipendio. Dimostratemi che la Politica è ancora al servizio della comunità e non uno strumento per tutelare gli interessi di pochi.

Proprietà. Vengo da una famiglia di artigiani e commercianti di lunga data, quindi, seppur nel mio piccolo, conosco le difficoltà ed i rischi ai quali è esposta, soprattutto al giorno d’oggi, l’attività imprenditoriale. Per partito preso non mi sento di condannare l’imprenditore che, resosi conto di non essere più in grado di gestire un’azienda, con umiltà decida di cedere il passo ad altri. Questo è umano ed è del tutto fisiologico nella vita di un’impresa e nei movimenti del mercato. Ma non posso accettare nel modo più assoluto che la Proprietà ignori la Responsabilità Sociale e Morale nei confronti di tutti coloro che in tanti anni hanno dato il loro importante contributo. Non crediate di lavarvi le mani con la Cassa Integrazione, perché quel sapone appartiene già ai lavoratori. Dimostratemi che un buon imprenditore, al di là del proprio meritato profitto, ha ancora a cuore il bene dei propri dipendenti.

Sindacati. Voi importanti portavoce della volontà operaia dovreste, prima di rivolgervi ad ogni altra Istituzione, interpellare l’unica vostra rappresentanza: i lavoratori. Più trasparenza, più informazione, più sensibilità, più condivisione, maggior compattezza. Anche il migliore dei generali non può vincere una battaglia senza un esercito motivato. Il vostro impegno a livello istituzionale è senza dubbio indispensabile ma è altresì uno sforzo vano senza il consenso e la comprensione di tutti.

“Vi sono momenti, nella vita, in cui tacere diventa una colpa e parlare diventa un obbligo. Un dovere civile, una sfida morale, un imperativo categorico al quale non ci si può sottrarre”. (Oriana Fallaci)

Cordiali saluti

Un dipendente Italcementi 

(lettera firmata)

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