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Riecco Sabina Guzzanti, mattatrice al Creberg tra applausi e risate amare

Ha riscosso l'apprezzamento del pubblico del Creberg Teatro il nuovo spettacolo di Sabina Guzzanti, "Come ne venimmo fuori". Tra applausi e risate amare, l'attrice ha portato in scena la critica al neoliberismo e rispolverato alcuni dei suoi "pezzi forti", come le imitazioni di Silvio Berlusconi, Emma Marcegaglia e Maria De Filippi.

Sabina Guzzanti arriva al Creberg Teatro Bergamo ed è un fiume in piena. A sei anni di distanza dal suo ultimo lavoro, venerdì 13 novembre ha portato sul palcoscenico bergamasco il suo nuovo spettacolo, "Come ne venimmo fuori", prima tappa di un tour che la vedrà protagonista in molte città italiane. Mattatrice della serata, per circa un paio d’ore, l’attrice è riuscita a mantenere l’attenzione del pubblico affrontando numerose tematiche, di carattere politico, economico e sociale, esprimendo una critica a tutto tondo al neoliberismo. Lo fa partendo da lontano, risalendo alle origini del pensiero economico dominante e del principio del laissez-faire, per arrivare ai giorni nostri.

Un compito non semplice, innanzitutto per la natura stessa degli argomenti trattati, e poi per la necessità di affrontarli in un lasso di tempo limitato, con passaggi e sfumature che se approfondite richiederebbero molto tempo. Nonostante ciò, la narrazione prosegue in maniera abbastanza scorrevole e lineare, senza perdere di vista il tema filo-conduttore.

Il monologo si sviluppa su due piani narrativi differenti: da un lato, l’excursus storico in chiave umoristica delle tappe che hanno portato alla situazione odierna, e dall’altro esilaranti riferimenti alla stretta attualità, intramezzi che hanno dato concretezza all’argomentazione.

Un approccio nuovo rispetto ai precedenti show teatrali di Sabina Guzzanti, come lo "storico" Reperto Raiot" del 2004/2005 o il più recente Vilipendio tour (2008/2009): se nei lavori precedenti la narrazione era "immersa" nel presente per denunciare ad esempio problematiche di censura, libertà d’espressione e omologazione, questo spettacolo parte dal futuro, un futuro armonico e civile, dove il denaro è tornato ad essere semplicemente un mezzo.

Da questa prospettiva si guarda al presente, definito senza mezzi termini "secolo di merda", che va dal 1990 al 2041. Un’epoca abitata dai "merdolani", sostanzialmente ingabbiati nella nostra società e prigionieri di se stessi, tra frustrazione, ignoranza e miseria, compensate da ore e ore trascorse a litigare su Facebook e a guardare programmi demenziali, incapaci di reagire alle innumerevoli angherie a cui vengono continuamente sottoposti. È un pretesto per discutere e interrogarsi sull’oggi con un certo distacco e senza limitarsi agli aneddoti già conosciuti, perchè tutto sommato dei "merdolani" si sa ancora poco.

Ad animare la narrazione è la consueta ferocia di Sabina Guzzanti, che pone l’accento sulla disumanizzazione della società, sulla spersonalizzazione che può scaturire dai social, sulla riduzione dei diritti dei lavoratori, sul potere dei più forti e sull’inerzia dei più deboli, in un mondo al quale pare non ci siano alternative allo stato di fatto. Non manca abbondante spazio per la satira politica, bipartisan e a tutto tondo.

I momenti maggiormente applauditi dello spettacolo sono stati i "pezzi forti" dell’attrice, rispolverati nella sua nuova pièce teatrale, ossia le imitazioni dell’ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e dell’ex presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, ma anche della conduttrice Maria De Filippi che, a modo suo, ha raccontato la storia di Dante Alighieri. Ma la satira non ha risparmiato anche la contingenza politica, il Partito Democratico, il presidente del Consiglio Matteo Renzi, la capogruppo del Pd nel consiglio regionale Veneto Alessandra Moretti e la presidente della Regione Friuli Venezia Giulia Debora Serracchiani, la subalternità della donna nella società, la riforma della scuola e del lavoro, le condizioni di alcuni lavoratori a Expo e la cancelliera tedesca Angela Merkel.

Tra applausi e risate, emerge una situazione tragicomica, affrontata con un’ironia tagliente che invita chi assiste allo show a riflettere su come sia possibile costruire un futuro migliore. L’indicazione che si può cogliere dallo spettacolo è quella di tornare a essere cittadini attenti e consapevoli e di coltivare la memoria dei problemi che hanno segnato la contemporaneità per non ripeterli.

Commenti

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  1. Scritto da Kurz

    Hai ragione sulla tragicomicità : dallo Psiconano di Arcore siam finiti nelle braccia del Fonzie di Firenze, col rischio di cadere col guerrafondaio che fa i comizi Fascio-Lega-Forzisti, che gli porteranno nella terra natia ni Tanta Pace e Armonia…

  2. Scritto da TT

    Grande Sabina l’ho rivista volentieri. TRAGIcomico si il suo spettacolo ma purtroppo siamo veramente in quelle condizioni…