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Giovani, con capitali e per un terzo stranieri: è il terziario bergamasco

Secondo le proiezioni di Ascom entro fine anno le nuove attività del terziario potrebbero essere più di 1500, con un incremento del 7% sul totale delle imprese del commercio, turismo e servizi. Analizzando lo spaccato del terzo trimestre le nuove attività risultano così distribuite: 119 servizi alle imprese (32,4%), 94 imprese del commercio fisso non alimentare (25,6%), 69 bar e ristoranti (18,8%), 47 ambulanti (12,8%), 38 negozi alimentari (10,4%).

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Aumenta la natalità delle imprese bergamasche del terziario. Nel terzo trimestre 2015 in bergamasca sono nate 367 attività. Il confronto del saldo tra aperture e chiusure evidenzia un segno positivo di + 172 imprese, essendo state 195 le attività cessate.

Il dato continua il trend positivo dei primi mesi del 2015. Al 30 settembre 2015 si sono registrare 810 nuove imprese, il 3,64% in più rispetto al 2014 e il 5,49% in più rispetto al 2010. Secondo le proiezioni di Ascom entro fine anno le nuove attività del terziario potrebbero essere più di 1500, con un incremento del 7% sul totale delle imprese del commercio, turismo e servizi. Analizzando lo spaccato del terzo trimestre le nuove attività risultano così distribuite: 119 servizi alle imprese (32,4%), 94 imprese del commercio fisso non alimentare (25,6%), 69 bar e ristoranti (18,8%), 47 ambulanti (12,8%), 38 negozi alimentari (10,4%).

La maggior parte delle imprese nate ha sede nella bassa bergamasca: il 24%.

Ai comuni a Sud di Bergamo segue l’hinterland con il 18%, la città con il 16,9%, la Val Calepio e la Val Cavallina con 14,7%, l’Isola bergamasca con il 14,2% e le valli montane con il 12,3%. Per quanto riguarda la forma societaria, si evidenzia un crescendo delle società di capitali (13,6%), anche se la percentuale più alta resta quella delle imprese individuali (81,5%), in calo le società di persone (4,6%).

Questo dato evidenzia che la scelta degli imprenditori è quella di costituire o società di più grandi dimensioni oppure piccole società a forma semplificata con costi di costituzione più contenuti e che limitano il rischio d’impresa. Il nuovo commercio è giovane. Gli imprenditori titolari di ditte individuali hanno un’età compresa tra i 31 e i 20 anni (32,4%), seguono quelli di età tra i 41 e i 50 (27,1%), tra i 21 e i 30 anni (23,7%), tra i 51 e i 60 anni (10,7%). Fanalino di coda quelli sopra i 61 anni (4%) e gli imprenditori non ancora ventenni ( 2%).

Un imprenditore su tre è di nazionalità straniera (32%). I Paesi di provenienza sono Marocco, Senegal, Nigeria, Pakistan, Cina e India.

Gli stranieri aprono non solo attività di ambulantato, ma anche dettaglio non alimentare (tra cui esportatori di autovetture), negozi di alimentari, bar e attività di servizi.

«Dall’analisi fatta emerge che i nostri sono imprenditori giovani, che hanno un’età compresa tra i 21 e i 40 anni e vedono nel terziario un valido sbocco occupazionale con prospettive a lungo termine- afferma Oscar Fusini, direttore di Ascom Bergamo -. Rimane ancora alto il turnover nel settore della somministrazione perché si attesa attorno al 6-8% l’anno. Nascono aziende più strutturate e di dimensioni più grandi come società di capitali che limitano il rischio d’impresa. Certo sono dati che evidenziano un chiaroscuro. Tra gli elementi positivi individuiamo un aumento delle imprese su tutta la provincia e una maggior integrazione degli stranieri. Mentre tra quelli più negativi una fragilità delle imprese e un mercato sempre ridotto. Evidenziamo comunque un forte bisogno di professionalità, legato alla nascita di nuovi imprenditori che hanno bisogno di formazione e assistenza, azioni che Associazioni come la nostra mettono in campo giornalmente».

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