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Patronati, governo propone nuovi tagli: “Intollerabile Prestazioni a rischio”

Per la legge di Stabilità 2016 proposto un nuovo taglio da 48 milioni di euro, il Ce.Pa. chiede la soppressione dell'emendamento e scrive a deputati e senatori: “Basta tagli al Fondo Patronati”.

I patronati sono di nuovo sul piede di guerra: Acli, Inas, Inca e Ital, raggruppati nel Ce.Pa., vogliono dare battaglia sull’articolo 33 comma 11 della legge di Stabilità 2016 chiedendo la cancellazione della normativa in esame al parlamento per salvaguardare l’accesso gratuito alla tutela previdenziale e socio-assistenziale per i cittadini e per difendere migliaia di posti di lavoro degli operatori. Il Centro Patronati, infatti, denuncia come per il secondo anno consecutivo venga riproposta una riduzione del cosiddetto “Fondo Patronati”, nella misura di 48 milioni di euro, che si aggiunge a quello di 35 milioni già stabilito lo scorso anno.

“La legge di Stabilità 2016 interviene in modo pesante, per il secondo anno consecutivo, sul Fondo Patronati, proponendo un taglio di 48 milioni di euro – scrive il Ce.Pa. -. Tale intervento si aggiunge a quello di 35 milioni di euro già stabilito lo scorso anno, risultato di una riduzione dell’enorme cifra inizialmente ipotizzata, ottenuta grazie alla straordinaria mobilitazione, alla sensibilità di tanti Parlamentari e al milione e 180.000 firme dei cittadini che hanno sottoscritto la petizione popolare. In una lettera inviata a senatori e deputati, i presidenti di Acli, Inca, Inas, Ital spiegano le ragioni per le quali chiedono la soppressione della norma che infligge un altro duro colpo alla rete dei patronati, considerando tale ipotesi ‘intollerabile quanto inspiegabile’.

Il Cepa (Acli, Inas, Inca e Ital) denuncia soprattutto il carattere, ancora una volta, strutturale della riduzione delle risorse, con un ulteriore intervento sull’aliquota di alimentazione del fondo che, solo nel prossimo triennio, prevede un taglio del finanziamento, rispetto a quanto si attendeva fino allo scorso anno, di ben 284 milioni di euro per il periodo 2015 – 2018, con conseguenze irrecuperabili sull’assistenza dei cittadini in Italia e all’estero. La situazione risulta ancora più grave se si considera il ritardo cronico che affligge i pagamenti e la riduzione degli acconti e che l’intervento risulta strutturale, con un’ulteriore riduzione dell’aliquota di alimentazione del fondo. Anche i tecnici di Camera e Senato, nel dossier sulla legge di Stabilità, hanno sottolineato come ‘andrebbe comunque attentamente ponderata la effettiva praticabilità di ulteriori riduzioni degli stanziamenti per i patronati alla luce dei ripetuti interventi già operati in precedenza sul medesimo stanziamento’.

Da gennaio, la funzionalità degli uffici e il corretto pagamento delle retribuzioni e della relativa contribuzione sono a rischio. Questo anche a causa del fatto che il Ministero del Lavoro non ha ancora chiuso la verifica dell’attività del 2012 e non si hanno garanzie sul tempestivo pagamento delle integrazioni ai ‘rimborsi’ dovute per il 2013 e il 2014, per spese già legittimamente effettuate.

L’anno scorso, per poter continuare a garantire la tutela a tutti i cittadini, i Patronati d’Italia avevano accolto positivamente la richiesta del Governo di mettere subito in atto una riforma, con la promessa di non ricorrere a tagli ulteriori. Pur consapevoli delle conseguenze organizzative e finanziarie, Acli, Inas, Inca e Ital avevano creduto in una revisione improntata alla razionalizzazione del ‘sistema’, alla trasparenza nell’utilizzo delle risorse e all’ampliamento dell’attività con interventi territoriali sul welfare. Convinto che tale riforma avrebbe valorizzato competenze e attività, il Cepa ha atteso e sollecitato invano i decreti del Ministero del Lavoro, che dovevano essere emanati entro il 30 giugno scorso, con le indicazioni sull’applicazione del nuovo assetto del sistema. Di tali decreti non c’è traccia e ora si torna a parlare di tagli.

Per salvaguardare l’accesso gratuito alla tutela previdenziale e socio-assistenziale per i cittadini e per difendere migliaia di posti di lavoro degli operatori di patronato, Acli, Inas, Inca e Ital chiedono ora al Parlamento e al Governo l’annullamento della norma”.

Commenti

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  1. Scritto da Espatriato

    Sono residente estero e uno dei pochi enti Italiani funzionanti all` estero sono i patronati, mi sono rivolto a loro per avere delucidazioni sulla mia futura pensione e ho avuto risposte pronte e sicure, quello che era incerto lo hanno chiesto all inps è nel giro di 3 giorni ho avuto la risposta.
    Se li chiudono per mancanza di fondi saro`costretto a rivolgermi al consolato italiano dove vige la piu totale disorganizzazione e danno precedenza a chi sgancia….e agli amici degli amici.