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“L’accoglienza diffusa è una soluzione umana Non è buonismo”

L'accoglienza dei richiedenti asilo entra nella fase due, che prevede la distribuzione dei profughi in realtà più piccole rispetto ai centri di accoglienza: case, strutture gestite da cooperative e associazioni.

L’accoglienza dei richiedenti asilo entra nella fase due, che prevede la distribuzione dei profughi in realtà più piccole rispetto ai centri di accoglienza: case, strutture gestite da cooperative e associazioni. Settimana prossima in prefettura verrà firmato il protocollo per definire le modalità di quella che è stata chiamata “accoglienza diffusa”. Molti Comuni e comitati si sono già fatti avanti per aderire al progetto.

Marzia Marchesi, esponente del Pd e presidentessa del coordinamento degli enti locali per la pace, spiega come verrà affrontata questa nuova fase: “E’ il tentativo di affrontare la problematica dei richiedenti asilo in modo più responsabile, con una collaborazione tra prefettura e realtà locali con l’obiettivo di creare condizioni migliori per i profughi. Non verranno tolti i centri di prima accoglienza. L’opportunità di distribuire le persone in piccoli gruppi, ha un duplice vantaggio: si responsabilizzano di più rispetto a una convivenza in gruppo e inoltre l’impatto sul territorio è meno scioccante. L’accordo non riguarda solo i Comuni, ma è necessario mettere in campo le forze del terzo settore: cooperative, ma anche associazioni di volontariato. A Bergamo è già stata data disponibilità ad investire tempo ed energia. Non è buonismo. Semplicemente vogliamo affrontare il problema cercando di trovare soluzioni umane”.

Commenti

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  1. Scritto da SERIO

    Fa specie rilevare che i più scettici di fronte a una buona organizzazione coordinata dall’autorevole Marchesi siano magari coloro che usano confondere manodopera specializzata con quella a costo prossimo allo zero, per non parlare degli affitti in nero.

  2. Scritto da Alberto

    Quanto ci vuole mediamente perchè un richiedente asilo abbia risposta alla sua domanda? A quanti richiedenti asilo viene poi effettivamente riconosciuto lo status, sul totale? Domande a cui si sta ben attenti a non fornire cifre ufficiali, ed il motivo pare molto chiaro…

  3. Scritto da dai

    E poi come disse il buon Buzzi:”Gli immigrati rendono più della droga”.

  4. Scritto da certo

    SI chiama invasione o sostituzione di manodopera di basso livello, o sostituzione di elettori. Dei “costi sociali” che sono di gran lunga superiori a quelli”economici” non parla mai nessuno.

    1. Scritto da tino

      Dica queste cose agli imprenditori leghisti (di facciata) del Nordest, senza la manodopera degli immigrati chiuderebbero le loro imprese.

      1. Scritto da tonto

        Gli sponsor dell invasione hanno nome e cognome e tutti sanno chi sono e da che parte stanno (Gli immigrati rendono piu’ della droga…).No dica stupidaggini dai

  5. Scritto da pm

    Furbo tentativo di rigirare la frittata.
    Si glissa sulla causa (perchè continuamo a lasciare entrare illegalmente migliaia di finti profughi, invece di rispedire al mittente chi non ha diritto?), e si gongola per una presunta soluzione.
    Ma i 1050 euro al mese che ognuno dei finti profughi ci costa da dove vengono piovono dalle nostre tasse, non dal cielo.

  6. Scritto da Marco Cimmino

    Ho paura che ci si dimentichi che la prima emergenza consiste nei tempi lunghissimi che intercorrono tra l’accoglienza dei richiedenti asilo ed il riconoscimento del loro diritto. Benissimo l’accoglienza diffusa, ma prima bisognerebbe risolvere la questione dell’accoglienza confusa: questo permetterebbe, da un lato, di rispedire al mittente i non profughi e, dall’altro, consentirebbe di concentrare le risorse sugli immigrati cui sia stato assegnato lo status di rifugiati.