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Fondazione Pio Manzù Il flop dell’esordio sala vuota e relatori assenti

Una cinquantina di persone in una sala, quella del Centro Congressi Giovanni XXIII che ne accoglie oltre 200, sei relatori su otto che non si sono presentati, nessuna scolaresca del liceo artistico che porta il nome di Manzù. Il debutto della Fondazione Pio Manzù è stata una straordinaria occasione mancata.

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Bergamo e Manzù. Un rapporto a volte difficile, eppure sarebbe un amore filiale quello della città con Pio Manzù, celebre e rigoroso designer, figlio dello scultore Giacomo Manzù, scomparso nel 1969 all’età di trent’anni in un incidente stradale. Bergamo e Manzù, “La parole tra noi leggere” verrebbe da rubare il titolo di un libro di Lalla Romano sul rapporto complesso tra madre e figlio per descrivere con onestà che cosa è successo sabato 7 novembre quando al Centro Congressi Giovanni XXIII è stata inaugurata la Fondazione Pio Manzù.

Un evento.

Andrea Bello, industrial designer con studio a Bergamo (www.disegnobello.com) era in sala ed ha assistito ad una ferita per chi ama questa città, il design e la cultura.

“Alle 10, 30, dopo un’ora di ritardo e senza che nessuno avesse dato una spiegazione, l’evento non era cominciato e 7 degli 8 relatori non erano presenti – scrive Andrea Bello -. C’era solamente Tomàs Maldonado, 93 anni, già Rettore della HfG di Ulm. Sembrava palese che gli organizzatori sapessero che non sarebbero arrivati gli altri illustri relatori. Me ne sono andato, lasciando una sala con poco più di 40 persone. Una desolazione”.

L’elenco dei relatori era un consesso dei più grandi designer italiani e internazionali: Giovanni Anceschi, professore di disegno industriale; Gillo Dorfles, professore di estetica; Roberto Giolito, direttore del design Fiat; Tomas Maldonado, già Rettore della HfG di Ulm; Flavio Manzoni, direttore del design Ferrari; Giacinto Di Pietrantonio, direttore Gamec Bergamo, Walter de Silva, direttore del design VW-Audi Group e Lorenzo Ramacciotti Supervisore design FCA.

All’incontro si sono presentati solamente Maldonado e Anceschi, mentre per Walter de Silva è intervenuto il figlio Fabio.

“Non voglio creare nessuna polemica – precisa Andrea Bello – ma non si può annunciare un evento spendendo nomi illustri e poi registrare questo tipo di assenze. Mi ha stupito che in sala non ci fosse nemmeno una scolaresca del liceo artistico Giacomo e Pio Manzù di Bergamo. Devo ammettere che l’inaugurazione della Fondazione Pio Manzù è stata organizzata e credo pubblicizzata molto male. E lo dico con grande dispiacere, come designer e come bergamasco”.

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Commenti

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  1. Scritto da Giampaolo

    Pio era mio compagno di classe alle medie di Clusone. Era un ragazzo molto sensibile. Era in collegio e credo si sentisse molto solo, sono rimasto addalorato quando ho saputo della sua morte. Non ho saputo dell’evento ma forse non avrei potuto partecipare, abito a Firenze

  2. Scritto da Carlo57

    Arduo riesumare le opere del figlio di Manzù a 50 anni dalla scomparsa, per via di un padre così geniale che lo oscura, e per la marea di designer che hanno inventato tutto quello che abbiamo attorno. Le fondazioni sono spesso vetrina per chi ne diviene fondatore, in cerca benefici per la carriera. O sono istituzioni come quelle bancarie dove si piazzano dirigenti in pensione con l’intento di fare cultura per farsi perdonare le varie speculazioni finanziarie, apparendo così enti benefici.