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Barista omicida, strappato cartello di solidarietà dei clienti: Muori in galera

"Ci manchi Djedje": è il messaggio che un gruppo di clienti ha scritto su un cartellone appeso sulla vetrina del bar Socraf, dove sabato 31 ottobre il titolare ha ucciso un uomo. Ma qualcuno lo ha strappato e ha scritto: "Devi morire in galera"

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"Ci manchi Djedje": è il messaggio che un gruppo di clienti ha scritto su un cartellone appeso sulla vetrina del bar Socraf di via Moroni, dove nella notte tra venerdì 30 e sabato 31 ottobre il titolare ha ucciso un uomo.

Un omicidio arrivato al culmine di un diverbio, l’ultimo di una lunga serie, con una coltellata decisa all’addome che è costata la vita ad Amadou Pape Diouf, 33enne senegalese. I carabinieri di Bergamo avevano rintracciato l’omicida, Guillaume Meles Djedje, 56enne ivoriano gestore dello stesso bar, in via Pignolo dove risiede la fidanzata e dove si era precipitato per provare a eliminare le macchie di sangue dai jeans e dalla felpa che indossava al momento dell’omicidio. Una tragedia annunciata secondo i residenti che da tempo denunciavano schiamazzi notturni e risse nella zona del bar, già finito nel mirino di Comune e Polizia, con relativi provvedimenti di chiusura serale anticipata.

E ora i clienti del Socraf, soprattutto dominicani ma anche italiani, con il cartellone firmato intendono esprimere solidarietà al barista: "Ovviamente ci dispiace per la persona che è morta – racconta uno di loro lontano dai taccuini – , ma noi sappiamo come sono andate realmente le cose: Djedje (l’omicida) era esasperato, quell’uomo gli creava problemi da mesi. Spesso litigavano, e una volta il senegalese lo aveva anche picchiato. Lui non voleva ucciderlo quella sera, si è solo difeso da un’aggressione. Conosciamo da anni Djedje e sappiamo che non è un tipo violento, tanto è vero che quando succedeva qualcosa ci diceva sempre di stare calmi e di non usare la violenza".

Ma il cartellone non è piaciuto a tutti, tanto è vero che nella notte tra domenica e lunedì 9 novembre, è stato strappato e sulla parte rimasta attaccata è stato scritto un messaggio eloquente: "Pezzo di m., muori in galera". Un episodio che fa seguito a quanto accaduto giovedì pomeriggio, quando tre nordafricani avevano sfondato la vetrina del bar, nel frattempo chiuso per quattro mesi dopo un’ordinanza del questore Girolamo Fabiano. 

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