BergamoNews.it - Bergamonews notizie in tempo reale da tutta Bergamo e provincia: cronaca, politica, eventi, sport ...

A 4 anni dalla morte omaggio ad Amy Winehouse: lei splendida, il disco no

La colonna sonora del documentario "The Girl Behind the Name", non aggiunge nulla a quanto già si conosce della star morta troppo giovane ed entrata nel mito. Spicca "Valerie", versione intima di uno dei brani più amati dai fan di Amy Whinehouse.

Giudizio:

* era meglio risparmiare i soldi e andare al cinema

** se non ho proprio altro da ascoltare…

*** in fin dei conti, poteva essere peggio

**** da tempo non sentivo niente del genere

***** aiuto! Non mi esce più dalla testa

 

 

ARTISTA: Amy Winehouse

TITOLO: AMY – The Girl Behind the Name – OST

GIUDIZIO:

* al disco

***** a Lei e alla sua musica

Amy Winehouse è per me, musicalmente parlando, un riferimento fisso, una sorta di icona e occupa un posto di prima fila nel mio personale empireo, accanto a Bruce, Van The Man, Otis (redding), Bob (Marley), Tom (Waits), tutti artisti degli anni 70/80, benché alcuni di loro ancor ben vivi e vegeti.

Ed è l’unica tra gli artisti affermatisi negli anni successivi ad avermi veramente creato qualche (positivo) scompenso cardiaco.

A differenza degli altri sopra-citati la produzione musicale di Amy si è limitata a pochissime registrazioni, quasi mai eseguite in condizioni di salute stabile. Questa circostanza, un vissuto avvenuto sempre in condizioni di precarietà e la prematura scomparsa a 27 anni (età che la accomuna a miti come Jim Morrison, Jimi Hendrix , Kurt Cobain, Janis Joplin e John Belushi) fanno sì che la Winehouse rappresenti nel pensare comune un mito e resti, ancor oggi, nel cuore di moltissimi fan nonostante dalla sua morte siano passati già 4 anni.

Il documentario uscito quest’anno è stato presentato alla 68esima mostra del cinema di Cannes (fuori concorso) con successo di pubblico e di critica e, nonostante la chiara opposizione del parentado, ha in parte contribuito ulteriormente a rinverdirne il mito.

Ora, pubblicata il 30 ottobre, giunge la colonna sonora a cui seguirà la riedizione – entro la fine dell’anno – di tutto il catalogo, arricchito di nuove registrazioni, nuovi video, che sfrutteranno tutte le più moderne tecnologie e, economicamente, il rinnovato interesse verso l’artista. Businnes e scelte di cui ad Amy non fregherebbe niente.

Qualche giorno fa, senza sapere dell’uscita di questa colonna sonora, in auto ascoltavo Live at BBC, un cd pubblicato insieme al DVD del concerto, e cercavo di capire cosa avesse in particolare quella registrazione da destarmi le emozioni che provavo in quel momento: in fin dei conti le canzoni di Amy hanno poco o nulla di innovativo, riferendosi tutte o quasi ad un misto di soul, rhythm ‘n’ blues, pop che, ad essere sinceri sino in fondo, non hanno nulla di innovativo e anzi sono comuni alle produzioni di molte artiste del genere (Adele, India Airie,Imany). Nemmeno gli arrangiamenti sono particolari, anzi nella maggior parte dei casi sono scarni, basati sul suono di strumenti tradizionali, vintage. E perfino lei, ad essere sincero, in alcuni momenti sembra essere fuori tono.

In realtà a fare la differenza è proprio lei, con il suo modo di porsi e interpretare, perché ogni nota pronunciata dalla sua voce è in grado di esprimere tutto il disagio e il dolore di un artista che prima di ogni altra cosa è un essere umano con le sue debolezze, con i suoi tormenti.

Ogni nota della sua voce, a volte fragile, altre forte, è in grado di emozionare.

Se poi la vedi girovagare sul palco, spesso ubriaca, capisci ancor di più quanto l’essere sia fragile e la sua immagine ben lontana da quella della diva e molto, ma molto più vicina, a tutti quelli che l’ascoltano.

Tutti questi elementi che forse risulteranno ben chiari nel documentario (che non ho visto), sono rintracciabili anche in questa testimonianza sonora che, lo scrivo subito, non merita il vostro sacrificio economico e vi dico subito il perché. Innanzitutto perché vi è poco di nuovo: inediti nessuno, qualche registrazione live interessante, altre del tutto inutili e poco rappresentativa come il duetto con Toni Bennet, grandissimo artista ma mille miglia lontano da Amy.

Ma soprattutto perché le differenti interpretazioni sono inframmezzate da scampoli strumentali, attribuiti a tal Antonio Pinto che mi risultano del tutto inutili e indigesti, perché tolgono pathos all’insieme, rovinano il mood generale e di fatto risultano veramente fuori luogo.

Quindi AMY non è un album postumo, non è una raccolta, è proprio quello c’è scritto nel titolo ovvero una colonna sonora, neppure troppo riuscita e che lascerà l’amaro in bocca dopo averla ascoltata.

Va pure detto che se la scaricherete da Itunes, sarà lo stesso software del negozio virtuale a distinguere i brani a seconda che siano attribuiti ad AMY e Antonio Pinto garantendovi la possibilità di ascoltare la cantante tutta di seguito senza interruzioni.  Quindi eviterò ogni cenno alle parti attribuite ad Antonio Pinto mentre riferirò solo dei brani in cui appare Amy Winehouse.

Va evidenziato che l’insieme dei brani rappresenta l’aspetto più intimo del carattere di Amy, sono quelli in cui il soul è più evidente che altrove. Non troverete quindi i brani più allegri come Monkey man, mentre altri che in lavori del passato hanno trovato arrangiamenti più dance (Valerie) qui sono proposti in una versione più scarna.

Ciò premesso il tutto prende avvio con Stronger that Me, tratto dall’album Frank: il ritmo è rilassato, il modo di cantare distaccato quasi a voler prendere le distanze dall’ascoltatore.

Segue poi una versione live di What is it About men, dove Amy offre una prova di bravura mostruosa, durante la quale la voce appare forte tanto da rendere anche l’idea di una presenza fisica dell’artista. Il piano elettrico, protagonista assoluto, riesce a creare un’atmosfera molto coinvolgente nella quale la Winehouse sembra muoversi più decisa che mai.

Decisamente riuscita è Some Unholy War in una versione rallentata, nella quale evidente è il debito che Amy ha nei confronti delle grandi cantanti blues del passato. Spazzole dei piatti, cori e voci retrostanti creano una cornice sonora che ha a che vedere con il blues e le sue atmosfere sofferte.

Senza infamia e senza lode, pur se presente una bella chitarra che dipinge sonorità jazz è la demo di 1 minuto e poco più di Like Smoke che introduce uno dei brani più famosi di Amy Winehouse, ovvero Tears Dry on their Own, intriso di soul e con una melodia sghemba, e oramai notissima, che cattura e piace da morire.

È quindi la volta di Back to Black in una versione “Acapella” che convince pienamente, mentre Rehab è registrata live da quel che posso capire in occasione di una performance avvenuta nel Jools Holland show. L’esecuzione, sempre piacevole, non aggiunge nulla a quanto già conosciuto a proposito del brano. Ancora dal vivo è We’re still Friends, meravigliosa in un arrangiamento scarno che vede voce e piano dialogare intimamente , con modi e risultati che sono propri della grandi cantanti blues del passato. Meglio, rispetto alle versioni originali di studio è Love is a Losing Game, registrato questa volta ai Mercury Music Awards, solo voce e chitarra che però recuperano l’essenzialità di un brano che arrangiamenti un po’ troppo tronfi ne avevano, in precedenza, soffocato la bellezza.

Body and Soul è cantata insieme a quel mostro di bravura di Toni Bennett, in occasione di un disco di duetti di quest’ultimo. Il brano formalmente impeccabile è lontano anni luce dal mondo di Amy ma ad ogni modo è la prova di quanto l’artista fosse ammirata e riconosciuta anche da un mostro sacro come il cantante americano.

Chiude Valerie, uno dei brani più noti registrato alla BBC: ancora una versione semplificata che però amplifica la presenza di Amy. Il brano poi è bellissimo e credo che in questa release piacerà ancor di più.

Se non si vuole ascoltare tutto il disco: We’re still friends

Se non ti basta ascolta anche:

Phoebe Snow – Live

Millie Jackson – Live and uncensored

Mavis Staples – One true Vine

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di BergamoNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.

  1. Scritto da febo64

    di sicuro ci mancherà, aspettiamo qualche disco di inediti che sicuramente la discografia prima o dopo pubblicherà, grande amy
    disco della settimana il grandissimo e appena uscito
    3 Shots dei grandissimi Hollis Brown , fa lo stesso effetto dell’aria condizionata in macchina appena accesa dopo che la stessa è stata per dieci ore sotto il sole di luglio, grande Rock and roll , ciao a tutti