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Doping, la Wada denuncia i brogli della Russia “Atleti sospesi due anni”

Migliaia di test cancellati, laboratori ombra e la complicità conclamata del ministero dello Sport (con tanto di Servizi Segreti) per insabbiare le irregolarità. Chiesta anche la squalifica a vita di 5 atleti, tra cui l’olimpionica degli 800 a Londra Marya Savinova.

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Definirlo una bufera sembra addirittura riduttivo. Stiamo parlando dell’agghiacciante report presentato a Ginevra dalla Wada (la World Anti-Doping Agency), contenente particolari agghiaccianti sul mondo dell’atletica russo, contenente l’esistenza di un sistema occulto, una vera e propria centrale criminogena costruita per alterare o nascondere migliaia di test antidoping con coperture ai più alti livelli politici. L’inchiesta è partita dalle rivelazioni della tv tedesca Ard e adesso Dick Pound, ex numero uno dell’agenzia e per l’occasione speaker della ricerca, ammette che "lo scandalo è più grave di quanto potessimo pensare, perché scientemente si sono fatti gareggiare atleti che dovevano essere fermati per la loro positività".

L’ordine sarebbe partito direttamente da Vitaly Mutko, ministro dello Sport. Non solo: alla periferia di Mosca è stato creato un laboratorio-ombra dove i test venivano controllati prima che approdassero all’Antidoping ufficiale russo, cui ovviamente poi arrivavano solo gli esami che non presentavano anomalie, mentre nel frattempo gli atleti sospetti o positivi venivano avvertiti della loro situazione. Inoltre, durante l’Olimpiade di Sochi, membri dei Servizi Segreti russi si sono infiltrati nelle strutture antidoping per manipolare i risultati dei test degli atleti loro connazionali.

Per questa ragione la Wada chiede la sospensione di due anni della federazione russa di atletica da tutti i consessi mondiali e quindi di tutti gli atleti da ogni manifestazione, Olimpiade di Rio compresa. Chiesta anche la radiazione a vita di cinque atleti, tra cui i nomi più noti sono quelli dell’olimpionica degli 800 a Londra, Marya Savinova e della terza di quella gara, Ekaterina Poistogova. Se confermata, la radiazione comporterebbe l’oro alla sudafricana Semenya, l’argento alla keniana Jelimo e il bronzo alla statunitense Johnson-Montano.

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