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Mozzo, archiviata l’indagine su un agente della polizia locale

E' stata archiviata l'indagine nei confronti di un agente della polizia locale di Mozzo scattata lo scorso anno. Le accuse non sono mai state rese note, ma in seguito alla tensione nata in municipio il sindaco Paolo Pelliccioli decise di ritirare le pistole agli agenti.

E’ stata archiviata l’indagine nei confronti di un agente della polizia locale di Mozzo scattata lo scorso anno. Le accuse non sono mai state rese note, ma in seguito alla tensione nata in municipio il sindaco Paolo Pelliccioli decise di ritirare le pistole agli agenti. Ora è la stessa amministrazione comunale a comunicare l’archiviazione del caso: “L’Amministrazione Comunale ritiene doveroso informare la collettività di quanto segue: nell’ultimo anno e mezzo il Sindaco di Mozzo, l’Amministrazione Comunale ed un dipendente in forza all’ufficio di Polizia locale, sono stati oggetto di attacchi e strumentalizzazioni politiche e non, in seguito a vicende che hanno interessato proprio l’ufficio di polizia locale. Tali vicende, sfociate in un’indagine penale conseguente ad una denuncia verbale raccolta dal Sindaco e trasferita, nel rispetto delle norme, agli uffici competenti delle forze dell’ordine, si sono concluse con un provvedimento di archiviazione adottato dal Tribunale di Bergamo su proposta, ampiamente motivata, della Procura della Repubblica. Oggi il decreto di archiviazione del Tribunale ha dichiarato la totale infondatezza delle ipotesi di reato prospettate e di conseguenza la totale innocenza. Alla luce della decisone del Tribunale, l’Amministrazione Comunale ringrazia l’agente per la serietà con la quale ha affrontato l’indagine e per la serenità che, nonostante tutto, è stato in grado di mantenere quotidianamente negli uffici durante questo lungo e difficile periodo professionale. L’Amministrazione auspica che, anche alla luce del recente avvio della gestione associata con i Comuni di Paladina e Valbrembo, il servizio di Polizia Locale possa in futuro operare con la dovuta legittimazione ed autorevolezza e che gli addetti al servizio possano essere sottoposti al giudizio della popolazione non sulla scorta di voci di corridoio, dimostratesi infondate e divulgate scorrettamente, ma solo ed esclusivamente sulla base della dedizione al lavoro e della competenza professionale”.

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