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Valori: “L’Europa degli stati ha fallito, L’Italia torni alle radici mediterranee”

Giancarlo Elia Valori ospite del Rotary Club Bergamo Sud: "Bisognerebbe tornare all'Europa dei sei, degli stati fondatori. Il mito della globalizzazione farà presto spazio ad una nuova redistribuzione dei potenziali mondiali".

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Sono passati ormai trent’anni da quando Giancarlo Elia Valori contribuì in maniera decisiva alla liberazione di tre ostaggi ebrei sequestrati in Libano. Era il 1985 e alcuni importanti esponenti politici gli chiesero di intercedere presso l’allora presidente nordcoreano Kim Il Sung – conosciuto dieci anni prima in Cina durante l’apertura dell’ufficio di corrispondenza Rai – allo scopo di favorire e ottenere la liberazione del giornalista della tv francese Jean Paul Kauffmann e dei suoi due operatori, Marcel Fontane e Marcel Carton.

Il leader nordcoreano, a seguito della richiesta dell’amico Valori, convinse il governo iraniano ad esercitare la propria influenza sui sequestratori, che il 5 maggio 1988 restituirono ai prigionieri la libertà. Soltanto dieci anni dopo, con lo scioglimento del segreto di stato, si venne a sapere che tale negoziazione non sarebbe mai stata possibile senza l’intervento di Giancarlo Valori, insignito poi della massima onorificenza della Repubblica Francese, la Legion d’Onore, attribuitagli dall’allora Presidente François Mitterand.

Una piccola digressione storica che non poco racconta sulla poliedrica figura di Valori: esponente di spicco del managing italiano ed internazionale, nonché stimato docente presso alcune delle più antiche e prestigiose cattedre del mondo – dal Bel Paese agli Stati Uniti, dalla Cina allo Stato d’Israele – e noto altresì per aver completato con successo la privatizzazione di SME – Società Meridionale Finanziaria – e del Gruppo Autostrade.

Il prof. Valori è stato ospite giovedì 5 novembre del Rotary Club Bergamo Sud al ristorante La Marianna, in veste di relatore e presentatore del suo ultimo libro ‘Intelligence e geopolitica – riflessioni in libertà’: un libro dedicato agli amici Francesco Cossiga e Fulvio Martini; un libro incentrato sulla necessità di ridare all’intelligence la fondamentale funzione per cui è stata creata, ovvero quella di essere la "Grande Educatrice" della politica.

Una relazione sentita ed impegnata – corrisposta alla presenza del Presidente del Rotary Club Bergamo Jean Pierre Farhat e dei soci del Bergamo Sud, come Giorgio Berta che l’ha invitato alla conviviale -, relazione che attraverso un approccio trasversale e accademico ha toccato una moltitudine di temi: dall’immigrazione al futuro dell’Unione Europea e dell’Italia: "L’Europa degli stati non c’è più. Quella scelta si è rivelata un fallimento. Bisognerebbe tornare all’Europa dei sei, degli stati fondatori. Il mito della globalizzazione farà presto spazio ad una nuova redistribuzione dei potenziali mondiali. Il mondo che verrà sarà un mondo multipolare, con connotati differenziati per l’accesso alle materie prime, ai mercati e ai capitali, che non avrà nulla a che fare con l’utopia della globalizzazione risolutrice di ogni problema".

In questo nuovo grande disegno, quale sarà il ruolo dell’Italia? "Ora come ora, nessuno. Il nostro Paese vive una sorta di limbo che lo estranea da ogni serio impegno di politica estera, frenato dalle ingenue e deboli valutazioni economistiche, tipiche di un pensiero ormai vecchio e obsoleto. Nel solo 2014 oltre 100.000 neolaureati sono andati a lavorare all’estero. Importando manodopera a basso costo e bassissima qualificazione ed esportando giovani di altissima qualità, che ci sono costati un occhio della testa e sul quale nessuno investe, non ci porterà molto lontano".

Quale potrebbe essere allora la soluzione per una nuova politica estera e una nuova strategia globale del nostro Paese? La risposta, secondo Valori, è nel Mediterraneo: "La politica estera è figlia della geografia. L’Italia dovrebbe riscoprire le proprie radici greco-mediterranee. Del resto, il nostro Paese nasce come progetto geopolitico romano e unitario, dopo la vittoria sui mari nelle Guerre Puniche".

Guardare al passato per costruire il futuro, dunque: "Occorre dar vita ad un asse di collaborazione mediterranea non solo tra Nord e Sud dell’UE, ma anche tra l’Italia e i nuovi attori globali. Il nostro Paese è il punto di contatto tra l’Europa continentale e il Mar Mediterraneo". Dai nostri porti, come ai tempi delle repubbliche marinare di Amalfi, Genova, Pisa e Venezia, potrebbero dipendere lo sviluppo e la rinascita economica del vecchio continente.

Fabio Viganò

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