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Gervasoni anche nella crisi investe nelle radio: “Sono vitali e cresceranno”

Uno dei pionieri dell'emittenza radiofonica in terra bergamasca, Sergio Gervasoni a cui fa capo la società Radio LagoUno editrice di Radio NumberOne commenta la situazione del settore dopo lo shopping in Piemonte e Liguria.

Piccolo non è più bello, si sa da tempo ormai. La globalizzazione obbliga a crescere a unificare, a coalizzare in tanti tantissimi settori. Anche nella radiofonia. Lo sa da tempo quello che è uno dei pionieri dell’emittenza radiofonica in terra bergamasca, Sergio Gervasoni, a cui fa capo (a lui e alla sua famiglia) la società Radio LagoUno, editrice di Radio NumberOne per citare la più nota e importante.

Già, perché Radio NumberOne in tempi non sospetti, vale a dire prima della crisi che ha investito non solo il mattone, non solo le banche, non solo il manifatturiero, ma anche l’editoria senza risparmiare le radio, aveva già ampliato lo sguardo oltre provincia, oltre regione. E oggi la tendenza prosegue visto che è notizia recentissima l’acquisto di due nuove emittenti, in Liguria e Piemonte, Radio 19 e Radio 19 latina.

Ci racconta la sua strategia editoriale degli ultimi anni?

La crisi forte per le radio (e per l’editoria in generale) è iniziata nel 2011 con un calo pubblicitario costante. Per questo le aziende editoriali si sono dotate di piani industriali disegnati per ottimizzare i costi e allargare il perimetro dei ricavi. In quest’ottica negli ultimi due anni abbiamo investito parecchio sfruttando le occasioni che si sono presentate sul mercato.

Quali occasioni?

Abbiamo acquistato dalla diocesi di Brescia Radio Voce, poi l’anno scorso abbiamo stretto un rapporto con La Stampa (e la Fiat) e acquistato Radio Nostalgia che si sente in Liguria e in Piemonte. A questo acquisto è seguito, nei giorni scorsi quello di Radio 19 e Radio 19 latina, che erano le emittenti legate al Secolo XIX di Genova confluito nella Stampa.  

Non è stata solo un’intesa sulle emittenti, ma anche sul versante pubblicitario, vero?

Vero. Abbiamo consolidato il rapporto con la Publikompass (legata alla Fiat) che ora vende in Piemonte e in Liguria non solo i nostri nuovi acquisti, ma anche Radio NumberOne.

E’ un ampliamento soltanto geografico?

No, è un ampliamento soprattutto di target, per avere radio posizionate su tipologie di ascoltatori diverse. Scelta che abbiamo già adottato quando tra Bergamo Brescia e Cremona abbiamo fatto nascere Radio NumberOne Dance, rivolta al pubblico più giovane.

Che risultati vi aspettate?

Cominciamo col dire che il mercato pubblicitario ha iniziato a rialzare la testa e in particolare proprio quello radiofonico che prevede una crescita del 10%. Vogliamo andare a pescare lì. E poi una recente indagine Eurisko attribuisce alle radio una vitalità inaspettata anche tra le fasce più giovani. Peraltro con altri editori abbiamo creato Pertre, una società di raccolta pubblicitaria nazionale. Insomma, andiamo incontro alla ripresa ben attrezzati.

Ben attrezzati con un investimento immagino corposo…

Diciamo che negli ultimi due anni abbiamo investito circa 3 milioni di euro.

E sul fronte dell’audience, quali sono i vostri numeri?

Radio NumberOne, Radio Millenote, Radio Bergamo, Radio Nostalgia, Radio 19, Radio 19 latina e Radio NumberOne Dance contano insieme circa 500 mila ascoltatori in una giornata media e circa tre milioni in una settimana.

Come vede il futuro per le sue e per le radio in generale?

Con un certo ottimismo. Perché se allargo lo sguardo noto una sproporzione che di certo verrà riequilibrata nei prossimi anni.

Quale sproporzione?

In Italia gli investimenti pubblicitari sono sbilanciati in modo molto evidente tra la televisione e la radio: diciamo 10 a 1. In Europa invece questo non esiste, la differenza è molto minore. Ecco, sono convinto che anche da noi questa situazione andrà a riequilibrarsi in tempi non eccessivamente lunghi.

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