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Harry Potter diventa un pub: nuova fermata al Binario 9 ¾ fotogallery

A Mapello l’attesissimo pub in stile Hogwarts ha aperto le sue porte a tutti gli appassionati di Harry Potter, il “Binario 9 ¾”: gestito da Katia Ferrario, con figlie e Salvatore Currà detto Max.

A Mapello l’atteso pub in stile Hogwarts ha aperto le sue porte a tutti gli appassionati di Harry Potter, il “Binario 9 ¾”: gestito da Katia Ferrario, con le figlie e Salvatore Currà detto Max.

Inizialmente il locale doveva solo recare il nome del famoso binario, senza un effettivo riferimento alla saga: vedendo però l’enorme consenso, i gestori non hanno potuto fare a meno che accontentare con piacere tutti gli amanti del maghetto e della sua compagnia.

Il muro del binario 9 ¾ è stato costruito dagli stessi proprietari, utilizzando 400 mattoni rossi con tanto di carrello e valigie, per tutto il resto però si sono affidati alla società “Fx Creations” di Calusco d’Adda che ha curato nei minimi dettagli l’interno del pub con gabbiette appese al soffitto, mandragole, civette, scope, quadri animati e molto altro ancora.  ù

Anche se il “Binario 9 ¾” ha aperto senza insegna, questo non ha sicuramente fermato la curiosità della gente: in molti si sono presentati all’inaugurazione desiderosi di entrare in un mondo magico mai visto, probabilmente, fino ad ora.

La serata è iniziata con le note delle colonne sonore dei film ed un vasto buffet. Il menù prevede cocktail particolari decorati con caramelle, panna montata, tutti con nomi a tema come Amortentia, Wingardium Leviosa ma anche panini ed hamburgher come Coppa Tre Maghi, Bellatrix, Hagrid ecc.

Katia ha voluto però sottolineare “noi puntiamo sulle birre più che sui cocktail, ce ne sono di vario tipo anche provenienti direttamente da Londra – aggiungendo – anche la cucina ha qualcosa di nuovo, abbiamo dato un’attenzione particolare alla carne e agli affettati ma sopratutto vi è una vasta scelta per i vegetariani e vegani”.

Insomma un locale che permette a chiunque di poter vivere una serata magica anche se si è “babbani”.

Stefania Boschini

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