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Tra archeologia industriale e cultura: la riqualificazione di Milano

Dal complesso la Forgiatura alla Fondazione Prada e al Mudec: Milabno riqualifica ex aree industriali per nuove abitazioni e spazi d'arte recuperando le proprie radici dai racconti dimenticati di chi ha fatto la storia.

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Le esperienze internazionali volte alla riqualificazione di aree urbane per creare zone ecologiche e una diversa qualità dell’abitare non si contano. Progetti partecipati volti al miglioramento della vita dei cittadini esistono da tempo a Copenaghen o Amsterdam ma anche in Italia iniziano a diffondersi esperienze che dimostrano la capacità di mettersi in rete per una nuova cultura della sostenibilità. Una di queste è Habitami, campagna pubblica di riqualificazione energetica dei condomìni di Milano, città in cui il numero di edifici sui quali intervenire ammonta a circa 35 mila. La riqualificazione del patrimonio edilizio sembra infatti fondamentale per raggiungere l’obiettivo dell’Unione Europea di abbattere del 20% il consumo di energia entro il 2020. In armonia con il Piano d’azione per l’energia sostenibile (Paes) e in sinergia con il Programma Energetico Ambientale Regionale (Pear) della Regione Lombardia, Habitami lavora per orientare i comportamenti di consumo, migliorare l’efficienza energetica con l’uso di fonti rinnovabili e ridurre le emissioni degli impianti termoregolatori e contabilizzatori di calore.

Ma la riqualificazione urbana a Milano passa anche e soprattutto attraverso il recupero di ex aree industriali abbandonate che la città meneghina, durante il boom economico, ha visto fiorire soprattutto in periferia. Spazi soggetti da qualche anno a iniziative di riconversione edilizia in chiave abitativa oppure culturale, a uso e frequentazione della cittadinanza.

La Forgiatura Moda e design

La riqualificazione del complesso immobiliare La Forgiatura ha creato un nuovo centro polifunzionale dedicato a moda e design. In via Varesina, nella zona nord ovest di Milano, sull’area della storica industria metallurgica per componenti di sottomarini e centrali elettriche, che dalla crisi degli anni ’70 non si è più ripresa, sono stati riqualificati circa 15 mila metri quadri di edifici preesistenti, recuperando le strutture reticolari di acciaio dell’epoca, certificate secondo la normativa in vigore. Ogni edificio ha un’architettura e delle predisposizioni impiantistiche per un utilizzo “custom made” e classe energetica B. Oltre alle colline artificiali e alle numerose piante per proteggere gli edifici dal rumore, tutti gli ambienti presentano giardini interni e tetti verdi. È stato inoltre previsto un sistema di recupero dell’acqua piovana; nella copertura delle vetrate, disposte lungo i percorsi nel verde, sono integrate celle fotovoltaiche che alimentano l’impianto di irrigazione e di illuminazione esterna. Sempre in un’ottica di risparmio energetico il progetto propone ovviamente di illuminare l’intero complesso con la tecnologia led.

Residenze Campari

Le residenze di Via Campari, a Sesto San Giovanni, sono state progettate dall’architetto Mario Botta nell’ambito del progetto di recupero dell’ex area Campari. Il progetto racchiude il significato profondo della trasformazione da “città delle fabbriche” a città del terziario, dove la qualità del progetto urbano è un tutt’uno con il recupero dei valori identitari del luogo. «L’architettura si esprime attraverso una nuova configurazione del suolo, in connessione diretta con la storia e la memoria peculiare del luogo, in omaggio alle aspirazioni e ai valori della cultura italiana», ha spiegato l’architetto Botta. Così quando si scorge il rosso dei mattoni che ricoprono le facciate si pensa alla Red Passion della vicina Campari, mentre quando si guardano le sagome verticali delle torri, nei pieni e nei vuoti dei balconi, si scorge la citazione a un disegno di Depero. Perché fondamentale è recuperare le proprie radici dai racconti dimenticati di chi ha fatto la storia. Inoltre tutti gli elementi delle residenze sono orientati al rispetto per l’ambiente e al risparmio energetico: grazie alla messa a punto di una tecnologia innovativa l’acqua di falda superficiale viene utilizzata come sorgente termica a bassa temperatura, comportando una riduzione del fabbisogno energetico necessario per il riscaldamento e raffreddamento. L’isolamento acustico è garantito dall’utilizzo di tre diversi materiali isolanti a basso impatto ambientale, costituiti da resine di origine vegetale, cellulosa e materie prime naturali dall’elevata biocompatibilità. I rivestimenti di facciata con pareti ventilate, sono uno dei plus delle torri, caratterizzate da una doppia pelle in vetro e cotto a vista, che favoriscono naturalmente la regolazione termica degli edifici.

Fondazione Prada

La Fondazione Prada, creata nel 1993 come luogo di analisi del presente attraverso l’ideazione di mostre d’arte contemporanea e di progetti di architettura, cinema e filosofia, ha scelto la cultura come principale strumento di lavoro e apprendimento. Situata in Largo Isarco nella zona sud di Milano, il complesso si sviluppa su una superficie totale di 19.000 mq, dove la varietà di spazi ha permesso a diversi linguaggi e discipline di coesistere come strumento di conoscenza e apprendimento. Costruito nel 1910 per ospitare una distilleria, la Società Italiana Spiriti, il complesso è stato oggetto di una riconfigurazione architettonica che combina tre nuove strutture (uno spazio espositivo per mostre temporanee, un ambiente multifunzionale dotato di una sala cinematografica e una torre) a sette edifici preesistenti (magazzini, laboratori e silos). Il progetto architettonico sviluppato dallo studio OMA, guidato da Rem Koolhaas «era uno spazio industriale in disuso, animato occasionalmente da eccezionali gesti architettonici –ha affermato la nota archistar- mentre ora è diventato l’ambiente privilegiato per presentare mostre d’arte, ideale perché le sue caratteristiche prevedibili non mettono alla prova i progetti degli stessi artisti». Ciliegina sulla torta è poi il Bar Luce, ideato dal visionario regista americano Wes Anderson che ha vinto il gran premio della giuria al Festival internazionale del cinema di Berlino nel 2014 con il film “Gran Budapest Hotel”. Immerso nelle atmosfere di uno storico caffè milanese, l’edificio che lo ospita mantiene una serie di strutture in acciaio a vista applicate alle pareti portanti che forniscono un rinforzo strutturale permettendo di conservare le superfici, quali il soffitto a volta che riproduce in “miniatura” uno dei simboli della città, la Galleria Vittorio Emanuele, mentre gli arredi interni in formica, le sedute e il pavimento in terrazzo rendono omaggio al cinema italiano degli anni Cinquanta e Sessanta, in particolare a due pellicole ambientate a Milano: “Miracolo a Milano” (1951) di Vittorio De Sica e “Rocco e i suoi fratelli” (1960) di Luchino Visconti.

Dall’Ansaldo al Mudec

Tra le vie Bergognone, Tortona e Stendhal sorge un complesso industriale che negli anni Sessanta ha ospitato la fabbrica Ansaldo, specializzata nella produzione di locomotive, carrozze ferroviarie e tramviarie. Il progetto ha origine negli anni Novanta quando il Comune di Milano acquista la zona per destinarla ad attività culturali. Le fabbriche dismesse, veri e propri monumenti di archeologia industriale, sono state trasformate in laboratori, studi e nuovi spazi creativi: al Teatro alla Scala sono stati assegnati sette padiglioni, adibiti a palcoscenico prove, mensa e falegnameria. In questo scenario il Comune ha progettato un polo multidisciplinare dedicato alle diverse testimonianze e culture del mondo, sede espositiva delle civiche Raccolte etnografiche. Reinterpretando gli spazi, l’architetto David Chipperfield ha progettato corpi dalle forme squadrate rivestiti di zinco e con una struttura in cristallo, illuminata 24 ore su 24, che “irrompe” geometricamente nell’edificio che lo accoglie. All’interno, diversi spazi offrono alla città una molteplicità di proposte culturali e di servizi, distribuiti su 17.000 mq: sale della collezione museale e delle esposizioni temporanee, auditorium, bistrot, design store, ristoranti, spazi didattici per i bambini. Un punto di riferimento per la testimonianza, la ricerca e la divulgazione della creatività e dell’arte proveniente da tutti i continenti.

Fabbrica del Vapore e HangarBicocca

La Fabbrica del Vapore, in via Procaccini, sorge sull’ex sede della Carminati & Toselli, impresa che si occupava di pezzi di ricambio per ferrovie e tramvie, ottimo esempio di archeologia industriale di fine Ottocento. Oggi i 30.000 mq sono stati riconvertiti in uno spazio polifunzionale che offre differenti proposte d’intrattenimento tutto l’anno: laboratori, mostre ed eventi culturali. Sorte simile è toccata all’HangarBicocca, oggi polo culturale di riferimento nella produzione, documentazione, esposizione, promozione e divulgazione dell’arte contemporanea in via Chiese 2. Il sito apparteneva alla Breda, società fondata nel 1886 dall’Ingegner Ernesto Breda, che a partire dal 1903 sposta l’azienda nel quartiere Bicocca. Come lui fanno anche Pirelli, Falck e Marelli, trasformando l’area in uno degli insediamenti industriali più importanti d’Italia. Nei 200.000 mq dei nuovi stabilimenti, la Breda produce carrozze ferroviarie, locomotive elettriche e a vapore, caldaie, macchine agricole e utensili a cui, durante il primo conflitto mondiale, si aggiunge la fabbricazione di aerei, proiettili e altri prodotti di impiego bellico. Tra questi stabilimenti c’è anche HangarBicocca. Quando nei primi anni Ottanta la Breda viene ceduta al Gruppo Ansaldo, ha inizio un progressivo processo di dismissione delle aree industriali storiche a favore di un quasi totale riassetto urbanistico del quartiere Bicocca.

Spirit de Milan è in Bovisa

Le Cristallerie Livellara aprono i battenti per un nuovo progetto, Spirit de Milan. La brillante iniziativa tutta meneghina è nata quest’estate, in un suggestivo sito di archeologia industriale, alla Bovisa. Nelle storiche Cristallerie Livellara durante gli anni Sessanta si producevano casalinghi secondo la tradizione artigianale di Murano. Oggi invece, all’interno della corte dei fabbriconi è nata un’oasi di ritrovo che riporta alla memoria la Milano degli anni Trenta, a metà tra la balera e la vecchia cascina. Atmosfera vintage, orchestre swing, tavoloni con tovaglie a quadrettini e cameriere che in milanese presentano un menu a base di nervetti, mondeghili, minestrùn e tanta barbera.

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Commenti

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  1. Scritto da Carlo Curto

    …vedasi Crespi d’Adda, Patrimonio Mondiale dell’Umanità, testimonianza in pericolo di estinzione per l’incuria del tempo e dell’abbandono, dimenticato pure da EXPO. E’ in corso un progetto di recupero di una porzione dell’antica manifattura, ma il Castello di Silvio Crespi è stato ripetutamente saccheggiato, così come i tanti impianti di archeologia industriale nella centrale elettrica a turbine, che era bella come una cattedrale. Perfino l’orologio che dominava la sala macchine è sparito.