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Congiuntura, III trimestre: industria, battuta d’arresto, commercio in ripresa

L’indagine sulla congiuntura economica di Unioncamere Lombardia si svolge ogni trimestre su quattro campioni: aziende industriali, aziende artigiane, aziende commerciali e aziende dei servizi. Un termometro che segna la ripresa per alcuni settori (come il commercio e non solo alimentare), ma altri decisamente in rallentamento (come l'industria) e ancora altri fermi a livelli di crisi come l'edilizia.

Come una Polaroid che permette di osservare l’economia in divenire nella terra orobica, così la congiuntura elaborata da Unioncamere Lombardia fotografa la situazione produttiva nell’industria, nel commercio e nei servizi. La congiuntura del terzo trimestre vede la produzione industriale di Bergamo che segna una battuta d’arresto con una flessione del -1% nei tre mesi e del -2,1% su base annua. Anche se il risultato medio regionale, statisticamente più affidabile, indica invece una tenuta della fase di ripresa del ciclo in Lombardia con variazioni positive nel trimestre (+0,2%) e nel confronto annuo (+1,7%). Il rallentamento della produzione a Bergamo è in sintonia con una corrispondente flessione del fatturato, ma non è coerente con altri indicatori che testimoniano invece un lento ampliamento della ripresa.

Nel corso del terzo trimestre aumentano i settori con variazioni positive e si consolida una maggioranza di imprese che sono al di sopra o sugli stessi livelli dell’anno scorso. Pur decelerando, è ancora in crescita di produzione e di vendite la meccanica, comparto centrale dell’industria locale.

E oltre alla meccanica, hanno segno positivo altri importanti settori come il tessile, la chimica e la gomma-plastica. Solo poco più di un terzo delle industrie intervistate dichiara una riduzione della produzione tendenziale localizzata in provincia, ma il peso occupazionale di questa componente – in cui prevalgono settori caratterizzati da economie di scala, orientati al mercato interno o alla filiera delle costruzioni – sposta in territorio negativo il dato medio.

C’è poi da notare che tiene e anzi migliora l’indicatore prospettico degli ordini dall’estero che sono in crescita – in linea con i brillanti risultati dell’export manifatturiero di Bergamo dei primi due trimestri dell’anno – e compensano la dinamica ancora debole e altalenante degli ordini interni. La discordanza dei diversi indicatori congiunturali non consente di leggere nell’inatteso risultato dell’indice della produzione industriale di Bergamo un effettivo cedimento del ciclo, del resto smentito dai dati delle altre province lombarde, quasi tutte con segno positivo.

La debole progressione dell’indice medio da diversi trimestri a questa parte potrebbe celare, nell’imperfetta sintesi statistica del campione provinciale, un divario di performance tra imprese e settori che in questi anni hanno modificato in profondità i propri processi produttivi e il posizionamento sui mercati domestici e internazionali.

A rasserenare lo scenario congiunturale contribuiscono le stesse previsioni delle imprese: le aspettative sull’ultimo trimestre dell’anno sono ottimistiche, in miglioramento e, per la prima volta da oltre quattro anni, prevalentemente positive anche per la domanda interna. Per quanto riguarda l’occupazione dell’industria, il terzo trimestre vede tipicamente prevalere le uscite sugli ingressi e quindi raffredda la tendenza all’incremento degli addetti che si era manifestata con vigore nei primi due trimestri dell’anno.

Nell’artigianato manifatturiero l’indice della produzione si è stabilizzato su livelli nettamente inferiori a quelli pre-crisi. Le variazioni dell’ultimo trimestre sono intorno allo zero. La “nuova normalità”, pagata con una riduzione della base imprenditoriale (le aziende artigiane della manifattura sono diminuite di un quinto rispetto al 2008), è quella di un contesto relativamente stazionario in cui però, da qualche trimestre a questa parte, ha ripreso ad aumentare la quota delle imprese in crescita e, conseguentemente, a ridursi, a meno di un terzo del campione, l’incidenza di quelle ancora “in crisi” sull’arco temporale dell’anno.

La conferma di una migliore tenuta della produzione artigiana sembra affiorare anche nel dato degli addetti, cresciuti nel terzo trimestre.

Nel commercio si conferma, a Bergamo come a livello più generale, una moderata ripresa dei consumi interni. Nel commercio al dettaglio migliora la tendenza al recupero su base annua che era già apparsa con evidenza nella scorsa rilevazione. Nel terzo trimestre il giro d’affari dell’intero commercio al dettaglio aumenta su base annua del +1,8%, in misura del tutto simile alla media regionale. Le imprese commerciali che segnalano un aumento tendenziale delle vendite prevalgono su quelle in difficoltà con un saldo positivo di oltre 10 punti percentuali. Le aspettative sono positive, anche per l’occupazione, nonostante gli addetti nel trimestre si siano ridotti del -0,5%.

Le vendite sono in crescita, per la prima volta da anni, nel settore alimentare, (+2,4%) mentre nel non alimentare la tendenza positiva (+3,2%) si conferma e si rafforza. Nel commercio non specializzato il giro d’affari risultante dal campione è in crescita del +0,2% ma i risultati a consuntivo delle vendite negli ipermercati e supermercati di Bergamo segnano un più marcato aumento del +3,5% dei valori e del +1,4% dei volumi. Più complicata la situazione nei servizi.

Anche in questo caso i risultati provinciali sono disallineati rispetto a quelli medi della Lombardia (che si basano su una maggiore copertura campionaria) e vanno quindi presi col beneficio del dubbio: il giro d’affari è in calo su base annua a Bergamo del -1,4% mentre a livello regionale la variazione è del +2,2% e in accelerazione.

La distribuzione di frequenza è più favorevole e vede per il secondo trimestre consecutivo un saldo positivo (+6) e in miglioramento anche in provincia di Bergamo.

Infine, nelle costruzioni sembra proseguire a livello regionale un lento miglioramento, più incerto nel campione provinciale, del volume d’affari e delle aspettative.

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