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La lettera di Carlo Pesenti e l’impegno a reinvestire nell’industria bergamasca fotogallery

La lettera di Carlo Pesenti, consigliere delegato di Italcementi, a due giorni dallo sciopero dei lavoratori contiene un impegno preciso: reinvestire in attività industriali nel territorio bergamasco.

Ci sono lettere che restano private per il loro contenuto, ma che rinsaldano o pongono fine a rapporti costruiti nel tempo. Poi ci sono le lettere pubbliche che hanno un peso diverso perché chiamano in causa persone, situazioni, comunità che sono, per fortuna o loro malgrado, protagoniste.
La scelta del Vescovo di Bergamo, monsignor Francesco Beschi, di inviare una lettera ai lavoratori di Italcementi nel giorno della loro prima assemblea pubblica con la città, ha avuto un peso non indifferente. Anche perché in quell’incontro si respirava la grande incertezza sul futuro e le parole del pastore bergamasco indicavano una vicinanza, un’attenzione e una speranza per i lavoratori e per le loro famiglie.

Una missiva, un messaggio il cui peso sembra essere andato anche oltre la vicinanza e il sostegno ai lavoratori se, dopo lo sciopero di venerdì – molto partecipato, riuscito nel suo intendo di focalizzare l’attenzione sul problema occupazionale dopo l’acquisto di Italcementi da parte di HeidelbergCementCarlo Pesenti, consigliere delegato di Italcementi, ha preso carta e penna e ha scritto una lunghissima lettera pubblica.

Nella quale spiega l’orizzonte economico globale nel quale è maturata questa scelta di vendere Italcementi a HeidelbergCement, il ruolo della sua famiglia e il peso della società Italmobiliare, le ripercussioni che avrà anche a livello occupazionale la cessione di Italcementi e, infine, quel riprendere le parole del Vescovo che sono di fatto un impegno chiaro e preciso.

A volte le parole dei galantuomini non hanno bisogno di notai e carte bollate, basta una stretta di mano.

Nella sua esposizione Carlo Pesenti si espone e scrive: “Le aziende che rimarranno nel perimetro di Italmobiliare continueranno a confrontarsi, con particolare attenzione, con la realtà bergamasca; la nostra Fondazione sarà rafforzata e continuerà ad operare nell’interesse della comunità; la liquidità generata dalla cessione di Italcementi potrà essere, nel pieno rispetto dei piani e della governance di un’azienda quotata, la leva per intercettare nuove frontiere di sviluppo «promuovendo una qualificazione e una produttività – come ha scritto il nostro Vescovo – capaci di alimentare speranze inclusive».

Ora, le parole della diplomazia hanno calibri diversi, ma la sostanza rimane: l’impegno a reinvestire in attività industriali nel territorio bergamasco.

È un passaggio delicatissimo e importante che fa chiarezza sulla situazione di Italcementi nel futuro prossimo.

Pesenti non si nasconde, anzi è cristallino: “Ogni operazione di acquisizione innesca processi di efficienza che hanno come obiettivo la riduzione dei costi che, senza falsità, si traducono anche in riduzioni di personale. Ora il mio compito è di proseguire le politiche di responsabilità sociale che hanno contraddistinto l’opera di Italcementi in tutti questi anni e che rivendico in particolare nella mia gestione”.

Si assume tutte le responsabilità e si impegna ad investire di nuovo in progetti industriali a Bergamo.

Non mancherà chi lo criticherà di nuovo, accusandolo di non dire chiaramente quali siano i piani industriali che ha in mente e quanti posti di lavoro potranno generare.

Ma nell’orizzonte bergamasco, questa corrispondenza pubblica tra vescovo e imprenditore che discutono di lavoro, di vite, di famiglie e di inclusioni sociali resta un punto alto di dialogo per il bene della comunità bergamasca.

Un impegno a cui non dubitiamo seguiranno i fatti.

Commenti

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  1. Scritto da alto dialogo

    Si, il dialogo è alto, ma i lavoratori resteranno a spasso.
    Quello è un dialogo tra ipocriti se non seguiranno fatti concreti che salvaguardino il posto dei lavoratori.

  2. Scritto da TT

    Mi viene in mente la bella canzone di Dalla,”caro amico ti scrivo”… Tutto qui.