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Omicidio via Moroni, locale rischia chiusura definitiva Licenza già sospesa 3 volte

Il gestore del locale in manette a tre ore di distanza dall'omicidio: il Socraf già nel mirino della Questura nel 2013, riconosciuto come luogo di ritrovo di pregiudicati, e del Comune di Bergamo che aveva imposto la chiusura anticipata e già sospesa una volta la licenza.

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Un diverbio, l’ultimo di una lunga serie, la classica goccia che fa traboccare il vaso: una discussione forse più accesa di altre volte prima della follia, una coltellata decisa all’addome che è costata la vita ad Amadou Pape Diouf, 33enne senegalese morto nella notte tra venerdì 30 e sabato 31 ottobre su un letto dell’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo dove era stato portato d’urgenza e in condizioni disperate per tentare di salvargli la vita.

I carabinieri di Bergamo, intervenuti sul luogo del delitto, ci hanno messo tre ore a rintracciare l’omicida, anche grazie alle testimonianze di alcuni presenti: si tratta di Guillaume Meles Djedje, 56enne ivoriano gestore del bar Socraf all’esterno del quale si è consumata la tragedia, arrestato in via Pignolo dove risiede la fidanzata e dove si era precipitato per provare ad eliminare le macchie di sangue dai jeans e dalla felpa che indossava al momento dell’omicidio.

La scintilla che ha fatto scattare la furia del 56enne sarebbe stata una bottiglia di birra vuota lasciata dal 33enne all’esterno del locale: sembra che il gestore del Socraf da tempo avesse impedito al senegalese di entrare nel suo bar, in seguito a numerosi screzi, e alla vista di quel gesto abbia perso le staffe. Impugnato un coltello avrebbe quindi raggiunto il 33enne all’esterno del locale e lo avrebbe accoltellato a morte con un colpo nella zona del cuore: dopo l’arresto, l’ivoriano è stato portato alla caserma di via delle Valli dove è stato interrogato nella giornata di sabato dal Pm Fabrizio Gaverini.

“Una tragedia annunciata” secondo i residenti che da tempo denunciano schiamazzi notturni e risse, contro i quali nell’ottobre scorso era scattata anche una raccolta firme: iniziativa che non aveva lasciato indifferente il Comune di Bergamo, intervenuto nei giorni successivi per notificare proprio al locale teatro dell’omicidio un’ordinanza che ne imponeva la chiusura per 30 giorni dal 6 ottobre al 4 novembre 2014. Dal luglio scorso, inoltre, il locale rientra nella cosiddetta “ordinanza anti-movida”, con obbligo di chiusura anticipata entro le 00.30.

Ma il Socraf era finito anche sotto la lente di ingrandimento della Questura: il 7 febbraio 2015 l’allora questore Fortunato Finolli aveva disposto la chiusura, per sospensione della licenza di validità dell’esercizio di somministrazione di alimenti e bevande. Una decisione presa ai sensi dell’articolo 100 del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza in quanto, a seguito di controlli effettuati all’inizio dell’anno, il locale risultava essere frequentato abitualmente da cittadini extracomunitari con gravi precedenti penali e di polizia: provvedimento identico a quello cui era stato sottoposto anche nell’aprile del 2013.

E su quale futuro attenda ora il Socraf si è espresso in modo piuttosto chiaro il questore di Bergamo Girolamo Fabiano, non negando che probabilmente non potrà mai più riaprire: “Il gestore è in galera e il fatto violento è avvenuto nell’ambito del locale. Il bar aveva già subito provvedimenti da parte della Questura, non è certo una novità e non siamo cascati dal pero. Dispiace perchè, come ho sempre detto, Bergamo è una città bellissima e dobbiamo lavorare affinchè quei pochi che non si comportano come il 99% dei cittadini vengano richiamati a un vivere civile”.

Via Moroni torna così a sporcarsi di sangue a 8 anni di distanza dall’omicidio di Alessandra Mainolfi, 21enne di Pradalunga uccisa in casa al civico 27 dall’amante Mohamed Safi, poi condannato a 15 anni di carcere per omicidio volontario.

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Commenti

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  1. Scritto da W V.E.R.D.I.

    99% dei cittadini…italiani