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Cittadini e burocrazia: rubrica per capire e snellire i rapporti con l’ente pubblico

Bergamonews prova a dare un contributo ad affrontare seriamente il tema della pubblica amministrazione e dei problemi del cittadino quando è "costretto" a incontrarla sul suo cammino, perciò abbastanza spesso. Lo facciamo insieme a un funzionario che da decenni lavora nel pubblico, Adriano Musitelli. Potete mandare le vostre domande o le vostre storie a Bergamonews@gmail.com

Bergamonews prova a dare un contributo ad affrontare seriamente il tema della pubblica amministrazione e dei problemi del cittadino quando è "costretto" a incontrarla sul suo cammino, perciò abbastanza spesso. Lo facciamo insieme a un dirigente che da 38 anni lavora negli enti pubblici con inc arichi importanti a Bergamo e non solo: Adriano Musitelli. Potete mandare le vostre domande o le vostre storie a Bergamonews@gmail.com 

di Adriano Musitelli

La questione della Pubblica amministrazione viene spesso e da tutti, forze politiche, associazioni di categoria, opinione pubblica corrente, individuata come uno dei problemi più urgenti da affrontare nel nostro paese: e certamente un problema lo è.

Alla Pubblica amministrazione viene associato il termine, che assume oggi un significato spregiativo, di burocrazia: ad essa si attribuisce la maggior responsabilità dei mali e delle lentezze del paese, dalla corruzione alla crisi industriale e produttiva.

Il fatto che sia un luogo comune lo fa diventare un comodo capro espiatorio valido per tutti e per nessuno, troppo spesso un alibi che non aiuta ad individuare i mali, i problemi, le ragioni, le cause, le responsabilità e soprattutto le soluzioni.

Con questa rubrica vorremmo provare a dare un contributo, modesto e volontario, ad affrontare seriamente questo “problema”.

Lo faremo con spirito ed atteggiamento aperto, come aperta dovrebbe essere la pubblica amministrazione perché la si possa vedere dentro e bene e tutta.

Lo faremo stimolando riflessioni, dibattiti, confronti, a partire dai termini per evitare confusioni indistinte ed alla ricerca della chiarezza, lo faremo da problemi e casi proposti da noi e dai lettori, lo faremo evitando le polemiche, lo faremo evitando le posizioni di parte o gli stimoli interessati e le difese di categoria.

Partiremo dal concetto di burocrazia: anzitutto da che cosa è la burocrazia? 

Prendiamo una definizione non mia, fra le tante, quella tratta da Wikipedia: “Il termine, definito in maniera sistematica da Max Weber indica il "potere degli uffici" (dal francese bureau): un potere (o, più correttamente, una forma di esercizio del potere) che si struttura intorno a regole impersonali ed astratte, procedimenti, ruoli definiti una volta per tutti e immodificabili dall’individuo che ricopre temporaneamente una funzione. L’etimologia ibrida del termine, dal francese bureau ("ufficio") connesso al greco krátos ("potere") ne rivela l’origine tarda e la derivazione di chiara matrice francofona…. Per burocrazia dal francese bureau ("ufficio") connesso al greco krátos ("potere") si intende l’organizzazione di persone e risorse destinate alla realizzazione di un fine collettivo secondo criteri di razionalità, imparzialità e impersonalità.”

Raccontata così appare una cosa diversa rispetto alla percezione ed al giudizio comune di oggi.

La burocrazia nel senso comune e deleterio del termine invece appare come la sommatoria di anonimi burocrati che agiscono in funzione del male, della vessazione ai cittadini.

In realtà la burocrazia cosa è se non il risultato della stratificazione di norme ed assetti istituzionali prodotti da un susseguirsi di legislatori, governati ed amministratori, scelti dal popolo, certo supportati da una burocrazia che non per questo può essere assunta a scusante.

Soggetti politici che, visti i risultati del prodotto, si sono dimostrati quantomeno inadeguati all’esercizio della loro funzione: la Politica, che per definizione è arte, scienza del governo e dell’amministrazione dello Stato.

E non si può pensare di combattere la burocrazia con gli stessi strumenti che la alimentano, con leggi, norme e regole. La riforma della pubblica amministrazione, e quindi della burocrazia, necessita di una profonda rilettura, delle norme che la alimentano: la pubblica amministrazione deve essere alleggerita anzitutto dalle regole e conseguentemente dalle strutture.

A questo non soccorrono né i falò delle gazzette ufficiali, né gli slogan che ogni giorno annunciano una riforma e una semplificazione ope-legis, un termine burocratese per dire attraverso imperativi di legge: di nuove leggi, destinate ad infrangersi nel nugolo di procedimenti e di norme parallele, concorrenti e preesistenti, e pertanto destinate a rimanere senza effetto, non si avverte la mancanza. Necessiterebbe anzitutto di governanti, legislatori e amministratori competenti ed adeguati, non solo nel marketing e nella comunicazione, ma nell’esercizio della Politica, nel senso più vero e nobile vero del termine già sopra richiamato, e di un apparato burocratico indipendente oltre che professionale, e questi due termini non sono affatto inscindibili.

Anche la riforma della pubblica amministrazione, come della politica, passa dall’affermazione di valori nel sentire comune, nel senso Civico, ancor prima che nella Costituzione e nelle norme. Occorre recuperare principi che appaiono vecchi ma sono le fondamenta di una sana amministrazione pubblica quali: il valore, il prestigio e l’autorevolezza nell’esercizio di funzioni pubbliche, del servizio pubblico, dell’indipendenza, del rispetto dei ruoli, con i conseguenti contrappesi della trasparenza.

Chi svolge funzioni e gestisce servizi pubblici è a servizio del paese e non può dare adito a sospetti ed ombre di diversi fini. Questo vale per tutti, per i governanti, per i dipendenti pubblici come per i magistrati.

Ma non è certo aspettando nuove norme che si apre e rinnova la pubblica Amministrazione: tocca ai cittadini “aprirla” con senso civico e attenzione critica, e per questo ci sono già strumenti abbondanti dell’accesso non adeguatamente utilizzati, bisogna cominciare ad usarli.

E noi vorremmo fornire un contributo a questo. 

Commenti

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  1. Scritto da Alberto

    Magari copiare l’esempio svizzero (abbiamo le norme già in lingua italiana) dove è l’ente/comune che segue le pratiche per il cittadino/imprenditore che volesse insediarsi potrebbe essere utile. Invece qui il cancro è proprio nel dover sottostare alle decine di richieste, spesso ingiustificate e duplicate, dei vari enti che sovrappongono le competenze. Non vi dico per un’insegna da mettere su un capannone (non su un monumento) le ore e i soldi che si spendono.

  2. Scritto da Fulvio

    Dal momento che sburocratizzare significherebbe perdere tanti posti di lavoro che di fatto producono aria fritta o lana caprina (posti pubblici, para-pubblici, inattaccabili per l’eternità) la semplificazione non avverrà MAI. Inoltre la burocrazia piena di cavilli e tranelli garantisce agli Enti la tenuta in pugno del cittadino, il ricatto a norma di legge, le sanzioni su mancanze grafiche involontarie (magari una virgola fuori posto). Bravi Bergamonews