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A Romano di Lombardia gli ultimi giorni della mostra “Il vino”

Domenica 1° novembre si conclude a Romano di Lombardia, il percorso espositivo “Il vino. Frutto della vite, sangue di redenzione”. È possibile visitare opere di Lotto, Moretto, Guercino, Cifrondi.

Domenica 1° novembre si conclude al museo d’arte e cultura sacra di Romano di Lombardia, il percorso espositivo “Il vino. Frutto della vite, sangue di redenzione”, ultimo tassello del progetto "Beati gli invitati", ideato da don Tarcisio Tironi, direttore del museo, che ha studiato negli scorsi anni l’acqua (2011), il pane (2013), l’olio (2014).

In occasione della conclusione della mostra, domenica 1° novembre alle 17.30 alla sala riunioni del museo si tiene "Storie sante di vino", letture dall’antichità ad oggi commentate e musicate dal trio Melogos (Corrado Patera, Elena Rosa Parlante, Giacomo Parimbelli).

La mostra, curata da Angelo Loda, conservatore del museo, pone al centro dell’attenzione il vino nelle sue varie caratterizzazioni simboliche e profane, nel tentativo di scandagliare il ruolo che ha rivestito e riveste nella vita di tutti i giorni. Considerata inoltre la specificità del museo romanese, il significato sacrale e sacramentale del vino ha assunto un ruolo centrale nel percorso espositivo.

La scelta delle opere, ha innanzitutto privilegiato il rapporto con il territorio della diocesi bergamasca, da cui provengono alcune tele a tematica sacra; ad esse sono accostati dipinti provenienti da musei e collezioni private del nord-Italia, nonché da altre diocesi lombarde. Nella prima sezione è indagata la componente laica dell’uva e del vino nei vari momenti del convivio e della quotidianità della tavola, con particolare attenzione al contesto mitologico e letterario dell’antichità classica, baccanti e satiri in primis. Accanto ad una serie di nature morte scalabili dal Sette al Novecento sono esposti vari testi pittorici sulla raccolta dell’uva e della sua successiva lavorazione.

In una sottosezione apposita è stata inoltre ricostruita la vicenda storica che rivestì la viticoltura nel territorio di Romano di Lombardia, con la ricostruzione di una trattoria tipica e con l’esposizione di oggetti e di attrezzi utilizzati per produrre vino da colture locali secondo la tradizione del territorio.

Nella seconda sezione l’attenzione è sul versante sacro, approfondendo l’importanza della vite e del vino nei contesti biblici scritturali, e nelle biografie di alcuni santi. Accanto ai motivi veterotestamentari dell’"Ebbrezza di Noè" e di "Lot ubriacato dalle figlie", in cui si evidenzia la potenzialità “inebriante” e “pericolosa” del frutto della vite, e di "Melchisedek ed Abramo" e "Abramo visitato dagli angeli", anticipatori tipologici del significato eucaristico del vino, trovano posto le scene neotestamentarie assai note delle "Nozze di Cana", dell’"Ultima Cena", della "Cena in Emmaus", fino a giungere ad una serie di opere in cui il tema del vino della comunione sacramentale si trasforma nel sangue di Cristo, attraverso immagini altamente simboliche.

Nel "Torchio mistico", Cristo, sulla scorta di un passo del profeta Isaia, è letteralmente posto sotto un torchio azionato da Dio Padre e il vino-sangue che ne esce è raccolto entro un tino; nel cosiddetto "Sangue del Redentore", di cui è esposta la tela del Museo di Palazzo d’Arco di Mantova di Lorenzo Lotto, Cristo risorto lascia zampillare dalle ferite al costato, alle mani, ai piedi, fiotti di sangue che si riversano in un calice posto ai suoi piedi.

Nella suggestiva tela col "Cristo nel calice", soggetto testimoniato quasi unicamente nella zona d’influenza della Serenissima, il Redentore è posto all’interno di un calice, onde evidenziare “corporalmente” il mistero della transustanziazione. Alcuni dipinti indagano il rapporto che vari santi, in particolare san Giovanni evangelista e san Giacomo della Marca, hanno avuto durante il loro cammino di fede col frutto della vite, a loro offerto talvolta come veleno all’interno di calici, da cui spuntano diabolici serpentelli.

La sezione si conclude con la presentazione del simbolo eucaristico del Pellicano, leggibile su tovaglia, casula calice, porta di tabernacolo e con la selezione di calici e di ampolline per illustrare come anche le suppellettili liturgiche abbiano nel tempo interagito col tema del vino dal Rinascimento ai giorni nostri.

La mostra allestita, a cura dell’architetto Bruno Cassinelli, è visitabile nei locali afferenti al museo, compresa la Sala Alberti e nel transetto della basilica di San Defendente. Sono oltre 1.200 i più giovani visitatori, delle scuole che hanno conosciuto alcuni momenti storici sull’uva e sul vino a Romano di Lombardia, integrando la visita alla mostra con la partecipazione ai laboratori a tema, distinti e vari per ogni fascia d’età.

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