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Aspettando ArtDate: Rodeschini e i tarocchi viscontei della Carrara

Per cominciare ad addentrarci nel magico mondo di ArtDate 2016 (13, 14 e 15 maggio), ma soprattutto in quello dei tarocchi viscontei, The Blank ha intervistato per Bergamonews Maria Cristina Rodeschini, responsabile dell'Accademia Carrara e direttore della GAMeC.

Ogni anno l’associazione culturale The Blank Contemporary Art organizza ArtDate, tre giornate dedicate all’Arte durante le quali istituzioni, gallerie e project space della città inaugurano, sommandosi ad una pluralità di eventi quali studio visit, aperture di dimore storiche e collezioni private, talk organizzati per l’occasione.

La sesta edizione di ArtDate (13, 14 e 15 maggio 2016) si baserà sul famoso romanzo fantastico di Italo Calvino “Il castello dei destini incrociati”, illustrato tramite la carte dei tarocchi di Bonifacio Bembo, parzialmente conservate all’Accademia Carrara.

Per cominciare ad addentrarci nel magico mondo di ArtDate ma soprattutto in quello dei tarocchi viscontei, The Blank ha intervistato per Bergamonews Maria Cristina Rodeschini, responsabile dell’Accademia Carrara e direttore della GAMeC.

Ci racconta come i tarocchi sono giunti alla Pinacoteca Carrara?

La preziosa serie di carte da gioco è entrata a far parte delle collezioni della Carrara grazie a Francesco Baglioni (1836-1900) che alla fine della sua vita donava la propria raccolta d’arte al museo, nel solco della grande tradizione di mecenatismo che caratterizza la storia della città. Il nobile bergamasco era stato un fine collezionista e per la sua riconosciuta competenza aveva ricoperto per più di trent’anni, dal 1867 al 1900, il ruolo di presidente dell’Accademia Carrara. La sua multiforme raccolta era composta da 34 dipinti, – che includono opere di Paolo di Giovanni Fei, Ambrogio Bergognone, Andrea Previtali, Giovanni Cariani, Defendente Ferrari, Bernardo Canal, Giovan Battista Tiepolo, Francesco Guardi – ma anche da miniature, disegni, vetrate, bronzi, porcellane, argenti, mobili. Tra le opere più ammirate vi erano le 26 carte da tarocco che Francesco Baglioni aveva acquistato dal conte Alessandro Colleoni di Bergamo. Della serie 23 carte, databili tra il 1455 e il 1460, sono dagli artisti cremonesi Bonifacio e Ambrogio Bembo, raffinati esponenti del tardogotico lombardo, mentre 3 carte, eseguite più tardi tra il 1480 e il 1490, si devono ad Antonio Cicognara, anch’egli cremonese, ma influenzato dalla cultura ferrarese. Due altri nuclei, rispettivamente conservati alla Pierpont Morgan Library di New York (35 carte) e in collezione privata (altre 13) integrano il mazzo della Carrara, per un insieme di 74 pezzi. Mancando all’appello solo 4 carte – il Diavolo, la Torre, il 3 di spade e il Cavallo di denari – per la ricomposizione della serie completa di 78 carte, il mazzo Colleoni/Baglioni è considerato uno dei più ricchi in assoluto. Per la diffusione del gioco dei tarocchi nelle corti quattrocentesche dell’Italia settentrionale, per i caratteri stilistici e per la simbologia araldica, presente su alcuni di essi che riconduce alla metà degli anni ’50 del Quattrocento, con buona probabilità il mazzo venne commissionato da Francesco Sforza, duca di Milano dal 1450 al 1466.

Queste carte costituiscono degli esempi unici nel loro genere per scelte iconografiche del Bembo, che ruolo hanno all’interno della Pinacoteca?

Rappresentano un rarissimo e magnifico esempio della cultura tardogotica in Lombardia di cui Bonifacio Bembo e la sua bottega seppero essere colti testimoni nella Milano sforzesca, non essendo comunque all’oscuro delle novità rinascimentali che stavano approdando nei territori del ducato milanese dal centro Italia.

La soluzione espositiva adottata per le carte nell’ambito del nuovo allestimento della Pinacoteca le vede collocate in una piccola stanza dedicata, quasi a ricreare per loro un microcosmo separato dal resto del percorso. Quali sono le ragioni di questa scelta?

Non è stata né semplice né lineare la scelta sulla collocazione della serie di carte, data la sua unicità e la massima coerenza con le opere esposte nella prima sala del nuovo ordinamento, già di per sé colma di capolavori. L’aver riservato ai tarocchi uno spazio più concentrato nella sala 5, supportato nella sua definizione dal colore scuro delle pareti e dalla luce che adotta proiettori dalle ottiche di alta precisione, mi pare riesca a valorizzare bene questo capolavoro del museo.

Dov’erano collocate le carte prima dell’ultimo grande restauro che ha coinvolto la Pinacoteca?

La serie per la sua importanza è sempre stata esposta anche negli allestimenti storici. Nell’ultimo di essi in ordine di tempo i tarocchi trovavano posto nella prima sala del museo, in una vetrina in cui le carte erano disposte in piano, protette da un vetro e da un tessuto per risparmiarli dalla luce.

Il prossimo ArtDate, l’evento annuale di The Blank che prevede tre giornate dedicate all’arte contemporanea dal 13 al 15 maggio 2016, sarà incentrato sul testo di Italo Calvino. Cosa pensate di proporre all’interno della Pinacoteca per questo evento?

Come prima idea sarebbe interessante promuovere nelle sale della Carrara delle letture dal testo di Calvino Il castello dei destini incrociati, apparso per la prima volta nel 1969 nel volume Tarocchi, Il mazzo visconteo di Bergamo e New York, edito a Parma da Franco Maria Ricci. Del sontuoso apparato iconografico di questa pubblicazione rimane memoria nell’edizione Einaudi gli Struzzi del 1973: la stilizzazione grafica e la miniaturizzazione della serie dei tarocchi Colleoni/Baglioni, funziona appunto da ‘richiamo mnemonico’ per il lettore. Noto che la sovracopertina degli Struzzi è illustrata con 5 immagini del mazzo Colleoni/Baglioni, ma erroneamente la didascalia rimanda solo al nucleo della Pierpont Morgan Library di New York, sottacendo che due immagine della quarta di copertina che appartengono alla serie della Carrara.

Le risulta che Italo Calvino abbia mai visitato la Pinacoteca Carrara?

Il museo, che io sappia non dispone di testimonianze dirette della visita dello scrittore, ma è facile immaginare che Calvino sia stato in Carrara negli anni Sessanta.

Sempre a proposito del testo di Calvino, l’autore decide di utilizzare i tarocchi del mazzo Colleoni-Baglioni prescindendo dal valore esoterico che questo tipo di carte sono andate assumendo, affidandosi piuttosto al valore iconografico. Crede che nella nostra contemporaneità questo tipo d’iconografia possa avere ancora una sua forza comunicativa?

Penso proprio di sì. Basti pensare a quanto il tema dei tarocchi abbia sollecitato la fantasia degli artisti anche in epoca contemporanea, aprendo ampi spazi di libertà espressiva. Ricordo ad esempio il ruolo centrale del tema nella sperimentazione visiva di Enrico Prometti, impegnato per trent’anni, dal 1966 al 1994, nell’esplorazione di questo storico format. Con i suoi tarocchi Prometti offre la propria idea della vita e dello straordinario potenziale immaginativo di cui sono portatori.

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