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Operazione Hydra: 6 arresti per ‘ndrangheta tra Roma e Bergamo

Dalle prime luci dell’alba di martedì 27 ottobre, i Finanzieri del Comando Provinciale e del Nucleo Speciale di Polizia Valutaria di Roma stanno eseguendo 6 ordinanze di custodia cautelare tra Roma e Bergamo: 17 indagati per usura, abusiva attività finanziaria e riciclaggio di denaro di provenienza illecita.

Dalle prime luci dell’alba di martedì 27 ottobre, i Finanzieri del Comando Provinciale e del Nucleo Speciale di Polizia Valutaria di Roma stanno eseguendo 6 ordinanze di custodia cautelare tra Roma e Bergamo ed effettuando il sequestro di immobili, società e conti correnti per un valore complessivo di oltre 5 milioni di euro, contestando a 17 indagati i reati di usura, abusiva attività finanziaria, intestazione fittizia di beni e riciclaggio di denaro di provenienza illecita, aggravati dalle modalità mafiose, in quanto legati alla cosca Mancuso di Limbadi (VV). Oltre 20 le perquisizioni in corso a Roma e nelle province di Bergamo, Catanzaro e Vibo Valentia.

Sequestri anche in Svizzera e negli Stati Uniti.

Tra gli indagati figura anche l’ex capogrupo dell’Italia dei Valori in Regione Lazio Vincenzo Maruccio, uomo di fiducia di Di Pietro e già arrestato per peculato nel novembre del 2012: gli uomini del Nucleo Speciale di Polizia Valutaria hanno compiuto accertamenti specifici sui suoi conti correnti, rilevando come avesse fatto da prestanome, unitamente a molti altri indagati (tra cui la moglie, la madre e la collaboratrice domestica), di Luigi Ferruccio Bevilacqua, imprenditore di origini calabresi al quale nell’ottobre del 2009 era stato imposto l’obbligo di dimora a Roma perchè considerato vicino al clan Mancuso di Limbadi. 

Gli inquirenti sottolineano come Bevilacqua non si fosse mai effettivamente dissociato dall’ambiente d’origine, ricevendo le cosiddette "imbasciate" sino a Roma, dove aveva creato il suo "impero", nonchè partecipando a riunioni in Calabria. Emblematico, sempre secondo gli inquirenti, il contenuto di alcune intercettazioni: "….siamo sempre vicini, siamo sempre una famiglia. Questo non c’è dubbio..una famiglia piena di affetto, di bontà e di trasparenza e di perbenismo..". 

Dalle complessive indagini, effettuate in stretta sinergia dal Nucleo Speciale di Polizia Valutaria e dal Nucleo di Polizia Tributaria di Roma/GICO è emerso come Bevilacqua, abbandonato il territorio d’origine, abbia proseguito nell‘attività di usuraio cominciando a investire i correlati proventi illeciti nel mercato legale romano, acquisendo, fittiziamente e tramite prestanomi, importanti e note strutture societarie romane, operanti prevalentemente nel campo della ristorazione nonchè immobili in Italia e all’estero. 

Nel ruolo di promotore e organizzatore delle condotte delittuose poste in essere, Bevilacqua avrebbe diretto tutte le attività illecite, avvalendosi dei figli nonchè di altri fidati collaboratori e soggetti compiacenti, tra cui, su tutti, il citato Maruccio e Rocco Anello, già consigliere della Provincia di Catanzaro e candidato alla carica di sindaco di Curinga nelle amministrative del 2013. Ciò attraverso l’intestazione fittizia di beni e attività a terzi compiacenti, al fine di schermare l’effettiva titolarità. 

Sequestrati bar, ristoranti, pescherie, attività di commercio di orologi, tutti nella zona di Piazza Bologna a Roma: queste le iniziative imprenditoriali di Bevilacqua nella Capitale gestite attraverso una fitta rete di prestanome. Tra i locali in mano agli arrestati anche il noto "M’addubbai" di via Livorno. 

Cautelate anche 3 società di diritto svizero, operanti nel settore immobiliare e del commercio in genere, nonchè 3 lussuose ville site a Miami Beach in Florida. 

L’ammontare dei beni in sequestro ammonta al momento a 5 milioni di euro. 

 

Commenti

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  1. Scritto da Pluto

    Tutto bene tranne che. Mi vien da ridere leggere che un calabrese venga mandato in soggiorno obbligato a… Roma, noto paesino abitato da 12 capre e mezzo pastore. Come mi vien da piangere leggere che ci sono state perquisizioni anche a Bergamo… senza sapere cosa come dove.

  2. Scritto da + verande x tutti

    Verissimo, ma se lo dici sei marchiato di razzismo. Io sono del parere che non tutti i calabresi sono nella ‘ndrangheta, ma tutti gli ‘dranghetisti sono calabresi, ma non lo potrei nemmeno pensare.

    1. Scritto da pablo

      invece lo pensi, ed è un problema vero.

  3. Scritto da Patrizio

    Grazie per averli presi.
    Ora seguano le condanne e il sequestro di tutti i beni.
    Grazie

  4. Scritto da Luigi

    State tranquilli, Maroni e’ convinto che al nord mafia camorra e ndrangheta non ci sono.

  5. Scritto da BeRGHEM

    GOOGLE “DIMMI DOVE ABITI E TI DIRO’ IL TUO CLAN” : l’ elenco delle cosche e dei clan presenti in Lombardia.
    Oramai la mafia investe, compra, ricicla denaro sporco proveniente dalla vendita di droga. Si maschera dietro laureati, avvocati, notai, tutti quasi sempre prestanome di famiglie originarie della calabria, campagna e sicilia. Occhi aperti dunque.