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Italcementi: Maroni assente, la scelta del vescovo e il silenzio di Pesenti

Sono giorni cruciali per il futuro di Italcementi, se la politica nazionale e cittadina è scesa in campo c’è da registrare la grande assenza di Regione Lombardia. Mercoledì si svolgerà un’altra assemblea, poi venerdì lo sciopero. La scelta del Vescovo Beschi di intervenire e quel silenzio di Pesenti che potrebbe riservare una sorpresa.

Inizia una settimana cruciale per i lavoratori Italcementi. Mercoledì si svolgerà un’assemblea in cui si definiranno i dettagli per lo sciopero proclamato per venerdì 30 ottobre.

Un’assemblea difficile? Forse.

Perché è bene ricordare due cose.

La prima: i dipendenti Italcementi non hanno mai dovuto dare molta battaglia contro la società, perché il gruppo cresceva, si espandeva e ogni benefit richiesto veniva in gran parte elargito.

La seconda: dei 700 dipendenti – 467 della sede di via Camozzi, i 203 del laboratorio e i trenta della Calcestruzzi – solo un centinaio avrebbe la tessera sindacale.

Numeri che dimostrano la fragilità di dialogo tra lavoratori spiazzati sul proprio futuro e sindacalisti abituati a battagliare in un settore, come quello delle costruzioni, che negli ultimi anni in bergamasca si è desertificato.

Ci sarebbe anche un altro fattore che incide. L’unità dei lavoratori. I dipendenti della sede guardano con una certa distanza i lavoratori di Calusco.

Anche se la differenza tra colletti bianchi e operai vista da Heidelberg è praticamente nulla. O i lavoratori troveranno unità d’intenti e di battaglia o per molti sarà la fine.

C’è poi lo sciopero. La parola che in Italcementi è quasi tabù. La scelta di farlo cadere di venerdì 30 ottobre, alla vigilia di un lungo ponte di Ognissanti, rischia di tramutarsi in un boomerang per i sindacalisti e una pesante sconfitta senza appello per i lavoratori.

In questo scenario di grande incertezza, se da una parte spicca l’impegno dei parlamentari bergamaschi, del sindaco di Bergamo Giorgio Gori e del presidente della Provincia Matteo Rossi, si deve annotare il grande silenzio e la corposa assenza di Regione Lombardia.

L’unico consigliere regionale presente all’assemblea di venerdì scorso al teatro del Borgo era Dario Violi, Movimento 5 Stelle, che siede in opposizione in consiglio regionale.

Probabilmente le battaglie di Maroni-Salvini & Carroccio con Forza Italia sono spostate su altri fronti, magari meno impegnativi ma sicuramente più mediatici.

Infine c’è da aggiungere nello scenario attuale, la lettera di monsignor Francesco Beschi, vescovo di Bergamo. Una missiva che pesa nel quadro degli equilibri della società bergamasca.

Basta andare a rileggersi un bellissimo reportage di Giorgio Bocca ne “Il Provinciale” che descrive la società bergamasca degli anni Sessanta, dove spiccano due figure di primo piano: il vescovo di allora e il peso della Curia sulla vita orobica e Carlo Pesenti, il nonno dell’attuale consigliere delegato del gruppo Italcementi.

Due figure di primo piano allora come oggi.

Se non fosse che il vescovo Beschi avrebbe scelto la linea di un altro suo predecessore – Radini Tedeschi, di cui il futuro santo Giovanni XXIII era segretario – che decise di scendere a fianco dei lavoratori per lo sciopero di Ranica.

Questa settimana si apre con due importanti attese: la prima è la partecipazione allo sciopero di venerdì 30 ottobre.

La seconda è l’intervento dell’ingegner Carlo Pesenti.

Possibilità forse remota ma che potrebbe scombinare tutte le carte in tavola e chiarire una volta per tutte perché si è deciso di percorrere questa strada: la vendita di Italcementi.

Pesenti potrebbe illustrare che la cessione era l’unica via d’uscita per non mettere all’angolo un colosso come Italcementi e garantire così un futuro al gruppo e ai lavoratori. E magari assicurare che i tagli al personale ormai chiari a tutti all’interno di Italcementi, potrebbero trovare opportunità di lavoro in altre imprese che Italmobiliare ha in cantiere, come gli investimenti nella sanità ed energia.

Per i gufi un intervento simile sarebbe impossibile.

Anche se è bene rammentare, che pure la vendita di Italcementi era tale fino al 28 luglio scorso.

Commenti

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  1. Scritto da Manga

    Ma che benefit? solo a giugno del 2015 la società non voleva riconoscere la terza e ultima tranche del contratto nazionale !!! e il contratto integrativo , fermo da anni e non rinegoziato dall’Azienda, ha portato negli ultimi anni € 450 annui nelle tasche dei dipendenti Italcementi.
    Quest’anno è stato chiesto in assemblea di decidere se ottenere la quota di contatto nazionale o un’ una tantum perchè l’azienda non era disponibile per tutti e due!!!!!

  2. Scritto da gio

    La lega era assente anche a Caravaggio, quando ha chiuso l’Invernizzi.

    1. Scritto da Alberto

      Invece alla Indesit erano presenti eccome… infatti, poco dopo, hanno chiuso definitivamente i battenti…

  3. Scritto da koldo

    cosa state raccontanto?
    Dove avete letto la favola che i dipendenti Italcementi dato che il gruppo cresceva e si espandeva, ogni benefit richiesto veniva in gran parte elargito.
    Italcementi non ha mai regalato nulla ve lo confermano quei lavoratori che oggi rischiano il posto e talvolta hanno avuto sitpendi inapproriati per le mansioni svolte.
    Se poi il “Management” ha avuto dei benefit ora dovrà rispondere del suo operato, Per la precisione dovrebbero essere i primi ad andarsene.

  4. Scritto da lalega

    cosa vi aspettavate dalla lega?!? Hanno licenziato in tronco i loro di dipendenti e pensate possano andare a difendere quelli che forse verranno licenziati da altri?!? Vabbe’ che il mitico salvini si e’ permesso di dire la sua sugli assenteisti di Sanremo quando lui da europarlamentare e’ un recordman di assenze, ma diciamoci la verita’ maroni e’ leggermente piu’ intelligente di salvini e certe figuracce pubbliche preferisce evitarle. continuate a votare questi sloganisti del nulla padani…