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Dea, l’esame è fallito Inter, Viola e Juve: con le big solo dolori

Alberto Porfidia analizza il brutto ko rimediato allo Juventus Stadium dagli uomini di Reja, che in questo inizio di stagione contro le cosiddette "grandi" hanno solo strappato scoppole più o meno grandi.

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Questione di valori. E di personalità. L’Atalanta fa la voce grossa e diverte contro le piccole, in casa e fuori e si ritaglia un ruolo da outsider, a ridosso delle prime della classifica. Poi, appena si ritrovano contro una grande, i nerazzurri tornano sulla terra, più vicini alla loro dimensione.

Allora, qual è la vera Atalanta?

Intanto la trasferta di Torino ci ha detto quello che né più né meno avevamo saputo dopo i primi confronti contro le grandi: sconfitta (immeritata, è vero) alla prima dall’Inter, altro stop (con tante recriminazioni, anche questo è vero per l’espulsione e il gol dopo cinque minuti) a Firenze. Però… si attendeva con molta curiosità questo esame contro una Juventus che faceva meno paura, già costretta al pareggio casalingo con Chievo e Frosinone e addirittura battuta dall’Udinese di Colantuono.

Invece non c’è stata partita, nemmeno questa volta, anche se ci si attendeva un’Atalanta un po’ diversa.

Reja voleva più attenzione, più intensità. Ma i suoi giocatori sono entrati in campo con troppa timidezza e per la Juve, dai e dai, è stato quasi fisiologico trovare il gol che ha sbloccato il risultato e quindi la strada verso la vittoria. Che poi a concorrere sia stata una mezza papera del portiere rende l’idea sulla prestazione: quando è proprio uno dei migliori a cadere per primo, non puoi sperare che succedano miracoli. Sportiello si è poi riscattato in parte con grandi interventi, su tutti il rigore neutralizzato a Pogba, ma ormai la frittata era fatta.

Per la verità qualche segnale l’aveva dato anche Reja, lasciando fuori Gomez che era stato tra i protagonisti della partita-spettacolo con il Carpi. E quando è entrato il Papu, la partita era già segnata, sul 2-0 per i bianconeri. Ma né Moralez prima, né Pinilla e poi Gomez hanno mai impensierito Buffon: meno… affamati del solito, loro e tutta la squadra lontani dalla miglior Atalanta vista fin qui.

Un gol a San Siro, tre a Firenze e potevano essere altrettanti subiti a Torino, visto il rigore parato. Sei gol a zero in tre trasferte, che un po’ per furbizia ma soprattutto per forza (nel senso di superiorità) le grandi hanno vinto contro l’Atalanta. E se nelle prime due occasioni restava sempre un po’ di amaro in bocca, dopo lo Juventus Stadium occorre solo prendere atto del risultato, della differenza di valori, che i cinque punti tra Juve e Atalanta non rispecchiavano.

Certo stavolta il fattore mentale può avere inciso di più, cioè una minor fame di punti rispetto ad altre occasioni, l’idea che… tanto anche se perdi non cambia nulla. Ma può essere solo un piccolo alibi e occorre anche essere obiettivi. La Juve è molto più forte e ci ha messo meno di un’ora per dimostrarlo, per ristabilire le distanze tra una squadra e l’altra. Magari cambierà qualcosa al ritorno, quando l’Atalanta avrà l’opportunità di affrontare le grandi a Bergamo, anche se la tradizione recente non è molto favorevole contro la Juve, ma almeno con l’Inter i precedenti sono più incoraggianti.

Intanto il piccolo turnover (Bellini-Masiello, D’Alessandro-Gomez) di Torino teneva conto dei tre impegni settimanali, con qualche altro cambio che a questo punto sarà dettato anche dal giudice sportivo. E qui ricaschiamo, perché dopo le espulsioni di Carmona contro l’Inter, di Pinilla col Sassuolo e Paletta a Firenze, ecco Toloi che si fa cacciare per doppia ammonizione. Altro giro, altro cambio, quindi: appena rientrato Paletta, tocca al brasiliano ex romanista saltare il quasi derby con la Lazio. A cui Reja, immaginiamo, tiene particolarmente, per cui mercoledì rivedremo l’Atalanta tutta intensità e cuore che è mancata nella trasferta contro i campioni d’Italia. Difficilmente i nerazzurri sbaglieranno partita.

Lazio in casa e Bologna fuori sono sicuramente impegni più giocabili rispetto a quello appena passato a Torino. Da dimenticare e archiviare in fretta: purtroppo per vedere un’impresa nerazzurra sul campo della Vecchia Signora bisogna ancora risalire a Claudio Caniggia e appena prima di lui a Paulinho Evair, sempre anno di grazia 1990. Non solo: la tradizione era pesante anche per Edy Reja, sempre battuto a Torino in A anche con Vicenza, Napoli e Lazio.

Voltiamo pagina, con una classifica che comunque continua a sorridere. Si sapeva che il ciclo in arrivo tra fine ottobre e inizio novembre sarebbe stato pesante, dopo Bologna ci sarà anche la trasferta di San Siro col Milan. Sfide però non certo impossibili come quella con la Juve.

Cara Atalanta, rialzati subito.

Alberto Porfidia

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Commenti

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  1. Scritto da albano

    Per la verità l’anno scorso, con una formazione in piena emergenza senza 8 titolari e contro una juve ben piu forte, giocammo molto bene perdendo 2-1 per una magia di Pirlo. Ci sono sconfitte e sconfitte. Ieri siamo andati in gita ma si era già capito dalle dichiarazioni della vigilia e dalle scelte tecniche; perchè bellini e d’alessandro (giocatore da serie B?). Senza impegni di coppe una provinciale deve fare turnover per 3 partite in una settimana? Assurdo. In due ruoli chiave oltretutto

  2. Scritto da solodea

    E’ ingiusto esprimersi così. Con l’Inter abbiamo perso al 93° su un’azione partita da un fallo laterale che era nostro; con la Fiorentina la partita è durata 4 minuti ed è stata falsata da un errore arbitrale e, quindi, non c’è prova contraria di come avrebbe potuto finire; con la Juventus si può perdere e non ci vergognamo di questo perché sappiamo chi siamo e che dobbiamo darci la giusta dimensione e non fantasticare. Più correttezza giornalistica sarebbe auspicabile averla.

    1. Scritto da Francesco

      Ti quoto in parte, per quanto riguarda Inter e Fiorentina, a Milano abbiamo visto tutti che meritavamo il pareggio, Firenze non abbiamo la prova, la vedo più come una scusa. Torino invece no comment, andiamo sempre con le braghe calate. Che bello essere ingenui e pensare che lì perdiamo sempre perché siamo più deboli della vecchia signora certo che è strano non fare neanche un tiro in porta e ancor più strano che Sportiello prenda un gol tutt’altro che imparabile. mah?!

      1. Scritto da dol

        eh si, quoto….mah, mah, mah…???