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Ventisei anni dopo Caniggia la Dea riprova a vincere nella tana della Juventus

L'ultima vittoria nerazzurra a Torino è addirittura datata 1989: fu l'attaccante argentino a realizzare il gol-partita dopo un'indecisione di Tacconi. Ventisei anni dopo i nerazzurri ci riprovano: la squadra di Allegri non sembra più la corazzata degli scorsi anni e vincere

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Messa alle spalle la bella e, tutto sommato, facile vittoria casalinga con il Carpi, l’Atalanta si prepara ad affrontare una serie di gare che dovranno dirci di che pasta è veramente fatta questa squadra. Nelle prossime quattro partite infatti, ad eccezione della trasferta di Bologna, la Dea dovrà vedersela con Juve, Lazio e Milan. E proprio domenica allo Juventus Stadium andrà in scena la prima di queste sfide.

La squadra bianconera non è, in questo momento, quella macchina da guerra capace di stritolare tutti gli avversari che le sono capitati di fronte nei precedenti quattro campionati (tre con Conte e l’ultimo con Allegri). Lo dimostra anche la partita di mercoledi in Champions. Non voglio sminuire eccessivamente la forza della Juve, ma non vi è dubbio che le prime otto giornate ci hanno consegnato una compagine che non è ancora riuscita a “trovare la quadra” all’indomani delle importanti partenze di Pirlo, Vidal e soprattutto di Tevez. Mentre la difesa non è sostanzialmente cambiata, con un Buffon che sembra aver ritrovato una seconda giovinezza ed il trio che forma l’ossatura della difesa della nazionale (Chiellini, Barzagli e Bonucci) che garantisce comunque una certa continuità, la Juve ha certamente avuto problemi sia a centrocampo che in avanti. Il potente Khedira (anche perché bloccato da guai fisici) e il fantasioso Hernanes non hanno finora inciso, ma soprattutto sono mancati due uomini che negli anni scorsi hanno fatto la fortuna della squadra: Marchisio e Pogba. Il primo è stato purtroppo (per lui) bersagliato da una serie di infortuni, mentre il francese (che resta a mio avviso uno dei più forti del mondo nel suo ruolo) sembra aver momentaneamente perso quello smalto e quella grinta che tutti avevamo conosciuto. In attacco poi, pur avendo un pokerissimo da urlo (Mandzukic, Dybala, Morata, Zaza e Cuadrado), la Juve (9 reti) ha segnato la metà dei gol della Roma e del Napoli. Insomma, ha visto la porta come una squadra da zona retrocessione.

Nelle quattro partite disputate in questo campionato nell’ex fortino bianconero, la Juve è riuscita a vincere (a fatica) solo la gara con l’ultima della classe (Bologna), rimediando poi una sconfitta (all’esordio con l’Udinese) e due pareggi (con Chievo e Frosinone). Lontano da casa non è che abbia fatto tanto meglio, uscendo sconfitta a Roma (sponda giallorossa) e a Napoli, dividendo la posta con l’Inter nella scorsa giornata e riuscendo a vincere solo la gara di Marassi (col Genoa).

A conti fatti 9 punti in classifica, frutto di 2 vittorie 3 pareggi e 3 sconfitte.

Quella di domenica sarà la gara numero 107 tra Juventus ed Atalanta nella massima serie. Nei 106 precedenti i bianconeri conducono ampiamente con 60 vittorie contro gli 11 successi nerazzurri, mentre 35 sono stati i pareggi. Una curiosità: la Juventus è, al pari dell’Inter, l’avversaria contro la quale l’Atalanta ha perso più partite in Serie A. Sempre nella massima serie la Vecchia Signora è imbattuta da 21 sfide contro la Dea (19 vittorie e 2 pareggi), con i bianconeri che hanno vinto i 10 incontri più recenti.

Il punteggio che si è ripetuto con maggior frequenza nei confronti di Serie A tra Atalanta e Juventus è il pareggio a reti bianche (18 volte, l’ultimo è però datato gennaio 1997, a Torino). Da allora la Juventus è sempre andata a segno contro i nerazzurri: 57 gol in 25 gare, 2.3 di media a partita.

Nelle gare disputate in terra piemontese, sono solo quattro i successi atalantini in 53 trasferte di Serie A, l’ultimo nell’ottobre 1989 quando i nerazzurri sbancarono il Comunale con una rete di Caniggia, dopo un’indecisione di Tacconi. Quell’anno, il 1989, i nerazzurri vinsero in entrambe le trasferte torinesi contro i bianconeri. Il 22 gennaio 1989 infatti, una stagione prima, fu decisiva la splendida rete di Evair a pochi minuti dalla fine, dopo una gara "alla Mondonico" che vide i nerazzurri in trincea fino alla fine, prima della zampata decisiva del bomber brasiliano.

Dopo quelle due vittorie di 26 anni fa i bergamaschi, almeno in campionato, non hanno mai esultato a Torino dopo il 90′. Soltanto in Coppa Italia, nel gennaio del 2005 ci fu un 3-3 (con tripletta di Andrea Lazzari) che portò i nerazzurri ai quarti di finale eliminando i bianconeri. Ma fu una magra consolazione: quell’Atalanta a fine stagione scese in serie B.

Nella scorsa stagione la sfida giocata allo Stadium il 20 febbraio 2015 terminò 2-1 in favore dei bianconeri, capaci di ribaltare il risultato con Lorente e Pirlo dopo che l’Atalanta era passata in vantaggio con un colpo di testa di Migliaccio. Per gli amanti delle statistiche questa partita è stata la penultima sulla panchina nerazzurra per Stefano Colantuono: infatti dopo i due ko con Fiorentina ed Inter e appunto la sconfitta di Torino, una settimana dopo arrivò la debacle interna con la Samp. che portò all’esonero del tecnico di Anzio.

Per la partita di domani, mister Reja sembra orientato a riconfermare l’11 che ha superato il Carpi con la sola eccezione di Stendardo che farà posto al rientrante Paletta che ha scontato la squalifica per l’espulsione rimediata a Firenze.

Nella Juve, che dovrebbe giocare con il consueto 3-5-2, mister Allegri potrebbe fare un po’ di turnover anche tenuto conto della gara giocata in settimana.

Forse per la prima volta da diversi anni l’Atalanta potrà andare nella tana degli Agnelli a giocarsi veramente la partita, senza temere di fare la consueta parte della vittima sacrificale.

Dai Dea, provaci e fai sognare davvero i tuoi tifosi.

Il Bore

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Commenti

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  1. Scritto da nino cortesi

    Vi anticipo i commenti del dopo questa partita.
    “Questa era una partita che potevamo tranquillamente vincere, siami stati proprio dei polli”.

  2. Scritto da Sparviero

    Ormai lo sappiamo: dipende dall’arbitro, purtroppo.