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Stefano Mora ha fatto la storia del tennis orobico Addio a un uomo sensibile

Giorgio Berta, presidente del Tennis Club Bergamo, ripercorre l'amicizia e la sintonia in campo con Stefano Mora, il 57enne di Bergamo morto mercoledì sera lungo la ex statale brembana a Villa d'Almè, travolto da un'auto mentre transitava in moto.

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Giorgio Berta, presidente del Tennis Club Bergamo, ripercorre l’amicizia e la sintonia in campo con Stefano Mora, il 57enne di Bergamo morto mercoledì sera lungo la ex statale brembana a Villa d’Almè, travolto da un’auto mentre transitava in moto (leggi).

“Hai saputo di……..? è la peggior domanda che mi si può rivolgere, soprattutto al mattino presto, posto che sempre sottende una notizia negativa, a volte ferale.

Questa mattina la telefonata l’ho ricevuta alle 7 dal mio amico Marco, ottimo tennista, e componente dello zoccolo duro di noi giocatori bergamaschi, di quelli che sono iscritti dagli anni ’60 nei vari circoli orobici, che hanno iniziato con le racchette di legno e che poi hanno mantenuto la passione anche con il passare degli anni.

Noi che siamo cresciuti con le urla benevole del maestro Rohrich nelle orecchie che ce ne diceva di tutti i colori, noi che abbiamo portato il Tennis Club Bergamo ad essere considerato uno dei circoli, da un punto di vista agonistico, tra i più importanti d’Italia.

Avremmo dovuto vederci tutti in uno dei prossimi week end, a casa mia, per incontrarci e ricordare. Ci saremmo trovati tutti: Claudio Gnecchi, Marco Colleoni, Marco Pesenti, Oliviero Re, Clemente Preda, Fabio Savoldelli, il maestro Giorgio Rohrich, e tutti gli altri che, mi scuso, ora non ricordo. Per ripassare momenti bellissimi trascorsi insieme, le vittorie di squadra, quelle dei tornei di singolo o di doppio (specialità nella quale Stefano eccelleva), vissuti insieme in un clima sempre sereno, gioviale che ha contribuito in modo determinante a rendere quel periodo irripetibile.

Tra gli invitati ci sarebbe senz’altro stato anche Stefano (Mora) che, a ragione, ha fatto la storia del tennis orobico.

Stefano per alcuni anni, circa quattro, è stato il mio compagno di doppio.

Era l’unico che sopportava le mie esternazioni a volte schizofreniche, e le mie occhiatacce che seguivano qualche suo errore (raro). Le sopportava perché era paziente, intelligente e buono e mi faceva vincere. Spesso.

Poi le nostre strade si sono divise: quando sei giovane due anni di differenza contano molto, gli ambienti cambiano e con essi le amicizie, e pure qualche incomprensione, dettata più dall’impeto e dall’inesperienza giovanile contribuisce a far sì che i legami, anche quelli più solidi, possano venir meno o ridursi di intensità. Ma abbiamo continuato a stimarci e, in fondo, a volerci bene.

Ultimamente i nostri incontri avvenivano negli spogliatoi del club di via Baioni, qualche domanda sulla famiglia e sul lavoro, poi un’occhiata affettuosa per dirci, senza proferire parola, che la nostra battaglia contro il peso neanche oggi eravamo riusciti a vincerla.

Stefano come ha ricordato il Bore, era, anzi è, un tennista di classe purissima: ha un servizio e un rovescio eccellente e un gioco al volo che pochi possono vantare. E godeva quando ti faceva una smorzata che tu non riuscivi a prendere. Vero che non aveva una mobilità straordinaria ma suppliva con la classe.

Stefano era un uomo tutto di un pezzo: ad un certo punto ancora giovane decise di abbandonare la carriera agonistica. Così all’improvviso. Con una lettera, che fece pubblicare in bacheca, avvisò i soci del Tennis Club Bergamo della sua decisione. Alcuni sorrisero dell’iniziativa ma molti la ritennero ossequiosa di quello che il circolo orobico aveva rappresentato per Stefano.

Da quel giorno Stefano nonostante tutte le lusinghe, che mi risulti, non ha più partecipato ad alcun torneo a squadre. In realtà, tra gli over, ne avrebbe potuto vincere tanti ancora. Non conosco altri che hanno avuto tanta forza e tanta coerenza.

Stefano era un puro: finito il liceo, quando ognuno di noi era a scegliere la facoltà universitaria più consona ad una carriera che aveva quale principale fine l’affermazione professionale, decise di iscriversi a matematica perché quella era la una passione, ben consapevole che tale scelta non sarebbe stata la più profittevole dal punto di vista economico.

Stefano aveva una parola buona sempre per tutti. Un mio caro amico mi ha detto questa mattina che Stefano lo stava aiutando in un momento della sua vita particolarmente delicato, con consigli particolarmente graditi.

Stefano era un uomo sensibile, forse troppo: si arrabbiava, credeva nell’amicizia. Da giovani, ritenendo che avessi tradito la sua fiducia, mal comportandomi con un’amica alla cui amicizia teneva particolarmente, non mi rivolse più la parola per due anni, quando fino al giorno prima ci vedevamo tutti i dì. Ci soffrii ma non ci fu niente da fare, fu irremovibile.

Stefano era un uomo di solidi principi: la famiglia, l’amicizia, lo sport.

Questa mattina sono andato a trovare mio padre in ospedale: non sta bene, si sta riprendendo ma a 91 anni non è facile. Era sofferente: ho temuto che il suo stato gli impedisse di capire il significato della notizia della morte di Stefano che, da giovane, era uso frequentare casa mia e che mio padre spesso accompagnava in auto ai tornei giovanili. Non è stato così, alla notizia, ha fatto seguire un silenzio che sapeva di macigno e ha iniziato a piangere.

Stefano era veramente uno di noi e ci mancherà, mancherà, oltre che ai suoi famigliari, a tutti quelli che l’hanno conosciuto. E al tennis.

Giorgio Berta

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Commenti

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  1. Scritto da Massimo

    Grande Stefano ….
    Resterai sempre nel mio cuore
    Il destino ha fatto che ti portasse via la vita che tanto amavi

  2. Scritto da angelo

    Non ho parole….un abbraccio grande..grazie x le tue belle parole quando ci siamo visti..un ricordo indelebile…