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“Mandatemi in carcere, non reggo più mia moglie” Il giudice fa da paciere

Nonostante l'insolita richiesta del 53enne siciliano, il giudice Donatella Nava lo ha rispedito ai domiciliari: "Torni a casa e le cucini qualcosa di buono". I carabinieri lo avevano sorpreso dopo che era evaso dagli arresti domiciliari, dove si trovava per omissione di soccorso.

"Preferisco andare in carcere piuttosto che stare a casa con mia moglie, portatemi in cella".

L’originale richiesta è stata avanzata lunedì sera da un 53enne siciliano di Bonate Sopra ai carabinieri che lo avevano sorpreso dopo che era evaso dagli arresti domiciliari, dove si trovava per una condanna per omissione di soccorso.

L’uomo, disoccupato, è finito così a processo. Che si è trasformato nella confessione di una crisi d’amore con la donna che aveva sposato 25 anni fa. Come ha ricorstruito in aula, erano sempre più frequenti i litigi con la consorte, che spesso lo definiva "un mantenuto".

Fino allo screzio di lunedì sera, quando la donna ha accusato il marito di essere disattento e di aver causato la morte del loro cane. "Non ce la facevo più, allora sono uscito in giardino in pigiama e pantofole".

Dove i carabinieri lo hanno scovato nel corso di un controllo per verificare se stesse rispettando il regime di arresti domiciliari.

Nonostante l’insolita richiesta dell’uomo di andare in carcere, il giudice Donatella Nava lo ha rispedito ai domiciliari.

E di fronte alle sue lamentele, lo ha simpaticamente ripreso: "Aiuti sua moglie in casa. Ad esempio, visto che è siciliano, prepari qualcosa di buono in cucina. Vedrà che le cose andranno meglio".

Il processo è stato aggiornato al 3 novembre.

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