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È davvero Donizetti Pride per la stagione lirica La lode di Rajna Kabaivanska

“Dallo Stabat Mater al Guglielmo Tell” di Rossini è il concerto straordinario diretto da Michele Mariotti con l'Orchestra e il Coro del Teatro Comunale di Bologna e con un quartetto vocale di eccezione per il secondo appuntamento della stagione lirica al Teatro Donizetti. Concerto di altissimo livello che conferma le felici scelte del direttore Francesco Micheli e che posizionano Bergamo nel circuito dei grandi teatri italiani. In sala anche la soprano Rajna Kabaivanska che elogia la serata.

Esprimere giudizi è sempre difficilissimo, perché i parametri di valutazione subiscono sempre lo sguardo soggettivo. Abbiamo aspettato un po’. Dopo il successo estivo del cartellone proposto per la lirica, con lo spettacolo di Donizetti Alive e la serata dedicata al grande compositore con ben 16 spettacoli in Città Alta. La novità del cambio di guardia è passata. La prima del “Don Pasquale” ha registrato un tutto esaurito e un’unanimità di giudizi positivi, ennesima conferma che dalla cornice esterna del teatro fino al centro del sipario, passando dalla capacità dei protagonisti (cantanti, regia, scene e orchestra) tutto era stato ponderato e ben calibrato perché fosse un successo.

Nella serata di mercoledì 21 ottobre il concerto straordinario “Dallo Stabat Mater al Guglielmo Tell” di Gioacchino Rossini, diretto da Michele Mariotti con l’Orchestra e il Coro del Teatro Comunale di Bologna e con un quartetto vocale di eccezione composto da Yolanda Auyanet (soprano), Veronica Simenoni (mezzosoprano), Antonino Siragusa (tenore) e Michele Pertusi (basso) conferma che le felici scelte del direttore della Fondazione Donizetti, Francesco Micheli, posizionano Bergamo nel circuito dei grandi teatri italiani.

Il programma tutto rossiniano con l’ouverture e i divertissement dal “Guillaume Tell”, quindi lo “Stabat Mater” che nel 1842, fu eseguito dapprima a Parigi, quindi in prima italiana a Bologna proprio sotto la guida di Gaetano Donizetti, scelto dal compositore pesarese per questo importante debutto. Il legame tra i due giganti della musica italiana si sono così ricongiunti in un concerto semplicemente sublime, grazie alla bravura del giovanissimo maestro Michele Mariotti (nella foto).

“Ho impaginato il programma di questo concerto, cinque anni dopo aver diretto lo Stabat Mater di Rossini a Pesaro e a Firenze – ricorda Mariotti –. A metà giugno però ho ricevuto un’inattesa chiamata di Riccardo Chailly per sostituirlo alla Gewandhaus di Lipsia in un programma in cui figurava anche lo Stabat di Rossini. Ho così deciso di riprendere il brano come fosse la prima volta, imponendomi una lettura non condizionata dalle mie abitudini interpretative. Questo nuovo studio ha avuto in me effetti stupefacenti: mi è sembrato di scoprire questa musica intrisa di struggente dolore, moderna perché laica e religiosa al tempo stessa; ho riscoperto in essa silenzi “assordanti”, ho sentito la necessità di ripulire l’opera da ogni pesantezza e ridondante eroicità. Ho scoperto poi, preso per mano da Rossini, un nuovo modo di vivere il rapporto con la morte, un modo onesto verso la propria dimensione umana in rapporto con Dio ma allo stesso tempo critico e rabbioso verso quel Dio che non è stato in grado di ripagare l’uomo della totale fiducia ripostagli, generando un senso di sconforto, delusione e anche appunto di rabbia. Proprio in questo rapporto paritetico con Dio sta, secondo me, la modernità dello Stabat Mater di Rossini: nella fuga finale quasi in stile bachiano (sarà stato l’ambiente di Lipsia a suggerirmi questo accostamento?), i soprani insieme ai tenori del coro intonano, come fosse un grido disperato, la parola "sempiterna" per mezzo di un intervallo di ottava dalla sonorità agghiacciante che infonde un senso di spietata fatalità contro cui l’uomo è assolutamente inerme. Mirabili sono poi la sommessa ed estatica preghiera del tenore, la vellutata e confortante aria del mezzosoprano – quasi fosse un contraltare agli interventi solistici di soprano e basso assai più drammatici e ieratici – fino al surreale quartetto, una sorta di danza sensuale che forse più di ogni altro numero musicale incarna il vero spirito rossiniano: un misto di ironia, disincanto e drammatica consapevolezza della vita”.

La conferma di quelle emozioni è venuta dalla platea che ha tributato al concerto straordinario diverse chiamate in palcoscenico ai protagonisti. In sala c’era anche il grande soprano Rajna Kabaivanska che è venuta a Bergamo appositamente per seguire il concerto che non ha mancato di esprimere parole di elogio per la serata.

 

Commenti

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  1. Scritto da dark

    Brande BGNews! sempre sull’onda (sonoro-teatrale) =)!

  2. Scritto da Grandissima

    Grande, grandissima Raina Kabaivanska, memorabile soprano de “la vedova allegra”