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Entusiasmo e spettacolo: l’Atalanta di Reja ricorda quella del Vava

I nerazzurri vincono e convincono, offrendo anche un gran bel gioco e dimostrando di essere nettamente superiori alle squadre di bassa classifica, come il Carpi. Proprio come la Dea guidata dal tecnico di Arcene nella stagione 2000-'01, quella di Carrera, Zauri, Doni, Ganz, Ventola e Morfeo.

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“Volete divertirvi? Andate al cinema, a me interessano i punti”. Chissà quanti allenatori l’hanno detto e non è il caso di tirare in ballo uno come Mourinho, che ha vinto campionati puntando sulla concretezza più che sullo spettacolo. A Bergamo, per non andare molto lontano, Colantuono è stato spesso criticato e accusato di non avere gioco. E solo la mole di punti conquistati, le rimonte impossibili da -6 nel campionato 2011-2012 o la stagione dei record di punti e vittorie (l’anno dopo) hanno messo a tacere chi accusava il tecnico, a volte fuori misura.

Comunque, il calcio è bello proprio perché è semplice da capire, oltre che spettacolare quando i campioni firmano certe prodezze. Perciò non è difficile dire: questa squadra gioca bene, questa non mi piace. Te ne rendi conto dopo pochi minuti.

Ecco, l’Atalanta di Reja sa trasmettere a chi la guarda questa sensazione positiva: la vedi e ti entusiasmi e arrivano anche i risultati. Quattro vittorie in otto partite, il netto 3-0 sul Carpi ribadisce una superiorità sulle neopromosse già manifestata ampiamente dai nerazzurri alla seconda giornata, col 2-0 sul Frosinone. Ma l’Atalanta ha vinto anche a Empoli, in casa contro la Sampdoria, ha perso immeritatamente sul campo dell’Inter alla prima giornata. E dopo la netta sconfitta di Firenze (anche lì bisognerebbe rivedere com’è andata, stare in dieci e sotto di un gol contro la Viola non sarebbe semplice per nessuno) riecco i nostri eroi felici e vincenti contro il Carpi.

Reja temeva questa partita, perché in effetti quando devi vincere per forza non è mai semplice. Quando sei obbligato a dimostrare che sei superiore a squadre come quella emiliana, tanto entusiasmo ma scarsa qualità di base: lo dai per scontato, che esiste un divario netto, ma devi poi tradurre sul campo le buone intenzioni. Detto e fatto, tempo sette minuti e i nerazzurri erano già sull’1-0, dopo aver rischiato (è vero) un paio di volte di andare sotto nei primissimi minuti.

Ma una volta sbloccata, la partita è andata in discesa. La chiave per aprire le difese avversarie è sempre la stessa, però deve funzionare alla perfezione: e siccome quei due là davanti, Maxi e Papu, l’ha ammesso lo stesso Reja, possono far paura a qualsiasi squadra, quando cominciano a girare per gli avversari son dolori. Maxi Moralez fa l’assist a Pinilla che segna di testa, Papu Gomez segna direttamente da calcio d’angolo come Magrin trent’anni fa alla Juve. Questo nel primo tempo, quando la differenza tra Atalanta e Carpi è quasi imbarazzante, come lo era stata (ma in dieci contro undici) per la Fiorentina contro l’Atalanta. C’è una categoria di differenza tra la squadra bergamasca e quella emiliana, che sembra candidata al ritorno immediato in B, vedremo poi se a farle compagnia saranno le altre neopromosse Frosinone e Bologna.

Reja, che alla vigilia aveva messo le mani avanti prevedendo una partita molto complicata, era felice di essere poi smentito dai fatti. Ma perché ha saputo costruire un blocco granitico, senza guardare in faccia nessuno, che si chiamino Carmona o Cigarini, ora più panchinari che titolari. Eppure i nuovi fanno blocco in mezzo al campo: il tecnico dà fiducia al ragazzino Grassi, appena ventenne ma gioca già con la personalità di un esperto, a de Roon e Kurtic, quest’ultimo alternato nell’ultima partita con Cigarini. Di solidità in solidità, la difesa ha acquisito più sostanza con Toloi e contro la Juve alla prossima giornata ritroverà Paletta che ha scontato la squalifica. Senza dimenticare le qualità di Sportello, che tanti osservatori hanno già indicato come un possibile successore di Buffon in Nazionale.

Restiamo in casa nostra. L’Atalanta dà spettacolo e continua a navigare nei quartieri alti della classifica, nella parte sinistra. Partire bene vuol dire essere già a metà dell’opera, se si pensa alla salvezza e ai venti punti tante volte lontani a fine andata. A quota 14 l’Atalanta sta viaggiando come quattro anni fa nel campionato del meno 6 con Colantuono, anzi allora i nerazzurri avevano conquistato un punto in più, partendo dalla seconda giornata (la prima era stata recuperata alla vigilia di Natale). Viene in mente anche la partenza razzo dell’Atalanta di Vavassori nella stagione 2000-2001, con 18 punti nelle prime otto giornate. Una squadra irresistibile a tratti, con l’esperienza di Carrera, il dinamismo dei due Zenoni e di Zauri, la fantasia di Doni, in attacco Rossini a far da torre per Ganz e Ventola ancora goleador e un Morfeo arrivato a gennaio a ricamare assist. Un’Atalanta che sapeva veramente entusiasmare, basti ricordare il 3-3 di San Siro contro un Milan a lungo stordito dalle giocate nerazzurre.

Per l’Atalanta di Reja arriva subito la prova del nove: domenica sarà davvero missione impossibile, allo Juventus Stadium?

Alberto Porfidia

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Commenti

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  1. Scritto da Matteo

    Ragazzi si può osare a Torino! La juve di quest’inizio nn fa’cosi paura

  2. Scritto da giuseppe

    Che fine ha fatto il mitico Vava?

  3. Scritto da Francesco

    Proviamo davvero ad andare a Torino a giocarci la partita? poi possiamo anche perdere, ci mancherebbe ma non facciamo come a Firenze che ci siamo tirati la zappa sui piedi da soli. La squadra sta girando, dietro si rischia poco e davanti si gioca finalmente a pallone, ci sono tutti i compromessi per fare un campionato più che dignitoso anche se a salvezza acquisita sarà diramato il solito ordine di tirare i remi in barca.