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Paolo Bordogna, vero mattatore nel Don Pasquale fotogallery

Vi proponiamo la recensione del "Don Pasquale" che ha inaugurato la stagione lirica al Teatro Donizetti di Bergamo di Susanna Toffaloni per OperaClick.

Vi proponiamo la recensione del "Don Pasquale" che ha inaugurato la stagione lirica al Teatro Donizetti di Bergamo di Susanna Toffaloni per OperaClick.

Un Teatro Donizetti in gran spolvero quello che ci si presenta alla vista per l’apertura del Bergamo Musical Festival 2015: luci che ne valorizzano la facciata esterna, bellissimi decori floreali all’interno e due enormi vasi all’ingresso della platea contenenti rose gialle donate alle spettatrici al termine dello spettacolo.

L’Atmosfera è gioiosa nonostante fuori dal teatro stia imperversando una tempesta autunnale.

Gli onori di casa li fa Francesco Micheli – al suo debutto in questa nuova stagione d’opera autunnale come Direttore Artistico – dividendosi tra la famosa pasticceria Balzer, dove viene servito un aperitivo ed il foyer del Teatro per i saluti al suo pubblico.

Titolo di questa inaugurazione: “Don Pasquale”, una tra le più celebri opere buffe di Donizetti.

La regia affidata ad Andrea Cigni colloca l’azione durante gli anni ’50 del secolo scorso a dimostrazione che la vicenda non ha tempo e la morale può valere per qualsiasi periodo storico. Buona l’idea di Don Pasquale visto come una sorta di Paperon de’ Paperoni, vecchio, avaro, chiuso nel grigiore della sua casa e della sua vita rappresentate da una enorme cassaforte dall’aspetto incombente nella quale egli rinchiude tutto ciò che possiede: cose e persone. Immagine in netto contrasto con il mondo di Norina, fresco, colorato, vitale come il paesaggio che la circonda mentre fa il suo ingresso sulla scena (Quel guardo il cavalier….”) dondolandosi su un’altalena fiorita calata dall’alto su un prato verde ed assolato o come il cielo stellato che accoglie l’incontro amoroso nel “boschetto” tra la protagonista ed il suo Ernesto (“Tornami a dir che m’ami….).

Alla fine il grigiore della vita di Don Pasquale viene definitivamente vinto e nella sua cassaforte rimane ciò che veramente conta nella vita: l’amore, l’unica cosa che vale veramente la pena custodire.

Le belle scene colorate di Lorenzo Cutùli (autore anche dei gradevoli costumi) ci sono parse molto pertinenti, di forte impatto visivo e valorizzate dall’ottimo gioco di luci di Fiammetta Baldisseri.

I movimenti registici non sempre ci sono parsi particolarmente originali. Trattandosi in maggioranza di cantanti molto giovani e con poca esperienza di palcoscenico, i gesti sono risultati piuttosto stereotipati. Un déja vu l’idea di far scendere il coro tra il pubblico durante il “che interminabile andirivieni….” anche se la trovata è stata molto apprezzata dal pubblico presente.

Inoltre riteniamo che non siano state sfruttate appieno le doti “atletiche” ed attoriali ben note di Paolo Bordogna nei panni del ruolo eponimo ed autentico mattatore della serata. Ormai del bassobuffo melzese si è detto di tutto e di più; il suo recente ed originalissimo CD pubblicato per la Decca intitolato appunto “Tutto Buffo” sta facendo il giro del mondo riscuotendo notevole e meritato successo, apponendo un ulteriore sigillo sulla carriera di un artista che sta brillantemente rinverdendo l’antica e prestigiosa tradizione dei buffi italiani.

Anche in questa occasione Bordogna ha dimostrato un’estrema professionalità nell’affrontare il palcoscenico. La voce è parsa ulteriormente maturata ed ha sviluppato maggiormente la zona grave della tessitura mantenendo nel contempo notevoli sonorità e proiezione. Sempre estremamente curato il suo fraseggio, ogni parola è pesata e pensata. Inoltre nel duetto con Malatesta ha affrontato magistralmente il terribile sillabato senza dare l’impressione di prendere fiato: un costante flusso sonoro, ben proiettato e caratterizzato da una perfetta dizione.

Pablo Ruiz si è distinto per la bella linea di canto esente da forzature. Ben cantata l’aria d’ingresso “Bella siccome un angelo…”. Molto musicale è riuscito a tenere discretamente testa a Bordogna nel sillabato del difficile duetto del terzo atto, dimostrandosi piuttosto spigliato anche scenicamente dato che vestiva i panni di un Malatesta decisamente “sopra le righe” nel suo costume blu elettrico.

Marya Mudryak è stata una Norina, vocalmente molto presente, in possesso di un bel timbro da soprano leggero ma con sonorità che tenderebbero ad accostarla ad un repertorio più lirico. Di bell’aspetto ma con una gestualità piuttosto demodé, ci ha un po’ deluso dal punto di vista dell’interpretazione vocale. L’emissione è risultata costantemente “spinta” con scarsa varietà di colori e attenzione alle sfumature. Con un canto spesso inespressivo e monocorde ci è parsa stilisticamente lontana dal belcanto donizettiano. Data la giovanissima età di questo soprano, confidiamo che in futuro non manchi di approfondire questi importanti aspetti.

Una bella sorpresa ha riservato invece l’Ernesto del giovanissimo tenore catanese Pietro Adaini. Sin dalle prime battute di “Sogno soave e casto…” ci ha colpito per la morbidezza di emissione, il canto sul fiato e la salita nella zona acuta dello spartito senza mai forzare. La linea di canto e il fraseggio sono molto curati. Non si avvertono disomogeneità nell’emissione e la qualità della voce è veramente bella. Anche scenicamente ha impersonato in modo più che adeguato il giovane innamorato di Norina. Data una certa corposità di voce, non propriamente da tenore leggero, ipotizziamo che il futuro gli riserverà, sempre facendo scelte oculate e nei tempi giusti, parti più vicine alla vocalità da tenore lirico.

Pertinente e molto divertente l’intervento di Claudio Grasso come Notaio. Christopher Franklin ha reso una lettura dello spartito che ha evidenziato le tinte brillanti ed il brio, staccando tempi molto decisi già a partire dall’Ouverture. Piacevole l’equilibrio dinamico e apprezzabile la scelta delle agogiche; buon rapporto tra buca e palco.

La prestazione di Franklin è stata ben supportata dall’Orchestra dei Pomeriggi Musicali di Milano. Da segnalare l’ottimo intervento della tromba solista prima dell’aria “Povero Ernesto…Cercherò lontana terra…”.

Il coro di OperaLombardia si è comportato molto bene nei sui brevi ma fondamentali interventi. Una nota di merito per la comparsa (il cui nome purtroppo non compare in locandina) che impersonava il maggiordomo di Don Pasquale.

Al termine tutti i protagonisti della serata sono stati accolti da numerosi e calorosi applausi, particolarmente intensi per Paolo Bordogna; in contrapposizione al clima allegro che si respirava all’interno del Donizetti, all’esterno del Teatro proseguiva il violento temporale che con tuoni e fulmini ci aveva accompagnato all’ingresso.

Susanna Toffaloni

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