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Grande Guerra, Pillola 66 Farewell Gallipoli: la fuga piuttosto che la catastrofe fotogallery

La situazione sui Dardanelli spinse Londra a rimuovere il generale Hamilton dal comando e il suo sostituto Monro non ebbe dubbi circa l'assoluta necessità di un'evacuazione che, in definitiva, rappresentò l'unico autentico successo di tutta la spedizione.

di Marco Cimmino

Dopo il fallimento dei disperati tentativi inglesi, francesi e degli Anzacs, a Scimitar Hill e sulla collina 60, iniziati il 21 agosto 1915, di riuscire ad unire i due diversi fronti che si erano creati sulla penisola di Gallipoli, quello di Anzac Cove e quello di Suvla Bay, il generale Hamilton non trovò di meglio che chiedere a Londra nuovi rinforzi, nella misura di circa 100.000 uomini. Kitchener, che condivideva i dubbi espressi dai francesi sulla bontà dell’azione nei Dardanelli, gliene offrì soltanto un quarto: fu Churchill, in realtà, l’unico che ancora premeva per alimentare l’offensiva, ma questo si spiega anche col fatto che era stato lui il principale ideatore di tutta l’operazione. Il comandante francese Joffre, invece, sosteneva l’idea di mantenere tutti gli sforzi bellici concentrati sul fronte occidentale, anche contro l’opinione del suo sottoposto Sarrail.

D’altra parte, nel settore orientale, Francia ed Inghilterra avevano dovuto fronteggiare il problema dell’invasione austro-tedesca della Serbia (7 ottobre 1915), l’entrata in guerra della Bulgaria (14 ottobre) e, soprattutto, l’avvio delle operazioni di trasferimento a Salonicco del contingente anglofrancese, cominciato con un primo sbarco di 13.000 soldati. I comandi alleati avevano quantificato in circa 185.000 uomini le truppe necessarie a contrastare l’avanzata nemica in Serbia e questo, inevitabilmente, avrebbe significato distogliere risorse dalla evidentemente sterile azione nei Dardanelli.

Intanto, le critiche ad Hamilton per la condotta della campagna aumentavano, tanto più dopo che, avendo ricevuto l’11 ottobre da Londra un telegramma con la proposta di un’eventuale evacuazione della truppe da Gallipoli, egli rispose rabbiosamente, sostenendo che simile operazione sarebbe costata il 50% di perdite tra gli effettivi: cifra che si sarebbe dimostrata enormemente eccessiva nella realtà.

A questo punto, appariva inevitabile una sua rimozione dal comando ed il suo richiamo in patria: venne sostituito dal generale Monro (quello di cui Churchill avrebbe detto: he came, he saw, he capitulated,,,), che arrivò a Gallipoli il 28 ottobre e, dopo una rapida ispezione alle linee, non ebbe dubbi circa l’assoluta necessità di un’evacuazione. Kitchener si recò a sua volta in visita alle truppe e convenne anche lui sull’ipotesi dell’abbandonare i Dardanelli il prima possibile: anzi, indicò subito una data, quella del 15 novembre che, dopo alcune tergiversazioni del governo britannico, venne fissata al 7 dicembre. In pratica, chiunque si fosse recato a vedere con i propri occhi la situazione dei soldati a Gallipoli, si sarebbe convinto dell’assurdità del proseguire l’operazione, mentre chi la valutava da lontano manteneva una posizione più dubitativa.

Le cattive condizioni meteorologiche costrinsero ad un’ulteriore dilazione nell’imbarco delle truppe, che avvenne, finalmente, tra il 10 ed il 20 dicembre per i 105.000 soldati ed i 300 cannoni schierati a Suvla e ad Anzac, mentre i 35.000 di Capo Helles dovettero aspettare la fine di dicembre e l’operazione si protrasse fino al 9 gennaio 1916. Questa evacuazione rappresentò, in definitiva, l’unico autentico successo di tutta l’impresa nei Dardanelli: essa avvenne con ordine e con pochissime perdite, contrariamente alle profezie di Hamilton, grazie anche alla dabbenaggine dei comandanti turchi, che scambiarono i movimenti delle truppe che lasciavano le trincee per normali avvicendamenti. Soltanto Churchill e il suo tranciante giudizio su Monro rimasero nella storia a difesa del proseguimento di quell’inutile ecatombe.

Gallipoli fu un netto successo (forse, l’unico) dell’esercito turco, mentre rappresentò una sconfitta pesante e memorabile per quello britannico, a dimostrazione che, come abbiamo già scritto altre volte, ogni nazione belligerante può vantare una Caporetto nel proprio curriculum. Sui 480.000 uomini schierati sui Dardanelli, gli alleati subirono più di 250.000 perdite: i turchi persero all’incirca lo stesso numero di soldati, ma rimasero padroni del campo. 

Inglesi e francesi mantennero comunque il blocco navale alle vie d’accesso agli stretti: ma, per festeggiarne la conquista, avrebbero dovuto aspettare la fine della guerra e la disfatta della Turchia.

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