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Yara, i finti tumori di Bossetti che sbotta: “Assolutamente” – Video

Due carabinieri hanno ricostruito le concitate fasi dell'arresto: "Tentò di fuggire quando ci vide". Ma il carpentiere non ci sta e replica. Duro scontro tra accusa e difesa sulle celle telefoniche

"Sei italiano? Stai fermo". Sono le parole che il maggiore Riccardo Ponzone (nella foto) del nucleo investigativo di Bergamo pronunciò di fronte a Massimo Giuseppe Bossetti prima dell’arresto nel cantiere di Seriate.

L’ufficiale è stato ascoltato come testimone nel corso dell’udienza di venerdì 16 ottobre al processo contro il carpentiere di Mapello, imputato per il delitto di Yara Gambirasio.

Incalzato dalle domande del pubblico ministero Letizia Ruggeri e degli avvocati di Bossetti, Claudio Salvagni e Paolo Camporini, Ponzone ha ricostruito le concitate fasi dell’arresto, il 16 giugno 2014: "Ricordo che con alcuni uomini iniziammo a pedinarlo sotto casa già dalle 4 di mattina – le parole dell’ufficiale di fronte alla corte d’Assise presieduta dal giudice Antonella Bertoja – , lo seguimmo fino al lavoro e ci appostammo all’esterno del cantiere, per evitare qualsiasi tentativo di fuga".

Il via libera dalla procura per procedere al fermo arrivò nel tardo pomeriggio: "Eravamo un trentina di militari in tutto. Entrammo in azione intorno alle 17, simulando un intervento per verificare la presenza di lavoratori in nero. Tutti gli operai presenti nel vederci rimasero fermi, stupiti. L’unico che manifestò preoccupazione e si mosse, fu il signor Bossetti, che si trovava da solo sulla soletta al secondo piano: lo raggiunsi personalmente – racconta Ponzone – e lui cercò di fuggire dalla parte opposta del piano. Allora gli chiesi sera era italiano e di stare fermo. Lo raggiunsi e scendemmo al primo piano, dove venne identificato prima di essere portato al comando dei carabinieri".

Quando il carabiniere parla del tentativo di fuga, Bossetti sbotta e per la prima volta parla in aula: "Assolutamente", il suo commento contrariato.

Un intervento ripreso da due telecamere, con un video che è stato proiettato in aula:

Il maresciallo Roberto Calzanella ha poi svelato un particolare curioso legato a quel giorno: "Ricordo che il capocantiere, ci disse di trattare bene Bossetti perché era gravemente malato. Parlò di tre tumori. Durante l’interrogatorio scoprimmo che in realtà aveva solo un’ernia infiammata".

Venerdì ha deposto anche il maresciallo dei Ros di Brescia Giuseppe Gatti, che aveva svolto la relazione sui tabulati telefonici. (Leggi qui) Con un duro scontro tra accusa e difesa, in relazione a una fotografia del consulente della difesa che ritraeva l’area delle celle agganciate dai telefonini di Yara e di Bossetti. La fotografia che ha fatto insorgere il pm, Letizia Ruggeri, ha chiesto "chi ha tracciato quelle linee?". Alla risposta dei difensori ("il nostro consulente"), il magistrato ha detto che "sono linee fatte a capocchia", spiegando che quella fotografia, che non fa ancora parte del fascicolo, non poteva essere sottoposta al teste.

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