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Ivan Graziani: giusto tributo a un musicista e cantautore che avrebbe meritato di più

Ristampato in cd il doppio live del 1982, "Parla tu": è ora di conoscere meglio Ivan Graziani che avrebbe compiuto 70 anni il 6 ottobre.

Giudizio:

* era meglio risparmiare i soldi e andare al cinema

** se non ho proprio altro da ascoltare…

*** in fin dei conti, poteva essere peggio

**** da tempo non sentivo niente del genere

***** aiuto! Non mi esce più dalla testa

 

 

ARTISTA: Ivan Graziani

TITOLO: Parla Tu – Ivan Graziani dal vivo

GIUDIZIO: ***1/2

Ci sono alcuni motivi per tornare a parlare di Ivan Graziani che da anni non è più tra noi e a proposito di un disco già pubblicato in forma di doppio vinile nel 1982 e solo oggi ristampato in cd.

La prima, e più importante, è quella di ricordare un artista che, se ancora tra noi, avrebbe compiuto il 6 ottobre 70 anni, che ci ha lasciato una raccolta di canzoni che forse in tema di fama e notorietà avrebbero meritato di più. In realtà Ivan Graziani, pur se apprezzato da pubblico e critica, non ha mai fatto parte nell’immaginazione collettiva dell’empireo del cantautorato peninsulare, quello dei Vasco Rossi, De Gregori, De André, Guccini, Dalla, né ha mai avuto un successo commerciale pari a quello degli artisti appena citati.

Probabilmente la sua ascesa è stata anche frenata da un phisique du role non particolarmente accattivante, da un senso dell’ironia a volte frainteso, da un timbro vocale non proprio perfetto e da un immagine di virtuoso della chitarra che in luogo di essere considerato un merito è stato invece un ostacolo nel definirne in modo preciso la cifra stilistica.

Nonostante ciò alcune sue canzoni come Lugano Addio, Angelina, Pigro. sono entrate giustamente nella storia della musica italiana.

Parla tu – Ivan Graziani dal vivo cattura l’artista in quella che forse è la sua dimensione più adeguata, quella in cui si sentiva libero da legami, lacciuoli e che gli consentiva di esprimersi passando dal rock, alla musica cantautorale, con un gusto della melodia tipicamente italiano.

La partenza è bruciante: Dottor Jeckill e Mister Hyde, Angelina, Taglia la testa al gallo e, soprattutto, Pigro sono pure sterzate di energia, durante le quali si possono apprezzare non solo le doti interpretative di Graziani, la sua capacità di scrittura ma soprattutto le sue attitudini di chitarrista veramente eccezionale.

Più convenzionale, nello stile del cantautorato più classico di quegli anni, ma non per questo meno piacevole è Fuoco sulla collina, mentre decisamente interessante è Lontano dalla Paura con il suo andare arrembante che è anche quello di Isabella sul Treno, brano dal ritmo serrato, con schitarrarate piazzate qual e là ad arte.

È quindi la volta della canzone più nota del repertorio, ovvero Lugano Addio, in una versione acustica, che ne risalta appieno la bellezza della melodia. Poco da dire sul brano, senz’altro tra quelli che fanno tornare alla memoria mille ricordi: l’esecuzione è toccante, seppur asciutta, non autoindulgente. Francamente un po’ di commozione, ascoltandole, viene.

Meno conosciuta ma ugualmente bella è Paolina Paolina, ancora un ritratto di donna, tratteggiato con cura e nostalgia, sottolineato dalla note di un piano particolarmente toccanti.

Altro ritratto di donna è quello di Agnese, canzone che invece ai tempi travalicò i confini di un pubblico affezionato per incontrare un consenso ben più vasto. Forse è perché ho ascoltato questo brano centinaia di volte, fatto sta che la versione live è tra le più deboli dell’intero disco, forse anche perché troppo fedele all’originale.

Motocross è un alternarsi di momenti tirati ad altri di pausa, base di ricordi di gioventù, con un bel dialogo tra piano e chitarra e un’interpretazione vocale più ispirata del solito, mentre Monna Lisa, uno dei classici di Ivan Graziani, introdotta dalla sola chitarra, si sviluppa poi tra accenti blues (probabilmente il grande amore dell’artista) e rock, con ritmo incalzante in grado di soddisfare pienamente il gusto dell’ascoltatore.

Introdotta da un lungo intro di chitarra ecco Digos Boogie dove chiarissime sono tutte le influenze di oltre oceano di Ivan Graziani. Il brano, di oltre 9 minuti, dal testo fortemente ironico, è l’occasione per dare libero sfogo alla band e dal punto di vista strumentale è una sorta di boogie che riporta alla mente gruppi come la Allman Borthers Band. Bello e inusuale per un artista italiano.

Chiude il tutto la canzone che dà il titolo al lavoro, ossia Parla tu: un gran bel brano, intenso , sentito, con una bella melodia.

Ascoltando questo disco aumenta il rincrescimento, umano e artistico, per un artista che ha dato molto alla musica italiana e che forse non ha ricevuto il giusto in termini di riconoscimenti pubblici.

Oddio non è il solo. Basti ricordare Eugenio Finardi, Ricky Gianco, Enzo Jannacci, Claudio Lolli, tanto per citarne alcunii che ad ogni modo hanno fatto e, in alcuni casi, ancora fanno la storia della musica italiana.

Questo disco potrebbe essere un’ottima occasione per ricordare e dare il giusto merito a uno di loro.

Se non si vuole ascoltare tutto il disco: Dottr Jeckyll e Mister Hide

Se non ti basta ascolta anche:

Eugenio Finardi – Diesel

Rino Gaetano – Live & rarities

Ricky Gianco – Arcimboldo

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