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Alimentazione e salute: “Buono come il pane” riempie il Filandone

Terzo appuntamento del ciclo dedicato al rapporto tra alimentazione e salute organizzato da infoSOStenibile con la biblioteca Al Filandone di Martinengo: protagonista della serata il pane, tra preparazione e reazioni chimiche innescate nel corpo.

Gran successo per le serate dedicate al rapporto tra alimentazione e salute organizzate da infoSOStenibile con la biblioteca Al Filandone di Martinengo. Anche per il terzo appuntamento martedì 6 ottobre oltre 100 persone hanno gremito la sala per partecipare all’incontro dedicato al cibo per antonomasia: il pane. Quanti di noi sanno quali sono le reazioni chimiche innescate nel nostro corpo dall’assunzione di pane, pasta e carboidrati? E quanti da dove viene e com’è preparato il nostro "pane quotidiano"?

Hanno risposto a questi ed altri quesiti i due relatori della serata: il dottor Giorgio Locatelli, della Farmacia Antica Spezieria della Comunità di Martinengo – Past President Ordine dei Farmacisti, e Marco Ferrandi, vicepresidente di Aspan, l’associazione dei panificatori bergamaschi che da anni porta avanti la bandiera della sovranità alimentare e della filiera corta del pane.

Il dottor Locatelli ha spiegato con precisione e chiarezza cosa accade nel nostro corpo quando ingeriamo dei carboidrati: una parte viene rapidamente trasformata in energia chimica, un’altra è stipata sotto forma di glicogeno, una sorta di "riserva energetica di emergenza" e infine le eccedenze vengono trasformate in grassi. Bando però alla demonizzazione dei carboidrati che non sono assolutamente da evitare in una dieta sana e bilanciata: "I carboidrati sono zuccheri complessi che costituiscono la fonte primaria di energia del nostro corpo -sottolinea infatti Locatelli- dunque vanno assunti, preferibilmente nella loro versione integrale, nelle giuste quantità".

Quantità che, secondo Massimo Ferrandi, è notevolmente calata negli ultimi anni, almeno per quanto riguarda il pane, il cui consumo è sceso dal mezzo chilo pro capite giornaliero agli attuali 120 grammi. Diminuzione nelle quantità che non ha però portato ad accorciare la filiera dei fornitori: la maggior parte del pane che consumiamo oggi è prodotto con farine provenienti dalla Russia, dall’America, e persino dalla Nuova Zelanda, con evidente impatto sull’inquinamento da trasporti, e spesso è preparato a partire da impasti surgelati crudi o precotti, con evidenti ripercussioni negative sia sull’ambiente che sulla nostra salute.

Per questo dal 2010 Aspan ha lanciato il progetto “Qui vicino”, che ha l’obiettivo di portare sulle tavole dei bergamaschi un pane prodotto con materie prime locali. In soli 5 anni il progetto è cresciuto esponenzialmente, passando dai 300 quintali del primo raccolto agli oltre 30mila dello scorso anno. A rendere possibile la coltivazione, che si basa su metodi di agricoltura biodinamica, è stata la scelta di due varietà adatte per il clima e le caratteristiche del territorio: il grano Valbona e il Bologna, da cui si ottiene una farina di tipo 1, un compromesso tra la farina bianca e quella integrale.

"Il progetto può andare avanti – spiega Ferrandi – se da parte dei consumatori c’è la consapevolezza e la precisa volontà di mangiare un pane che faccia bene a noi e all’ambiente in cui viviamo".

Come di consueto, dopo tanto parlare di cibo, alla fine della serata si è tenuta una piccola degustazione con il pane Aspan accompagnato dall’olio km 0 prodotto dall’azienda agricola "Il castelletto" di Scanzorosciate.

Non resta dunque che recarsi dal proprio panettiere di fiducia e richiedere del pane fatto con il grano bergamasco.

Giulia Torriani

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