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In Francia si può: in dono a papà 300 giorni di ferie per accudire bimba malata

Naelle Duprè è una bimba malata. Papà Jonathan ha terminato le proprie ferie per assisterla, ma ha bisogno di altri giorni. Grazie alla legge Mathysi i colleghi possono donargli le loro ferie.

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Jonathan e Naelle Duprè, padre e figlia, sono i protagonisti di una storia che ha come ingredienti principali la solidarietà e l’umanità.

Naelle, ha 5 anni, è malata; nel 2014 le è stato diagnosticato un tumore di 13 centimetri al rene. Ci sono voluti 8 mesi di chemioterapia ed un delicato intervento chirurgico per contrastarlo e rimuoverlo.

Jonathan, per stare accanto alla figlia, non può lavorare, si prende mesi di ferie, ma una volta terminati rischia di perdere il posto di lavoro.

Jonathan ha bisogno di altro tempo per aiutare le figlia, tempo che gli verrà donato dai colleghi.

Già perché i lavoratori della Pochet du Courval decidono di rinunciare ai propri giorni di ferie, e di cederli a Jonathan.

Il padre di Naelle avrà così la possibilità di usufruire di altri 350 giorni per prendersi cura della figlia.

Un gesto di solidarietà reso possibile dalla Legge Mathys che in Francia è in vigore dal Maggio del 2014 e che permette di cedere gratuitamente ferie e riposi ad un collega per permettergli di assistere figli minori in gravi condizioni di salute.

La norma prende il nome da un ragazzo morto di tumore nel 2012: Mathys Germain. Il padre, Cristophe, aveva ottenuto dai colleghi 170 giorni di ferie per stare accanto al figlio negli ultimi mesi di vita. Episodi di questo tipo, in terra transalpina, stanno diventando sempre più numerosi, ma in pochi sanno che tale normativa è in vigore anche in Italia. Infatti il DL del 14 Settembre del 2015 riconosce tale possibilità: “I lavoratori possono cedere a titolo gratuito i riposi e le ferie da loro maturati ai lavoratori dipendenti dallo stesso datore di lavoro, al fine di consentire a questi ultimi di assistere i figli minori che per le particolari condizioni di salute necessitano di cure costanti, nella misura, alle condizioni e secondo le modalità stabilite dai contratti collettivi stipulati dalle associazioni sindacali”.

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