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Caffi: la trasformazione di Ubi in Spa in tempi giusti per tutelare gli azionisti fotogallery

L'avvocato Federico Caffi è intervenuto nell'assemblea straordinaria di Ubi Banca: "Nel processo di trasformazione in Spa non vi sia stata alcuna accelerazione di sorta, ma semplicemente un corretto impiego del tempo a disposizione con il primario obbiettivo di tutelare gli interessi dei soci e degli azionisti di UBI Banca".

L’avvocato Federico Caffi è intervenuto nell’assemblea straordinaria di Ubi Banca: "Nel processo di trasformazione in Spa non vi sia stata alcuna accelerazione di sorta, ma semplicemente un corretto impiego del tempo a disposizione con il primario obbiettivo di tutelare gli interessi dei soci e degli azionisti di UBI Banca".

Il suo intervento in versione integrale: 

 

"E’ opportuno premettere che il decreto legge Renzi-Padoan – qualora anche le altre banche popolari avessero intrapreso un percorso di modernizzazione, così come quello fatto da UBI lo scorso anno con l’introduzione di una serie di importanti modifiche statutarie (soprattutto in tema di riforma della governance) – molto probabilmente avrebbe avuto delle diverse connotazioni. Certo è che questo decreto legge è stato accolto da tutti – per citare un’espressione del professor Tancredi Bianchi – come un’imposizione legislativa e, in quanto imposizione, senza alcun entusiasmo. E’ peraltro doveroso ricordare che si è cercato – nelle opportune sedi – di far modificare alcune disposizioni del decreto, chiedendo ad esempio l’introduzione del criterio regressivo nell’esercizio del voto, piuttosto che l’introduzione del limite al possesso azionario (che è un concetto ben diverso dal limite al diritto al voto oltre determinate soglie di possesso azionario, il cosiddetto tetto azionario).

Non è quindi corretto affermare che si sia accettato – senza cercar di far valere delle legittime richieste – supinamente il testo del provvedimento di legge. Da parte della Banca non vi è stata alcuna accelerazione nel processo di trasformazione in Spa, ma semplicemente la necessità di adeguarsi al testo del decreto di legge rispettando così delle disposizioni che sono a tutti gli effetti in vigore. Attendere l’esito dei ricorsi – volti a far accertare la presunta anticostituzionalità del decreto legge e/o delle disposizioni di attuazione di Bankitalia, quest’ultime con riferimento al divieto di costituzione di una holding, controllata dai soci in forma cooperativa, che detenga una partecipazione totalitaria o maggioritaria di una Banca SPA – avrebbe determinato la paralisi per anni dell’intera situazione, a discapito fra le altre cose della stabilità nella gestione della banca.

Con riferimento a questi ricorsi è giusto ricordare che in data 7 ottobre la Terza Sezione del TAR Lazio ha respinto l’istanza cautelare di sospensione presentata da alcuni soci di UBI della predetta circolare di Bankitalia, fissando la discussione di merito al 10 febbraio 2016. In occasione di quest’udienza verranno discussi anche i ricorsi presentati da Adusbef, Federconsumatori e da un gruppo di azionisti di altre banche popolari. E’ opportuno evidenziare che in data 10 febbraio non è assolutamente scontato che il TAR emetta un provvedimento, potendo lo stesso organo giudicante chiedere teoricamente un’integrazione dell’istruttoria oppure, come è lecito ipotizzare, riservarsi.

Anche in caso di un’immediata emissione di una pronuncia all’esito stesso dell’udienza del 10 Febbraio gli scenari che si possono ipotizzare sono comunque due:

(i) il primo prevede che se i ricorsi verranno respinti, i ricorrenti potranno – così come è lecito presumere faranno – rivolgersi al Consiglio di Stato,

(ii) il secondo prevede che se i ricorsi verranno accolti, la questione verrà rimessa alla Corte Costituzionale.

In entrambe le ipotesi – contrariamente a quanto si vorrebbe far apparire – le tempistiche per arrivare ad una decisione definitiva richiederanno comunque anni, in quanto i tempi con cui si pronunceranno sia il Consiglio di Stato, che la Corte Costituzionale non sono certamente ridotti.

Alla luce di quanto appena esposto, considero quindi che nel processo di trasformazione in SPA non vi sia stata alcuna accelerazione di sorta, ma semplicemente un corretto impiego del tempo a disposizione con il primario obbiettivo di tutelare gli interessi dei soci e degli azionisti di UBI Banca.

Avvocato Federico Caffi 

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