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Bergamo, anno scolastico inaugurato con la protesta dell’Unione Studenti

Sabato 10 ottobre all'istituto cittadino è avvenuta la tradizionale cerimonia di apertura dell'anno scolastico. L'Unione Studenti Bergamo non si è fatta scappare l'occasione per dire la sua contro "la scuola pensata dal governo di Renzi".

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Sabato mattina dopo l’inaugurazione dell’anno scolastico, che è stata celebrata per il secondo anno di fila al Secco Suardo di Bergamo, alcuni studenti dell’istituto hanno calato uno striscione con diverse scritte:  "Vogliamo potere… esprimere noi stessi… accedere tutte/i agli studi… dialogare con un governo che non ci ascolta… costruire il nostro futuro… avere una didattica alternativa". "Prima di tutto vogliamo chiarire che il destinatario della nostra azione non è l’istituto Secco Suardo, che già sta facendo il possibile per rendere la scuola accessibile a chi ha meno possibilità economiche – spiegano da Unione Studenti Bergamo, promotori della protesta -. L’azione è rivolta al nostro governo non democraticamente eletto che quest’estate ha approvato una riforma della scuola antidemocratica, senza discutere dei provvedimenti per migliorare la scuola con studenti docenti e personale ATA. La Buona Scuola è una riforma che dimostra come chi l’ha scritta non conosca le vere esigenze della scuola italiana".

"La scuola che oggi frequentiamo – continuano gli stuedenti – non fa per noi. E’ una scuola che è più simile a una catena di montaggio. La didattica è frontale e nozionistica, i programmi molto spesso non badano alla realtà che cambia, la valutazione non è funzionale a valorizzare e accompagnare ma troppo spesso fa rima esclusivamente con punizione, la democrazia è una patina di belle parole ma sostanzialmente decide tutto il dirigente scolastico, non si fa nulla per cercare di stimolare la creatività e il desiderio per il sapere. Ogni anno, inoltre, vi è la problematica dei costi sempre più alti per poter accedere all’istruzione, l’inefficacia del sistema di diritto allo studio a livello regionale e nazionale e l’inesistenza di un complesso di politiche volte a tutelare il welfare studentesco. La scuola dovrebbe essere invece una comunità educante, fondata sulla partecipazione e la democrazia, in grado di autogovernarsi, di rispondere ai bisogni e alle aspirazioni degli studenti. Una scuola al centro del territorio, aperta, in grado di promuovere un diverso modello di cultura e socialità. La riforma del Governo, la Buona Scuola, ha confermato le tendenze negative degli ultimi vent’anni sul campo dell’istruzione e ha inferto un colpo alla scuola pubblica e di massa in favore di un’idea di scuola-impresa che riproduce le disuguaglianze, fondata sulla valutazione quantitativa degli Invalsi, sulla ‘prestazione’, sulle scelte del preside-manager procacciatore di investimenti privati, piegata alle esigenze dell’azienda della porta accanto. La riforma è stata votata, nonostante una mobilitazione imponente durata un anno intero, capace di coniugare contestazione e proposta alternativa. Attualmente vi è una dispersione scolastica del 17% tra le più alte in Europa, a livello europeo si è posti come obiettivo quello di fa scendere questa percentuale al di sotto del 10% entro il 2020. Ma all’interno della riforma non si prevede nulla per cercare di centrare questo obiettivo".

"L’autonomia scolastica del governo Renzi – si legge ancora – ha un’ottica imprenditoriale in cui la scuola si adegua ai bisogni delle imprese del territorio. Per noi la scuola deve essere strumento di libertà ed autodeterminazione dell’individuo e sulla base di questo costruire un rapporto scuola-territorio. Da un lato, i saperi diventano strumento per poter modificare e ripensare il territorio, dall’altro il senso della scuola e della progettazione culturale si modifica sulla base del contesto socio-culturale nella quale è inserita, che sia Scampia o il centro di Milano, traendo ogni tipo di stimolo propositivo".

Il comunicato stampa si chiude con delle proposte: "Chiediamo di approvare una legge sul diritto allo studio individuando i livelli essenziali delle prestazioni che le regioni sono tenute ad elargire (la regione ha la delega sul diritto allo studio). La valutazione, inoltre, non dovrebbe essere una punizione bensì una presa di coscienza da parte dello studente delle proprie difficoltà e come può migliorare. Si propone di introdurre momenti di ricevimento diretto tra docenti e studenti. Chiediamo anche un’alternanza scuola-lavoro finanziata e qualificata, un’altra idea di rapporto tra scuola e territorio perché è proprio il territorio che apre la scuola e non viceversa. E chidiamo un’ altra didattica, per favorire i saperi critici e l’autodeterminazione. Per fare questo, però, serve un serio investimento nella scuola e, soprattutto, una migliore edilizia scolastica".

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Commenti

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  1. Scritto da Lapalisse

    A me sembra il solito sproloquio retorico e demagogico, pieno di solenni enunciazioni ideologiche e di banali luoghi comuni, in effetti ormai è difficile distinguere i velleitari proclami degli studenti da quelli altrettanto pomposi dei docenti, non docenti, diversamente scolastici, politici e sigle sindacali, tante chiacchiere fumose, polemiche strumentali e soprattutto nessun contenuto concreto…

  2. Scritto da giuseppe

    Mi sono diplomato circa 30 anni fa. Da allora più o meno ogni governo ha fatto la sua bella riformetta scolastica, senza risolvere un granché. Io dico che hanno più cervello i ragazzi di tutti i politici e dirigenti scolastici messi insieme!

  3. Scritto da Fabio

    Mi pare una protesta sensata, ricca di ragioni razionali, oggettive, inconfutabili. Pare che solo le caste statali (scuola compresa) non vedano (in malafede) certe cose. Paesucolo di serie C