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Ucciso a Gaza: in un libro la storia di Vittorio Arrigoni Azzano lo presenta

Sabato 10 ottobre alle 17, all'auditorium della scuola media in Via Don Gonnella, 4 verrà presentato il libro di Egidia Beretta Arrigoni, madre dell'attivista italiano ucciso nel 2011 dai jihadisti

Sabato 10 ottobre alle 17 la biblioteca di Azzano San Paolo organizza all’auditorium della scuola media di Via Don Gonnella, 4 la presentazione del libro Il viaggio di Vittorio, di Egidia Beretta Arrigoni (Dalai Editore, pp. 185, 8,90 euro, pubblicato il 13 novembre 2012).

Affianca l’incontro la mostra fotografica “Oltre il muro” di Mauro Veggiato.

Il libro racconta la storia di Vittorio Arrigoni, pacifista e attivista rapito e ucciso a Gaza nella notte tra il 14 e il 15 aprile 2011 da un gruppo terrorista dell’area jihadista salafita.

Nato nel 1975 a Besana in Brianza, un piccolo comune della provincia di Monza, inizia a impegnarsi nel campo dei diritti umani quando è appena ventenne, con attività di cooperazione umanitaria in Africa e Europa dell’Est aiutando nella costruzione di alloggi e strutture sanitarie per disabili e senzatetto e opponendosi al disboscamento delle pendici del Kilimangiaro. Dopo varie collaborazioni all’interno di associazioni non governative, nel 2003 entra a far parte del International Solidarity Movement (Movimento Internazionale di Solidarietà) e comincia a interessarsi della causa palestinese, prendendo posizione fin da subito contro il governo autoritario di Hamas; a partire dalle sue prime esperienze di missione a Gerusalemme, si afferma come sostenitore della soluzione binazionale per risolvere il conflitto israeliano­palestinese. Nel 2004 apre il suo blog Guerrilla Radio, che lo rende in breve tempo protagonista della scena internazionale in quanto unico reporter sul campo all’inizio della campagna militare antigovernativa israeliana comunemente conosciuta come Operazione Piombo Fuso. L’anno successivo è inserito a sua insaputa nella lista delle persone sgradite nel territorio d’Israele, poiché avrebbe potuto testimoniare per crimini di guerra davanti alla Corte Internazionale di Giustizia dell’Aia. Nel 2006 partecipa alle prime elezioni libere della Repubblica Democratica del Congo in qualità di osservatore internazionale.

Nel 2008 torna a vivere a Gaza come attivista umanitario dopo la precedente espulsione e riceve la cittadinanza onoraria palestinese, ma pochi mesi dopo viene espulso nuovamente dall’esercito israeliano per aver difeso un gruppo di pescatori palestinesi che esercitava regolarmente la propria attività in acque territoriali. Rientrerà definitivamente il 21 dicembre 2009 con la nave del movimento Free Gaza.

Bravo giornalista e scrittore, non esitava a mettere a repentaglio la propria vita per salvare quella degli altri. Oltre a raccontare la condizione dei palestinesi gazawi, sfruttava i suoi canali Youtube per condividere la sua passione per la poesia e la letteratura.

Nel 2009 ha pubblicato Gaza. Restiamo umani. dicembre 2008­gennaio 2009 (Manifestolibri, pp. 144, 12 euro)

A mettere nero su bianco le sue avventure è la madre, Egidia Beretta Arrigoni. Per lei suo figlio è ancora vivo, e vuole che lo sia anche per gli altri, non come chissà quale eroe o martire, ma come un semplice “ragazzo che credeva nei diritti umani”, perché Vittorio era soprattutto questo. Sulle pagine si leggono le parole di una madre straziata dal dolore, ma che va avanti con lo stesso coraggio che ha avuto nel permettere a suo figlio di intraprendere missioni così rischiose.

“Noi eravamo preoccupati, ma non gli avremmo mai impedito di andare. Era la sua vita. Nonostante avesse visto tanta violenza e tante atrocità, la sua sfrenata passione per i diritti umani lo riportava sempre lì” ricorda Egidia. Nonostante gli incubi della violenza vista e subita che tormentavano le sue notti, Arrigoni non ha mai avuto un attimo di indecisione. “Vorrei far vedere […] che c’è anche un Occidente amico, e non solo quello neocolonialista e sfruttatore” aveva detto una volta alla madre.

La storia della sua vita non lascia indifferenti, colpisce e spinge a riflettere. “La cosa che mi turba di più è non sapere la vera motivazione della sua morte – dice Egidia – È il pezzo che manca. Non penso che lo conosceremo mai. Mi consola ricevere ancora oggi lettere di stima e di affetto nei confronti di Vittorio. Voglio che lui venga ricordato per quello che ha dato alla gente”.

E davvero sarà sempre ricordato: la notizia sua morte è stata accolta con profondo dolore e indignazione da tutto il mondo. È stato ucciso dai suoi rapitori con l’accusa di voler diffondere la corruzione, proprio lui che voleva soltanto la pace e la comprensione reciproca tra due mondi opposti ma non per questo impossibili da unire.

Sofia Brizio

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